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domenica 1 maggio 2016

Torino, una seconda vita per l’ex caserma La Marmora

Il progetto della Cassa Depositi e Prestiti per "riqualificare" una caserma a Torino è un caso esemplare di come un ente finanziato dai risparmiatori sia stato trasformato in società immobiliare controllata dal governo e dai suoi amici. Il Sole 24 Ore Casa 24 Plus, 1 maggio 2016 (p.s.)


Comincia da Torino il processo di riqualificazione delle ex caserme dismesse. Con un progetto del Gruppo Cassa depositi e prestiti da 25-30 milioni di euro per recuperare la caserma La Marmora in via Asti. Un luogo storico per la città che ,dopo l’intervento in variante fatto dal Comune e l’acquisizione da parte di Cassa depositi e prestiti, si trasformerà in uno spazio aperto e fruibile, destinato al residenziale e alla fruizione da parte di start up, laboratori e aree di co-working.

Le linee del progetto, sviluppato con Carlo Ratti, fondatore dello Studio Carlo Ratti Associati e docente al Mit di Boston, le descrive Aldo Mazzocco, Head of Group Real Estate di Cassa depositi e prestiti, proprietaria del complesso: «La caserma di via Asti si trasformerà per il 60% in nuove residenze e in uno spazio destinato allo Smart housing, una formula di recupero e valorizzazione di aree della città che accomuna Berlino, San Francisco e Barcellona e che punta su un’offerta residenziale con spazi condivisi, che possa attrarre creativi, startupper e giovani». Una prospettiva architettonica e sociale, insieme, che passa attraverso il co-working, ma che si allarga a forme nuove di co-living e co-making.

L’idea è di proporre una formula di residenzialità basata sugli affitti a costi approcciabili, in un contesto aperto e stimolante, che possa agevolare la nascita e lo sviluppo di nuove idee e che risponda, sottolinea Mazzocco, alle nuove esigenze di mobilità piuttosto che soltanto a criteri di reddito. «Si tratta di un modello che funziona nella Silicon Valley – racconta – che ha funzionato in città europee come Berlino e Barcellona e che può funzionare a Torino per le sue caratteristiche strutturali, per il tipo di mercato immobiliare presente e per la buona qualità di ricerca e università».

L’innovazione accanto alla storia. La Caserma La Marmora fu sede, dal 1943 al 1945, dell' Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana. Lì vennero imprigionati, torturati e interrogati decine di partigiani, in tanti persero la vita. Nell’area sarà ospitato il Museo della Resistenza. Per il sindaco di Torino, Piero Fassino, quello di via Asti è «un intervento di valore, per la rilevanza architettonica degli spazi e per l’importanza storica che mantengono nella memoria collettiva della città. La riqualificazione servirà a mantenere viva la memoria».

L’intero complesso ha una superficie di circa 20mila metri quadrati, l’impianto è formato da otto corpi di fabbrica intorno ad una corte centrale, racchiusi da muri di cinta lungo tutto il perimetro. Il progetto prevede la realizzazione di nuove residenze, attraverso un recupero rispettoso dell'architettura originale, risalente alla fine del XIX secolo. Le soluzioni realizzate avranno la caratteristica di moduli, seguendo le caratteristiche architettoniche degli edifici, con taglie diverse. Da extra small (20 metri quadri) a XL, 180 metri quadri. La “corte urbana” centrale, circa un terzo di piazza Vittorio, la più ampia di Torino, diventerà luogo di aggregazione e di rete per le attività che sorgeranno nell’area.

L’esperienza di Torino è anche una sorta di debutto per il nuovo modello di riqualificazione che intende proporre CDP per ricucire e rivitalizzare il tessuto urbano delle città italiane attraverso
forme innovative di residenzialità, perlopiù in locazione, arricchite di nuove di nuove funzionalità per le comunità urbane, sempre recuperando patrimoni storici e architettonici.

Completato lo studio di fattibilità da parte dello Studio Ratti, si prevede i lavori possano essere avviati nel 2017. Dal punto di vista urbanistico, spiega l’assessore del Comune di Torino Stefano Lorusso, si proseguirà con la progettazione urbanistica attuativa per poi avviare la commercializzazione dell'asset a seguito dell'adozione del Piano attuativo, entro il secondo semestre dell’anno.