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giovedì 12 maggio 2016

“Stop al cemento entro il 2050”. Ma la riforma scontenta tutti

Approvata da un Parlamento illegittimo, e per di più incompetente, una legge che, col pretesto della riduzione del consumo di suolo, non lo riduce affatto e in aggiunta favorisce la cementificazione plus delle aree già edificate.  Un nuovo capitolo del "Rottama Italia". La Repubblica, 11 maggio 2016


Roma. Sette metri quadrati di terra fertile persi al secondo, 80mila ettari consumati dal 2012 a oggi, un’estensione pari a otto volte Parigi. I dati allarmanti dell’ultimo rapporto Ispra (Istituto superiore di ricerca ambientale) dimostrano che il nostro Paese ha un livello di consumo di suolo tra i più alti in Europa, nonostante le caratteristiche orografiche del territorio e l’elevato rischio idrogeologico. Ma se negli ultimi trent’anni sono stati divorati 5 milioni di ettari di terreni agricoli, una media di 80 campi da calcio al giorno, evidentemente il cemento ha avuto la meglio.

Domani, probabilmente, la Camera darà il via libera al ddl sul “Contenimento del consumo di suolo”, una legge che è in ballo da 4 anni e che finalmente arriva al voto in un ramo del Parlamento. L’obiettivo, ambizioso, è quello di tutelare i nostri paesaggi, ridurre gradualmente la cementificazione indiscriminata e arrivare entro il 2050 al “consumo zero” di suolo fertile. Ma il provvedimento ha avuto un percorso molto faticoso e ha messo in allarme l’Anci perché, secondo i Comuni, imponeva vincoli troppo rigidi all’edificazione. Così, a furia di emendamenti e deroghe, il testo originario è cambiato parecchio. Per le opposizioni e gli ambientalisti più intransigenti è stato «stravolto e svuotato» e trasformato in una «legge al ribasso, utile solo ai palazzinari», come denuncia Massimo De Rosa, deputato M5S. Per la maggioranza, invece, si tratta di un provvedimento realistico, frutto di un buon compromesso, anche se migliorabile.

In principio fu il ddl proposto da Mario Catania nel 2012. «La legge attuale - spiega l’ex ministro del governo Monti - non salva solo le aree agricole ma punta anche al recupero delle aree già cementificate. Ma è un testo zoppicante. Mi riferisco, in particolare, alla saldatura tra il partito dei sindaci e gli interessi della filiera del cemento». Il riferimento è all’emendamento pd a prima firma Federico Massa, contestato dai Cinque Stelle, da Legambiente e dal forum Salviamo il Paesaggio. La modifica concede ai Comuni una deroga per gli interventi edilizi già pianificati. 

Il timore è che questo si traduca in una “corsa alle istanze” prima che la legge entri in vigore. Ma per i relatori del Pd, Massimo Fiorio e Chiara Braga, il rischio non c’è: «È vero che è un’apertura all’Anci ma, se ci sono dei livelli di progettazione avanzata, sarebbe assurdo mortificare l’iniziativa privata». L’aspetto migliore della legge è il censimento obbligatorio per i Comuni delle aree e degli edifici dismessi e degli alloggi sfitti: «È un passaggio fondamentale - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente - Prima di gettare nuovo cemento devi riusare quello che hai».
La continua perdita di terreno agricolo costringe il nostro Paese a dipendere sempre più dall’estero per le risorse alimentari: «L’Italia ha bisogno di questa legge - afferma il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina - per tutelare l’agricoltura e conservare il paesaggio».

Riferimenti

La critica severa alla legge testè approvata  è stata argomentata su questo sito in numerosi scritti. Si veda l'eddytoriale n. 168, nel quale sono richiamati gli scritti più significativi. 
Al tema generale del consumo di suolo è dedicata in questo sito un'intera cartella.  Una guida all'argomento la propone la visita guidata di Mauro Baioni e Carla Maria Carlini Consumare stanca.
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