responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
(visualizza le copertine)

scritta dai media

DAI MEDIA

sabato 28 maggio 2016

Profughi. Il "Migration compact":compact, lo scaricabarile

L’Europa comincia a capire che non si tratta di emergenza ma di una questione destinata a durare nei decenni a venire. Ma le sue politiche sono l'esatto contrario di ciò che si dovrebbe e potrebbe fare. Il manifesto, 28 maggio 2016

La questione dei profughi è salita di livello, sbarcando in Giappone, al tavolo del G7, come questione centrale per il futuro del pianeta. Non poteva andare diversa- mente. L'Austria ha mostrato una popolazione spaccata esattamente a metà tra chi vuole respingerli e chi accoglierli: una divisione che ta- glia verticalmente partiti, culture, religioni, classi sociali e divide tra loro gli Stati in tutta l'Europa. Una fotografia di umori presenti in tutti i paesi europei.

All'altro capo dell'Atlantico, Donald Trump ha fatto del respingimento dei migranti presenti e futuri il cavallo di battaglia della sua irresistibile ascesa. La democrazia, il pro- getto o l'esercizio di un autogoverno dei popoli, sono stati dissolti e risucchiati dalla concentrazione dei poteri nelle mani dell'alta finanza, e questo ha spalancato le porte della politica, ridotta a mera rappresentazione, alla sollecitazione degli umori più viscerali. La paura e lo schifo per il diverso, e il senso di superiorità che ciascuno a suo modo ne può ricavare, sono la compensazione che il potere riserva ai suoi sudditi, a fronte delle frustrazioni che infligge loro.

Intanto, all'altro estremo della scala sociale in cima alla quale è seduta l'élite del G7, si moltiplicano gli imbarchi dalle coste della Libia, i naufragi, i morti, i salvataggi e gli sbarchi; mentre lo sgombero del campo di Idomeni, ancora più cinico e spietato di
quello in corso a 
Calais, lascia vedere quel che i Governi europei si ripromettevano 
dall'accordo appena concluso, e già
vacillante, con la
 Turchia: la possibilità "lavarsi le 
mani" (dei profughi) per occuparsi di ciò che gli è più caro: i loro bilanci.

Ma non sarà così. Solo ora quei governi cominciano a capire che quella dei profughi non è un'"emergenza" temporanea, ma è destinata a durare per decenni a venire. Poi vedono. che, proprio per la sua visceralità, la questione sta cannibalizzando tutti gli altri temi, mettendo fuori gioco schieramenti e politiche di sempre, come è successo in Austria. Infine, forse, cominciano anche a rendersi conto che non sanno assolutamente come affrontarla. Solo Renzi, perché questo è il suo modo di governare, sembra contento di sé; e arriva a definire "strepitosa" la sua proposta di un Migration compact con cui cercare di nascondere quello che l'Europa si appresta fare: scaricare sull'Italia (e sulla Grecia; e la gestione e lo sgombero di Idomeni mostrano come) il peso di quei flussi che nessun accordo con paesi terzi riuscirà mai a trattenere. D'altronde, accordi per fermarli erano già stati conclu- si con la Libia, quando ancora esisteva, e il Sudan; e avevano già fatto fiasco, ma anche provocato morti, violenze e sofferenze senza fine alle vittime predestinate.

Che cosa prevede allora di nuovo il Migration compact? Niente altro che l'estensione di accordi analoghi a tutti i paesi dell'Africa centrale e mediterranea da cui provengono i flussi che alimenta-no la cosiddetta rotta mediterranea, il cui punto di approdo è l'Italia. Quei paesi, però, oggi sono quasi tutti stremati da conflitti armati interni o da feroci dittature; ma anche da crisi ambientali prodotte dal saccheggio delle loro risorse da parte di multinazionali occidentali e cinesi (e in buona parte europee), e dai cambiamenti climatici in corso. Non avranno mai forze economiche e militari sufficienti a farsi carico del ruolo di carceriere in conto terzi che l'Unione europea cerca di affidare alla Turchia. A questo dovranno comunque provvedere in prima persona, anche se in forma mascherata, i governi europei, aiutando quel che esiste dei governi locali a rinchiudere in campi di concentramento i profughi che vorrebbero fuggire dal loro paese; e promuovendone, non si sa come, "sviluppo" e occupazione (quella che l'Europa non riesce più a garantire nemmeno entro i suoi confini), perché nessuno abbia più interesse a emigrare, con un piano che vale 10 volte i sei miliardi promessi alla Turchia. Ma a parte la difficoltà di reperire quei fondi da governi europei sempre più alle prese con i loro bilanci, a quali forze affidare un compito impegnativo come "promuovere lo sviluppo"? Qui il progetto di Renzi raggiunge il grottesco: gli unici soggetti che cita come esempio sono Eni e Edf: due delle tante multinazionali responsabili dei danni ambientali e sociali che stanno costringendo milioni di persone ad lasciare i loro paesi.

Eppure i soggetti potenziali di un'inversione radicale delle politiche di devastazione di quegli habitat ci sono; e sono qui tra noi. Sono gran parte dei migranti già insediati da tempo sul territorio europeo e soprattutto i profughi che l'hanno raggiunto da poco o cercheranno di raggiungerlo in futuro. Sono giovani, spesso istruiti, sono comunque la componente più ricca di iniziativa (altrimenti non avrebbero intrapreso quel viaggio) delle comunità che hanno lasciato, e che molto spesso ne hanno finanziato il viaggio. Sono, in tutti i sensi, e soprattutto in quello culturale, le forze che, se accolte e inserite nel tessuto sociale dell'Europa, invece di costringerle all'inoperosità, di disprezzarli e di perseguitarli, come stiamo facendo, potrebbero esser non solo i protagonisti, insieme ai lavoratori e ai disoccupati europei più colpiti dall'austerity, di una rivitalizzazione della società e dell'economia europee; ma anche, grazie alle relazioni e alle competenze acquisite in Europa e ai rapporti che intrattengono con le loro comunità di origine, il vettore di una rinascita economica e innanzitutto della pacificazione dei loro paesi.
Show Comments: OR

copy 2