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sabato 7 maggio 2016

Da Torino il grand tour dei Quaderni di Gramsci

Un gigante del pensiero politico di cui gli italiani d'oggi sembrano vergognarsi. Per fortuna dei viventi che vogliono cambiare la società in cui viviamo, e dei nostri posteri, c'è chi conserva la memoria e i suoi materiali. Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2016



Viva Gramsci, in questi tempi cupi e senza bussola. Una stanza buia o quasi e solo le pareti illuminate, con la luce a illuminare quella grafia minuta, priva di sbavature. E poi le copertine. Le copertine di trentatré Quaderni che hanno fatto la storia del pensiero politico e filosofico.

Al prossimo Salone del Libro di Torino, dal 12 al 16 maggio, uno degli eventi clou sarà la mostra dedicata ai Quaderni gramsciani dal carcere, cominciati nel 1929 nella casa penale di Turi di Bari e terminati a Roma nell’estate del 1935. La mostra è organizzata dalla Fondazione Istituto Gramsci ed è l’inizio di una sorta di grand tour del pensatore italiano più studiato all’estero nonché fondatore, segretario e deputato del partito comunista. I Quaderni, infatti, dal 20 maggio saranno a Milano, alle Gallerie d’Italia in piazza Scala, fino al 17 luglio e infine torneranno a Roma per un’altra mostra a novembre.

A Milano, si aggiungerà il sostegno significativo dell’Associazione Enrico Berlinguer, che gestisce il patrimonio del Pci-Psd-Ds ed è presieduta da Ugo Sposetti, senatore del Pd non propriamente renziano. L’associazione per l’occasione metterà a disposizione due celebri dipinti di Renato Guttuso: La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1955) e I funerali di Togliatti (1972). È come se quel pezzo grande e consistente di sinistra che non si riconosce nel conformismo del Pd odierno ripartisse dalle origini. Sostiene Francesco Giasi, vicedirettore dell’Istituto Gramsci: “I Quaderni, al completo, furono esposti per la prima volta a Roma nel 2011 e rimanemmo colpiti dall’affluenza. Il pubblico manifestava allo stesso tempo sorpresa e voglia di vederli”. Nel 2017, poi, saranno ottant’anni della morte di Gramsci e i Quaderni faranno un ulteriore giro per l’Italia. In essi c’è tutto quello che costituisce il gramscismo.

Era un Politico con la maiuscola, Gramsci, che con gli occhiali del materialismo  [storico] analizzava e studiava la molteplicità del reale. Dalla filosofia di Benedetto Croce al Risorgimento, da Machiavelli al fordismo. Nel quaderno numero 4, per esempio, i paragrafi sul Canto decimo dell’Inferno incrociano la svolta stalinista del Pcd’I nel 1930. Storia, letteratura e filosofia e un’elaborazione densa che, come osserva giustamente Giasi, “non ha bisogno di alcuna forzatura per essere attualizzata”. I Quaderni parlano ancora da soli, come dimostrano alcuni concetti rimasti nel nostro lessico, dall’egemonia culturale all’ampia categoria del nazionalpopolare, talune volte travisata se non deformata. Ed è per questo che nessun autore italiano ha mai avuto, come lui, ben tre edizioni complete delle sue opere. Non solo: l’intera bibliografia gramsciana vanta 20 mila titoli in ben 41 lingue diverse. Oggi i Paesi in cui il suo pensiero viene studiato di più sono Gran Bretagna, Francia, Messico, Argentina e Brasile. Il gramscismo è noto anche tra gli arabi, in primis Libano ed Egitto.

Gramsci era segretario del partito comunista quando venne arrestato a Roma l’8 novembre 1926. Il regime fascista lo condannò e incarcerò nonostante l’immunità parlamentare. Il permesso di scrivere gli fu accordato solo nel 1929, quando si trovava in Puglia. Nel 1933, per motivi di salute, fu trasferito a Formia, in clinica, e di qui a Roma, nella clinica Quisisana. Morì a 46 anni il 27 aprile 1937, pochi giorni dopo essere tornato libero. I 33 Quaderni (altri due rimasero bianchi) furono presi in consegna dalla cognata Tatiana Schucht e spediti a Mosca dove vivevano la moglie e i figli di Gramsci. La cognata li numerò senza alcun criterio scientifico coi numeri romani e questo, qualche anno fa, ha generato un giallo storico su un presunto diario mancante in cui Gramsci si sarebbe convertito al liberalismo.

Dice Giasi, sorridendo: “Abbiamo fatto tutte le indagini possibili e sotto le etichette non c’è nulla, nessun sbaglio o errore o quaderno-bis che manca. Per come lavorava Gramsci c’è tutto”. Oggi i Quaderni sono numerati da 1 a 29 e i restanti quattro, costituiti da traduzioni, sono indicati con A, B, C e D. Preziosi e fragili, sarà possibile sfogliarli e consultarli in edizione digitale. Il grand tour gramsciano va a cominciare.

Riferimenti

Numerosi scritti su Antonio Gramsci sono raccolti negli archivi di eddyburg, sia qui nel nuovo sia (e in maggior numero) qui nel vecchio

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