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giovedì 26 maggio 2016

Roma, per essere resiliente ti devi impegnare

A Roma, durante il mandato del sindaco Marino, sono state gettate le basi di un programma ambizioso e concreto. Vi spieghiamo di che si tratta e perché, per il bene della città, occorre proseguire con la stessa determinazione.


Resilienza è una bella parola

Resilienza è l’ennesimo termine dal significato indeterminato, ripreso dal lessico internazionale, che riscuote grande successo in campo urbanistico. Il fastidio legato all’abuso modaiolo non deve alimentare un pre-giudizio negativo. La parola resilienza descrive una mirabolante capacità del mondo naturale e della psicologia umana: rispondere alle pressioni continue (stress cronici) e alle crisi improvvise (shock acuti) con un misto di adattamento e apprendimento. Come non provare interesse verso i meccanismi che consentono agli esseri viventi di rialzarsi più forti di prima?
Riferito alla città, l’attributo resiliente esprime la capacità di rispondere all’esasperazione dei rischi ambientali e alle conseguenze di fenomeni naturali sempre più estremi. Rendere la città più resilienti è un compito urgente e necessario, se vogliamo offrire qualche opportunità alle nuove generazioni, verso le quali – in tutta onestà – non abbiamo finora dimostrato grande empatia.

La resilienza delle città è legata alla capacità di prepararsi al futuro, governando le trasformazioni e non subendole passivamente. Seppure indispensabili, piani e regolamenti non bastano, come troppe volte abbiamo constatato. Servono investimenti mirati, di risorse economiche e di saperi, per riorganizzare la macchina amministrativa, per favorire la comunicazione tra cittadini e istituzioni, per mobilitare energie e intelligenze collettive.

Per una volta, Roma potrebbe essere di esempio per le altre città italiane. Alla fine del 2013, una proposta presentata dall’Assessorato alla Trasformazione Urbana è stata selezionata fra le prime 33 partecipanti a un programma internazionale interamente finanziato dalla Rockefeller Foundation, grazie al quale Roma può essere la prima grande città italiana a dotarsi di una strategia per la resilienza.

Comprendere i problemi per trattarli diversamente

Quale città al mondo può dirsi più resiliente di Roma, protagonista come nessun’altra di grandi ascese e cadute rovinose? Il rapporto di valutazione preliminare spiega quanto sia consolatorio e ingannevole questo luogo comune.

Oltre 400 soggetti attivi nella città (imprese, associazioni, istituzioni) sono stati consultati per ricostruire un quadro attendibile della situazione attuale. In estrema sintesi, possiamo dire che, col passare degli anni, Roma è diventata sempre più estesa, diseguale e vulnerabile. Di conseguenza, i suoi “asset critici” (le reti infrastrutturali, i servizi e lo straordinario patrimonio culturale) faticano a reggere nelle condizioni ordinarie e sono sempre più esposti agli eventi straordinari. Non per caso, i disservizi sono particolarmente frequenti e i loro effetti sono amplificati dalle fragilità del sistema, ripercuotendosi con particolare severità sulle fasce sociali più deboli. Rischi ambientali sistemici e disagi sociali cronicizzati fanno sì che la proverbiale capacità di adattamento dei cittadini romani, sostenuta dal loro cinico disincanto, non basti più per fare di Roma una città resiliente.

Fin qui, si tratta di cose note che il rapporto, meritoriamente, ricapitola con chiarezza e rigore. Il cuore del documento, però, è costituito dalle indicazioni sui possibili rimedi.

Mentre in natura la complessità costituisce un fattore di ricchezza e di forza, a Roma si traduce in complicazione e in de-responsabilizzazione: l’intrico di competenze è tale che ciascuno si sente legittimato a dichiarare la propria impotenza di fronte ai problemi. E allora è proprio da qui che occorre partire, dal modo in cui si deve governare un sistema complesso, per metterlo in grado di reagire alle turbolenze prodotte in un contesto, ambientale ed economico-sociale, in continuo mutamento. Il rapporto fornisce una vera e propria “rimappatura” dei problemi, evidenzia i numerosi punti di forza sui quali fare leva e individua cinque aree prioritarie di intervento: territori e connessioni (per migliorare il benessere quotidiano), persone e capacità (per ingaggiare gli abitanti), governance, partecipazione e cultura civica (per sostenere le iniziative da intraprendere), risorse e metabolismi (per utilizzare al meglio ciò che esiste nella città), sistemi, patrimoni e reti (per progettarli e gestirli tenendo conto delle fasi di crisi). Per ogni area sono indicate sette domande alle quali gli stakeholder, nella seconda fase del programma, dovrebbero rispondere per costruire la vera e propria strategia, ridefinire l’agenda e il contenuto delle politiche pubbliche e riorganizzare di conseguenza la macchina amministrativa.

Dalle retoriche ai fatti

Come fare per conciliare ambizione e concretezza? Come costruire un programma così impegnativo e di lungo respiro e, allo stesso tempo, fornire risposte tangibili in tempi ragionevoli? Alessandro Coppola, responsabile del progetto fino all’interruzione forzata dell’amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino, ci fornisce alcune indicazioni sui progetti e i partenariati a cui si stava lavorando.

Aumentare la consapevolezza sugli stress cronici e gli shock improvvisi. Per generare un’azione pubblica di qualità e durevole nel tempo, occorre avere un buon sistema di conoscenze, continuamente alimentato, e di libero accesso. Si possono e si devono costruire partenariati virtuosi con i molti istituti che, a Roma come nel resto d’Italia, si occupano di ricerca ambientale e prevenzione dei rischi.

Prepararsi al futuro significa non rinunciare a guardare lontano… Tutte le più importanti città del mondo si occupano di ambiente attraverso piani e programmi di lungo termine. Anche in Italia, si deve e si può fare lo stesso. In particolare, le città metropolitane devono dotarsi di un piano strategico: quale occasione migliore di questa?

… e adoperarsi subito per aprire le nuove strade. I cambiamenti radicali si conquistano attraverso progetti-pilota che producono effetti positivi nel breve termine e indicano nuovi percorsi di più lungo respiro. I fondi della programmazione europea 2014-2021 possono essere utilmente orientati a questo scopo, rinunciando a progetti di concezione otto-novecentesca, costosi da realizzare e mantenere e di elevato impatto territoriale, in favore di infrastrutture leggere (verdi, blu e immateriali), più efficienti ed efficaci.

Uscire dai recinti sclerotizzati delle politiche di settore. Per essere efficaci, le politiche pubbliche devono essere sostenute da un’organizzazione adeguata della struttura amministrativa. La portata delle questioni da affrontare e l’esigenza di coordinamento e integrazione richiedono un coinvolgimento al massimo grado delle istituzioni e, come primo passo, l’istituzione di una cabina di regia più alto livello dell’amministrazione cittadina.

Ingaggiare la cittadinanza. Scambiare informazioni utili per assumere le decisioni, ingaggiare gli stakeholders e i change-makers nella definizione di progetti condivisi che favoriscano nuove economie di impresa e producano valore sociale e ambientale, coinvolgere i cittadini lungo il percorso di ideazione e realizzazione delle iniziative. Come dimostrano gli straordinari progressi compiuti attorno al ciclo dei rifiuti, non si tratta di un’utopia, ma di comportamenti virtuosi ampiamente sperimentati.


E ora?
La pubblicazione del rapporto di valutazione preliminare chiude la prima fase del programma. Ora viene la parte più difficile. Senza tanti giri di parole, con il commissariamento il programma ha perso visibilità e ci sono forti possibilità che il lavoro venga normalizzato e ricondotto nell’alveo degli ininfluenti prodotti da convegno. Sarebbe un’occasione persa, per i romani soprattutto. Alla parte più avveduta della città, ai movimenti e alle associazioni che si battono per un cambiamento netto e duraturo, chiediamo di leggere attentamente il rapporto e di formulare richieste precise ai futuri amministratori. Roma, per essere resiliente devi impegnarti per davvero: conviene soprattutto a te.


Nota. Nel sito del comune, sono disponibili i documenti e tutte le informazioni sulle iniziative promosse nella prima fase di Roma Resiliente.

Una rassegna delle questioni affrontate e delle molte iniziative avviate in relazione a una delle principali sfide di resilienza emerse - quella del cambiamento climatico - è contenuta in questo articolo di Alessandro Coppola, disponibile on-line su
Gli stati generali.

Si parla di Roma Resiliente nell’iniziativa Conversazioni su Roma, organizzata dall’Università di Roma Tre