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martedì 10 maggio 2016

Astensione, etica, ripresa ecco le parole chiave per capire un paese spaesato

«Un mondo che ha fatto fuori muri e frontiere e adesso corre a costruirne di nuovi per sfuggire alla paura e all’insicurezza, i due grandi elettori del partito dell’antipolitica» "Password"  il nuovo libro di Ilvo Diamanti ». La Repubblica, 10 maggio 2016 (c.m.c.)



S’intitola “Password” il nuovo libro di Ilvo Diamanti una sintesi delle passioni e delle divisioni che attraversano l’Italia di oggi, dove si salva solo il Papa.

Cercasi password per entrare nella testa di un’Italia sconnessa. Anche da se stessa. È quel che fa Ilvo Diamanti con il suo nuovo libro intitolato giustappunto Password. Renzi, la Juve e altre questioni italiane(Feltrinelli, pagg. 112, euro 10). È un compendio della crisi del paese in quaranta lemmi, da Anti-politica a Voto passando per Astensione, Destra, Etica, Giovani, Ripresa, Renzismo, Salute, Sinistra, Sud.

Una sintesi delle passioni, ossessioni, repulsioni, tentazioni, emozioni, elezioni che agitano le acque del nostro presente. E che il professor Diamanti sonda da anni, per questo giornale, nonché per trasmissioni televisive come Ballarò, restituendoci dimensioni, misure e numeri del nostro scontento.

Le password del libro sono le parole che affiorano dalle cifre, dalle statistiche, dai sondaggi formando una rete interpretativa che cattura l’immagine di un Belpaese in cerca di coordinate. Perché ha perso quelle tradizionali, ma non ne ha ancora inventate di nuove. Tanto è vero che continua a usare le parole di sempre, anche se il loro significato è cambiato sotto i nostri occhi di spettatori spaesati. Termini esausti che hanno sempre meno presa sulla realtà. Ecco perché tentiamo di rianimarli con prefissi e suffissi. Ante, post, anti, neo. Post-democrazia, antipolitica, non-partiti, post- comunisti, post-democristiani. E adesso post-berlusconiani.

Insomma le parole non riescono più ad agganciare quel pattinamento generale che trascina partiti e istituzioni, individui e collettività, fuori dai loro confini. Politici, territoriali, etici, ideologici. Anche opposizioni consolidate come destra/sinistra, o come Nord/Sud significano sempre meno in un mondo che ha fatto fuori muri e frontiere. E adesso corre a costruirne di nuovi per sfuggire alla paura e all’insicurezza, i due grandi elettori del partito dell’antipolitica. Che, secondo Diamanti, è il vero sentimento del tempo. Ecco perché l’astensione è diventata «il voto di chi non vota ».

E la maggioranza si affida al suo leader in una specie di face to face mediatico ed estatico. Da una parte una folla solitaria, che è quel che resta del popolo sovrano. Dall’altra un uomo solo al comando, il front- man che le dà “senso, rappresentazione e identità”. È il trionfo del pop, in politica come altrove. Perché se oggi tutto è pop — «i Festival, la cultura, la cronaca e perfino la criminalità » — è perché sono venuti meno i confini tra realtà e reality. Politica, spettacolo, tifo calcistico, tutto si fonde e confonde. In altre parole, siamo entrati nell’era del “politainment”, la politica-intrattenimento. Non a caso, nota l’autore, la passione identitaria che una volta si riversava sui partiti di massa, oggi si riversa sul calcio. Imitato a sua volta dalla politica che ne mutua linguaggi, slogan e atteggiamenti con un continuo feedback che produce un’escalation di aggressività e di volgarità.

Le ideologie sono finite, ma le divisioni si sono moltiplicate. In fondo, osserva giustamente Diamanti, la fede calcistica è più solida di quella politica. Si cambia partito ma non squadra. «L’elettore è mobile, il tifoso no». Forse anche per questo ci si accapiglia sul sistema elettorale come su un fuorigioco non visto o un rigore non concesso. L’autore fa notare che l’Italia è l’unico paese dove si discute più di regole elettorali che di risultati. Tra mattarellum, porcellum e italicum, conta più come farlo che con chi. Come scrivere un kamasutra senza partner.

A salvarsi dal naufragio generale è il Papa. Molto più amato della Chiesa stessa. Otto italiani su dieci hanno fiducia in lui. Francesco sì che è connesso. Forse perché, come ha detto nella “parabola del cellulare”, il suo telefonino ha sempre campo. Sfido io, l’operatore è Dio.



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