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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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mercoledì 25 maggio 2016

Centri in Africa e rimpatri collettivi i nodi del piano Ue per i profughi


L'assurda discriminazione tra chi fugge per la guerra e chi fugge per la miseria (entrambe provocate da noi), e la prospettiva  di costruire campi  che «sarebbero solo nuove città di disperati». La Repubblica, 25 maggio 2016



Centri d’accoglienza aperti nel cuore dell’Africa. Rimpatri collettivi gestiti direttamente dall’Europa. Sono due i punti chiave su cui si gioca la partita del Migration compact. Il patto (proposto da Renzi il 15 aprile) prova a frenare i flussi, soprattutto africani, verso il Vecchio continente mettendo sul tavolo fino a 60miliardi di euro di investimenti. «L’iniziativa ha vari punti di forza — commenta Federico Soda, direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni nel Mediterraneo (Oim) — dai finanziamenti ai paesi africani fino alla previsione di canali legali d’ingresso in Europa. I centri d’accoglienza in Africa invece ci preoccupano».

IL CAOS DEI RIMPATRI
Uno degli obiettivi è garantire il rimpatrio dei migranti economici. Nel 2015 gli stranieri che l’Italia ha rispedito a casa sono stati solo 3.688. Un flop figlio degli accordi di riammissione: i trattati con i quali gli Stati di provenienza si impegnano a riaccogliere i propri cittadini. Diciassette quelli stipulati dall’Ue. Per il resto ogni Stato fa da sé con accordi bilaterali. L’Italia ne ha pochi: i più importanti con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco. E senza accordi non ci sono rimpatri. La Grecia ne ha appena sottoscritto uno con la Turchia, la Spagna co l Marocco e la Francia con Camerun e Congo.

LA “DEBOLEZZA” ITALIANA
«I flussi non si fermano — avvertono dal Viminale — attendiamo tra oggi e domani oltre 3mila migranti». Non solo. Stando all’Oim, in Libia ce ne sono più di 700mila. Il nostro paese ha cominciato a stipulare accordi di riammissione nel 1996, ma non li ha con i principali paesi d’origine. Basta guardare le nazionalità: tra i 34.236 migranti arrivati via mare dal primo gennaio al 24 maggio 2016, il 14% si dichiara nigeriano, l’11% eritreo, seguono Gambia, Somalia, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Senegal, Sudan, Egitto. Insomma tra le prime dieci nazionalità, l’Italia vanta accordi di riammissione solo con due: Egitto e Nigeria.

IL SOCCORSO UE SULLE ESPULSIONI
Il Migration compact prevede che sia la Ue con la sua forza a trattare con gli Stati africani: finanziamenti in cambio di accordi di rimpatrio dei migranti. «Che sia l’Europa a trattare è un passo avanti — ragiona Soda — soprattutto per l’Italia, che sarà un po’ meno sola». Insomma via libera su questo punto. Non a caso sulla proposta italiana arriva anche il sostegno del direttore generale dell’Oim, William Swing.

I CENTRI D’ACCOGLIENZA
Altro cardine è l’apertura di centri di accoglienza, finanziati dall’Ue, nei paesi di transito, dove intercettare i flussi prima che arrivino in Europa. Qui si farebbe lo screening tra migranti economici e persone bisognose di protezione internazionale. Insomma, il viaggio dei rifugiati terminerà in questi centri e da lì si presenterà domanda d’asilo. «Questo piano ci preoccupa — sostiene Soda — chi gestirà i centri? Con quali standard? Di campi profughi in Africa già ce ne sono troppi. Perché aprirne altri? Il più grande del mondo è a Dadaab e il governo kenyano vorrebbe chiuderlo. La vera scommessa sono i reinsediamenti».

I RE-INSEDIAMENTI
Con i re-insediamenti i paesi Ue vanno a “prendersi” chi ha diritto all’asilo direttamente nei paesi d’origine o di transito e lo portano in sicurezza sul proprio territorio. Il reinsediamento, previsto dal Migration compact, è già nell’accordo Ue-Ankara: dal 4 aprile al 13 maggio 2016 sono 177 i siriani reinsediati dalla Turchia in altro Stato Ue. Ma per il resto il meccanismo non funziona. «Se si aprissero davvero nuovi campi nei paesi di transito africani — ragiona Soda — centinaia di migliaia di persone ci si ammasserebbero in poco tempo con la speranza di raggiungere l’Europa. Per gestirli e alleggerirli la Ue dovrebbe essere pronta a reinsediamenti di ampia scala. Se no, questi campi sarebbero solo nuove città di disperati».
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