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mercoledì 11 maggio 2016

Il no alle case abusive vera svolta per la Chiesa

«Il sindaco anti abusivi non lascia "Ho paura ma resisto per mio figlio". Dopo l’attentato a Licata arriva Alfano. Nessuna sanatoria per le villette da demolire». Corriere della sera, 11 maggio 2016

L'arcivescovo di Agrigento sta con il sindaco di Licata. Dice no alle case abusive. Una svolta. Per troppo tempo la Chiesa siciliana ha avuto sul tema posizioni ambigue.
 La tentazione di mollare tutto, di dimettersi dalla carica di sindaco, di fermare la sua battaglia contro gli abusivi con le case sul mare era inevitabile dopo una notte insonne trascorsa, prima, davanti alla sua casa di campagna dove i vigili del fuoco sono arrivati in tempo per evitare il peggio, poi fino all’alba a riflettere con la moglie in attesa di un bebè. Atterriti da un attentato odioso. Da una plateale minaccia destinata ad avvelenare in questo tormentato lembo della provincia di Agrigento la lotta per il ripristino della legalità, mentre le ruspe continuano a demolire i mostri di cemento con le zampe sulla sabbia.

Ma il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, 38 anni, insegnante di matematica in aspettativa, un bernoccolo recente per l’aggressione di un pescivendolo contrario alla riorganizzazione del mercatino, nonostante l’emozione, gli occhiali da sole per coprire gli occhi rossi e un primo sfogo davanti al municipio, dopo avere partecipato ad una riunione sulla sicurezza con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, precipitatosi nella sua contraddittoria provincia per solidarizzare con scelte concrete, ha deciso di provare a resistere: «Non so se ci riuscirò, ma per ora resto. Ovvio che mi chieda chi me lo fa fare a rischiare la vita per 1.700 euro al mese. Io non sono un eroe. Vorrei solo amministrare rispettando le leggi. Si, la paura c’è. Ma poi guardo mia moglie che partorirà fra poco e penso a mio figlio. Che gli racconto? Che suo padre scappa? Resto. Serve però la squadra».

Un appello che ieri, si spera non solo per un giorno, sembrava essere stato recepito. Non solo dal ministro, arrivato con il prefetto Nicola Diomede, il questore Mario Finocchiaro, ufficiali di carabinieri e guardia di finanza, ma anche da 40 sindaci e amministratori dei comuni vicini per un’ora in riunione con lui. Tutti apparentemente consenzienti con Alfano, pronto a soffocare le speranze di una sanatoria aleggiata nei giorni scorsi perfino con un disegno di legge presentato all’Assemblea regionale: «Oggi è giunto il tempo della politica e delle istituzioni che fanno rispettare le leggi, puntando al consenso democratico di quei cittadini che onestamente, per fare una casa, chiedono il permesso».

Avrà una scorta il sindaco, incoraggiato dall’incontro con Alfano, sollevato e determinato nel contrasto ai comitati impegnati in manifestazioni continue, a difesa delle villette sul mare di Mollarella e Torre di Gaffe, una costa offesa da 500 costruzioni tirate su sin dagli anni Settanta, a due passi dalla battigia, comunque a meno di 150 metri dalla spiaggia. Tema di una riflessione chiara da parte del sindaco in Tv, ospite domenica dell’«Arena» di Massimo Giletti: «La Procura di Agrigento impone a noi di eseguire demolizioni per le case sulle quali esiste un verdetto definitivo della Cassazione e noi amministratori non possiamo sottrarci». Il giorno dopo, il finimondo. Alle sette di lunedì sera c’è voluto un cordone di polizia per fare uscire sindaco e assessori dal municipio. E due ore dopo qualcuno ha appiccato il fuoco.



Adesso l’amarezza di Cambiano diventa anche denuncia: «In questi giorni ho avvertito la presenza di uno sciacallaggio con politici locali che scaricano sulla mia persona la responsabilità delle demolizioni...». Un dettaglio che viene analizzato dal procuratore della Repubblica Renato Di Natale e dal suo aggiunto Ignazio Fonzo, fiduciosi sulle indagini: «Abbiamo un’idea precisa. Soprattutto sugli ispiratori... Ma importante è sapere che l’azione di ripristino della legalità non si fermerà». Come dire che non serve presentare disegni di legge o emendamenti pro sanatoria come hanno fatto all’Assemblea regionale Girolamo Fazio, ex sindaco di Trapani in quota Forza Italia e un deputato avvicinatosi al Pd, Michele Cimino. Proposte lette con sgomento dal procuratore di Natale: «Sono contro legge. E i cittadini debbono saperlo» .
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