menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

giovedì 19 maggio 2016

Bene il “No”, ma la battaglia è altrove

«Oggi il capitale, col referendum costituzionale distrae la pubblica opinione, mentre sotto banco conduce la sua rivoluzione tramite il Ttip, il trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti». Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2016 con postilla


Più di un referendum con cui il popolo sovrano conferma un nuovo compromesso costituzionale fra i suoi rappresentanti in Parlamento, quello che sta andando in scena è un plebiscito muscolare con cui un gruppo di potere chiama il popolo a raccolta intorno al vitalismo (fare per fare) del proprio capo. Non un referendum costituente, ma un plebiscito politico intorno al mutamento formale di un documento, la Costituzione del ‘48, già nella prassi completamente svuotata di contenuto.

Difficile non accorgersi che in tutta Europa i Parlamenti da tempo non contano più nulla. Il potere legislativo si è concentrato progressivamente nelle mani dell’Esecutivo, secondo il modello della V Repubblica di De Gaulle. Senza modificare gli apparati formali, ovunque un uomo solo al comando risponde ai diktat del potere privato, ormai molto più forte di quello pubblico.

È futile dunque contrastare la riduzione del ruolo del Senato, quando né questo né la Camera svolgono oggi alcun ruolo legislativo, visto che tutte le leggi passano con il voto di fiducia. Di che riduzione stiamo parlando? Si può ridurre il nulla? In Italia oggi la sola fonte del diritto, inesistente quando negli Anni Ottanta ero studente in giurisprudenza, né prevista dalla Costituzione, è il Dpcm (Decreto presidente Consiglio dei ministri), un atto che non solo scavalca il legislativo ma pure la collegialità dell’esecutivo, nonché il tradizionale ruolo del Presidente del Consiglio come primus inter pares.

Dunque stiamo discutendo del nulla o meglio della simbologia del potere e del valore performativo delle parole. Secondo la strategia discorsiva del governo, chi sta col Sì è riformista vuole il cambiamento, il progresso, la modernità, il fare. Chi sta col No è conservatore, corporativo, perditempo, vecchio. Francamente, gran parte delle persone che danno immagine mediatica alla contrapposizione (i cosiddetti professoroni del No), confermano una impostazione spettacolare che culturalmente ha già vinto.

Non voglio negare che in Italia, come del resto in tutta Europa, sia in atto un momento Costituente. Voglio solo dire che esso sta altrove. Il Referendum sull’acqua del 2011 aveva concretizzato una spinta volta a invertire la rotta rispetto alla costituzione materiale neoliberale e ai suoi imperativi finanziari.

Il governo Monti fu la reazione del capitale a tale spinta. Iniziò, dopo la famosa lettera di Trichet e Draghi, un processo di ritrazione della democrazia che ha reso le stesse elezioni un rituale vuoto. Oggi il capitale, col Referendum Costituzionale distrae la pubblica opinione, mentre sotto banco conduce la sua rivoluzione tramite il Ttip, il trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti. Negoziato in segreto, il Ttip infligge il colpo di grazia a ciò che resta della sovranità pubblica.

Il suo impatto costituente è la ristrutturazione, tramite il diritto, del rapporto fra capitale e lavoro. Gli Stati che intervengano a favore dei lavoratori, della salute e dell’ambiente, saranno considerati responsabili di un danno al capitale privato. Stuoli di avvocati ben pagati dalle corporation faranno causa agli Stati i quali dovranno guardarsi da qualunque intervento sul libero mercato (inclusa la tutela dello sciopero) che torna costituzionalizzato come valore trascendente. Altro che riforma del Senato!

postilla
Noi preferiamo sostenere che la battaglia è anche altrove e che bisogna vincerle entrambe, proprio perchè sono strettamente collegate, nei moventi, nelle conseguenze e negli attori.  La riforma costituzionale che il referendum vuole cancellare  non ha il suo veleno solo nella trasformazione del senato in un club, ma nel totale stravolgimento delle istituzioni: nella sostituzione della stato in un regime feudale. Certo è che la segretezza con la quale i governi hanno proceduto alla definizione del Ttip e  la vergognosa disinformazione del sistema dei mass media  (divenuta, almeno nel nostro paese, uno degli attori subalterni del nuovo capitalismo) rende necessario un impegno molto consistente nella lotta contro il Ttip.
Show Comments: OR