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martedì 24 maggio 2016

Ken Loach: “I profughi sono di tutti è anche colpa nostra se fuggono dai loro paesi”

«Sono convinto che più che attaccare l’Europa dall’esterno sia meglio restarci dentro, unirci agli altri gruppi di sinistra, Syriza, Podemos, alla sinistra francese, tedesca. E batterci per creare un’altra Europa più giusta».  Intervista di Arianna Finos. La Repubblica, 24 maggio 2016


Tra le ragioni dei “leave”, cioè di chi al referendum del 23 giugno voterà per la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, c’è quella che restare nell’Ue significa fronteggiare la minaccia dell’invasione dei migranti. Contro quest’idea si scaglia, con forza, Ken Loach: «L’immigrazione è uno dei più problemi contemporanei più grandi. La Gran Bretagna di Tony Blair ha creato moltissimi rifugiati con la terribile, illegale guerra che ha fatto in Iraq insieme agli Stati Uniti. E’ iniziato tutto lì. Molta gente è stata costretta a lasciare il proprio paese e la grande instabilità economica ha causato migrazioni di persone che, se vivessero in una società più giusta e sicura, se ne starebbero a casa propria».

Alla festa sul lungomare dopo la vittoria della Palma d’oro per “I, Daniel Blake”, il regista di “Nuneaton”, 80 anni il 17 giugno, non ha smesso di spendersi per la politica che ama e la società debole che difende. Dice no a Brexit, perché sarebbe il rimedio peggiore. Bisogna lottare dall’interno, “per portare a sinistra l’Inghilterra e la stessa Europa”. Come lui la pensano 281 artisti britannici che hanno firmato un appello. «Questa Europa anti-debito e anti-migranti sta uccidendo solidarietà sociale, lavoro e ambiente. Uscirne, però, sarebbe solo l’ultimo errore».

Loach, la sua scelta di restare in Europa è dettata dalla necessità?«L’Unione europea sta facendo passi indietro, questo è un problema per tutti i britannici che stanno andando a votare. Per me, oggi, la Ue è un’organizzazione neoliberale. Subisce le pressioni delle grandi corporazioni, diminuisce le tutele per i lavoratori, attacca l’ambiente. Con il loro lavoro di “lobbing” le multinazionali perseguono i propri profitti eliminando ogni ostacolo. Interi paesi, come la Grecia e il Portogallo, vengono umiliati. Comprendo che per la sinistra sia difficile decidere: non vuole sostenere quell’organizzazione neoliberista che è oggi l’Unione, ma sono convinto che più che attaccare l’Europa dall’esterno sia meglio restarci dentro, unirci agli altri gruppi di sinistra, Syriza, Podemos, alla sinistra francese, tedesca. E batterci per creare un’altra Europa più giusta.È possibile e necessario».

Cosa potrebbe succedere in Gran Bretagna con la vittoria dei fautori dell’uscita dall’Ue?
«Il nostro governo si sposterebbe ancora più a destra. La destra estrema vuole la Brexit per aumentare il potere del mercato, la “deregulation”, le privatizzazioni ».

Anche in Gran Bretagna ci sono cittadini che fanno la fame, perdono la casa, la salute, la speranza. Il suo film “I, Daniel Blake” è un atto d’accusa al welfare britannico.
«Nel nostro paese la burocrazia statale è sempre più crudele, volutamente inefficiente. Si parla di austerità, semplicemente si vuole dare più potere alle multinazionali, rendere i lavoratori più vulnerabili».

È un ritorno all’epoca della Thatcher?
«Margareth Thatcher iniziò un percorso che ora David Cameron sta portando avanti. Quarant’anni dopo la Gran Bretagna è il paese in cui i precetti del neoliberismo sono applicati nel modo più aggressivo».

Lei ha molta fiducia nel leader laburista Jeremy Corbyn?
«Averlo alla guida del Partito laburista è la cosa migliore capitata al mio paese dal dopoguerra. Blair non era un uomo di sinistra, neppure Gordon Brown. La guerra imperialista in Iraq è una scelta di destra, come lo è dialogare con chi ragiona solo in termini di profitto. Corbyn, invece, capisce e difende i bisogni della classe operaia. Con lui potremo, finalmente, tentare di avere un vero partito di sinistra. Il Partito socialista europeo è passato alla destra, ora dobbiamo cogliere la possibilità di un cambiamento reale».

Il sindaco di Londra appena eletto, Sadiq Khan, lo sosterrà?
«L’elezione di Khan è stata una vittoria della sinistra. Ora il sindaco deve provare di esserlo, sostenendo Corbyn. Intanto è riuscito a liberarci di Boris Johnson».