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domenica 8 maggio 2016

Perché la moneta unica ha tradito l’Europa

«Gli articoli di Luciano Gallino pubblicati su Repubblica e un testo inedito che spiega come l’uscita dall’Euro possa essere una scelta progressista e non populista». La Repubblica, 8 maggio 2016 (c.m.c.)



Uscire dall’euro per abbandonare le ricette neoliberiste che lo hanno governato negli ultimi anni. Uscire dall’euro ma non rinunciare all’idea di Europa. Dunque rimanere nella Ue riprendendo la nostra moneta nazionale per tornare ad essere liberi nelle scelte politiche ed economiche.

Il saggio di Luciano Gallino che conclude la raccolta dei suoi articoli comparsi su Repubblica è un testo inedito, scritto un mese prima della scomparsa del professore. Una sorta di testamento intellettuale dunque, il tentativo di ragionare con lucida e spietata semplicità su quello che a sinistra è rimasto un tabù per molti anni prima che la crisi greca mescolasse definitivamene le carte in tavola. L’idea cioè che si potesse uscire dalla moneta unica in nome di una posizione né nazionalista né populista ma anzi progressista, per essere più aderenti all’idea orginaria dei padri fondatori dell’Europa, non certo per rifiutarla. Una posizione che si porta implicitamente dietro l’affermazione del tradimento dello spirito originario della costruzione europea.
Negli articoli che precedono l’inedito e che sono già stati pubblicati, Gallino ricostruisce la genesi di quel tradimento. Che non deriva solo dal pervasivo diffondersi dell’ideologia neoliberista di quà e di là dell’Atlantico ma anche dalla scelta di trasferire il debito dai privati e dalle banche agli Stati e dalla folgorante vittoria tedesca nelle trattative per stabilire il valore dell’euro, una moneta, sostiene Gallino, «costruita a misura di marco». Premesse che non facevano prevedere nulla di buono.

Gallino arriva addirittura a citare la fosca e purtroppo azzeccata previsione del giovane Keynes sulle conseguenze disastrose per l’intera Europa del trattato di pace vessatorio per i tedeschi che concluse la prima guerra mondiale. Se quel giudizio valeva allora per la Germania perché non avrebbe dovuto valere nel 2013 per la Grecia prona di fronte ai dettami della Troika?
Oggi, a pochi mesi di distanza dal saggio di Gallino, l’idea che si possa tornare indietro nella costruzione progressiva dell’Europa sta diventando di stringente attualità. In Gran Bretagna, dove l’adesione all’eurozona non è mai stata accettata, un referendum propone ora di uscire addirittura dall’Unione. Così, ancora una volta, le proposte di Gallino che a prima vista apparivano non di rado radicali, si dimostrano in realtà animate da un insospettato riformismo di fondo.

Solo chi ha seguito negli anni il professore sa che quella del riformismo radicale non è una scoperta tardiva ma è stata la cifra della sua attività di studioso. Il saggio di Gallino si presenta come un vero e proprio manuale giuridico per capire quali sono le leggi e gli articoli che possono consentire il recesso dall’euro. Questione che non basta il ritorno alla normalità dello spread a considerare definitivamente archiviata.












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