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martedì 17 maggio 2016

Un inceneritore da incenerire

«Firenze. 15 mila persone in piazza contro il maxi termovalorizzatore di Case Passerini sono solo l’ultima tegola per il Pd, che fa il tifo per le grandi opere ma non ha ancora capito come rendere compatibile l’impianto con il progetto di un nuovo aeroporto intercontinentale nella già martoriata Piana fiorentina». Il manifesto, 17 maggio 2016 (c.m.c.)


Quel festoso corteo lungo tre chilometri, popolato da attivisti ed ecologisti ma anche da famiglie e studenti, nonni genitori e nipotini stretti nel loro «no» al maxi inceneritore di Case Passerini, è stato un brutto colpo per l’egemone Pd fiorentino. Costretto ancora, dopo quindici anni di ok amministrativi – fra le polemiche degli amministrati – a difendere l’impianto progettato nel comune di Sesto Fiorentino, dove ha sede operativa la municipalizzata dei rifiuti Quadrifoglio. Anche all’ingresso della città per chi arriva dalla Firenze-Mare, cioè da Prato, Pistoia, Montecatini, Lucca e Versilia. Un anacronistico e discutibile biglietto da visita per una delle capitali italiane dell’arte e della cultura.

«Abbiamo deciso di decidere». Enfatico già all’epoca, così rispondeva al manifesto, nell’ormai lontano 2006, l’allora pingue e inciuffettato neo presidente provinciale Matteo Renzi, nelle pieghe del via libera del consiglio all’impianto di incenerimento. Non ha cambiato idea, almeno a giudicare dallo Sblocca Italia che ha messo in cantiere sette nuovi inceneritori nella penisola. Fra cui Case Passerini.

Eppure c’è stato un momento in cui Renzi, già diventato sindaco di Firenze, ha pensato che il gioco non valesse la candela. Ma solo perché il grande impianto di incenerimento, con la sua torre alta poco meno di cento metri e un bosco artificiale per lenire le emissioni, finirebbe nel cono del nuovo aeroporto intercontinentale, anch’esso progettato nella già martoriata Piana fiorentina. Il piano alternativo, studiato da Palazzo Vecchio, prevedeva di sbolognare i rifiuti urbani a Livorno, al suo inceneritore dell’Aamps al Picchianti. Ma la contrarietà della municipalizzata, già in accordi con il colosso Hera per una gestione congiunta dell’affare, si tradusse in una soffiata alla stampa e nella levata di scudi della città labronica, che pure all’epoca era ancora del Pd.

Da allora si è andati avanti nelle procedure amministrative, nonostante che la contrarietà di parte della popolazione si fosse tradotta in almeno mezza dozzina di manifestazioni di protesta, dal 2006 ad oggi. Con Rossano Ercolini e Paul Connett, pionieri della strategia «rifiuti zero», invitati di volta in volta dai combattivi Comitati della Piana e da Rifondazione, Verdi e Perunaltracittà. E con Gian Luca Garetti dei Medici per l’Ambiente a denunciare, dati scientifici alla mano, l’intrinseca pericolosità di simili impianti. Fino all’ultimo sintetico dossier, appena pubblicato sul periodico La città invisibile, esaustivo per chi volesse conoscere le zone d’ombra nascoste dietro i cosiddetti «termovalorizzatori».

Agli occhi dei fan dell’incenerimento, e soprattutto della potente Cispel Confervizi che raggruppa le aziende legate alle public utilities, è arrivata per giunta la tegola dell’inceneritore pistoiese di Montale, fermato la scorsa estate a furor di popolo dopo la scoperta di ripetute, pesanti emissioni di diossine &c. L’apertura di un’inchiesta penale a Pistoia ha costretto i sindaci dell’area a promettere solennemente ai concittadini che l’inceneritore di Montale sarà chiuso. Ma solo quando sarà in funzione Case Passerini. Di più: in parallelo si sono addensate altre nubi sugli impianti toscani, dopo che un recentissimo studio sull’inceneritore di San Zeno ad Arezzo ha dimostrato scientificamente la sua pericolosità. Di qui l’ulteriore necessità, per gli inceneritoristi, di realizzare Case Passerini.

Il piano dei rifiuti urbani, approvato dalla Regione Toscana nel novembre 2014, prevedeva comunque che ai cinque impianti in funzione – Ospedaletto a Pisa, Picchianti a Livorno, Poggibonsi nel senese, San Zeno ad Arezzo e Montale a Pistoia – si aggiungesse appunto Case Passerini. L’assessora all’ambiente dell’epoca, Anna Rita Bramerini ricordava nell’occasione che l’obiettivo era addirittura il 70% di raccolta differenziata nel 2020, con solo il 20% da destinare alla «termovalorizzazione».
Ma in una regione come la Toscana, i cui abitanti (3 milioni e 700mila) sono pari a quelli dell’area vasta milanese, una simile dotazione “inceneritorista” è apparsa incongrua ai più, non solo all’opposizione di Toscana a Sinistra e M5S.

Al riguardo, Monica Sgherri di Rifondazione segnalava: «Sulla produzione dei rifiuti, in Toscana si parte da dati di gran lunga superiori a quelli che già oggi registrano regioni come la Lombardia, il Veneto e altre ancora. Ma quel che balza all’occhio è che le previsioni al 2020 contenute nel piano sono di circa 100, 150 chili annui per abitante superiori ai dati del 2012, forniti dall’Ispra, di queste regioni. In altre parole il piano si pone formalmente obiettivi anche ambizioni, quelli del 70% di differenziata e del solo 10% da destinare alla discarica. Poi però li svuota, in primis a causa del sovradimensionamento della produzione dei rifiuti indicata. Tutto quanto è naturalmente funzionale alla realizzazione, e all’attività, degli impianti di incenerimento».

L’iter autorizzativo per Case Passerini è concluso da mesi. Risale al 23 novembre scorso l’atto della Città metropolitana che ha rilasciato l’autorizzazione integrata ambientale per la realizzazione e gestione dell’inceneritore, come richiesto da Q.Thermo (Quadrifoglio al 60% e gruppo Hera al 40%). Ma le proteste sono andate avanti, fino alla manifestazione di sabato organizzata dalle «Mamme no inceneritore» e dell’Assemblea per la Piana contro le nocività, insieme all’associazione Zero Waste Italia e ai Medici per l’Ambiente. E con l’adesione di più di 200 realtà politiche e sociali, non solo toscane.

Di fronte a circa 15mila persone in corteo iperpacifico fino al centro storico, con Bobo Rondelli, Bandabardò e Malasuerte Fi-Sud per il concerto finale in piazza della Repubblica, il Pd si è innervosito. Dal Giappone, il ministro dell’ambiente Galletti, al G7 ambientale dove c’è anche il sindaco Nardella, ha dettato la linea governativa: «Utilizzare l’ambiente contro le grandi opere, o contro lo sviluppo economico in generale, fa male al paese e anche alla protezione ambientale». A seguire Galletti ha difeso il progetto di aeroporto intercontinentale di Peretola, il sottoattraversamento Tav e, appunto, l’inceneritore di Case Passerini.

Dal canto suo l’ad di Quadrifoglio, Livio Giannotti ha anticipato: «Contiamo di aprire il cantiere entro l’estate, per poi concludere l’opera in 700 giorni. Entro tre anni l’impianto sarà a regime, con emissioni nell’atmosfera che saranno, per ogni parametro, inferiori del 50-80% ai limiti di legge». Quanto a un possibile, teorico stop, Giannotti ha testualmente aggiunto: «È una decisione della Regione. Che dovrebbe però contraddire il ministero, e pagare i costi di tutti gli investimenti già fatti, circa 10 milioni di euro».

Oltre a lasciare il cerino in mano ad altri (Enrico Rossi), sono parole che sembrano nascondere un ulteriore problema: il ricorso al Tar di Campi Bisenzio, comune confinante con Sesto Fiorentino, che ai giudici amministrativi denuncia: «Per il termovalorizzatore, su cui eravamo d’accordo, dovevano però essere realizzate le opere di mitigazione e compensazione previste nel protocollo d’intesa del 2005. Queste opere non sono state realizzate». Per forza: sono quelle che farebbero cadere una pietra tombale sull’aeroporto intercontinentale di Carrai & Renzi.