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domenica 15 maggio 2016

Agnese Ciulla: «Prendo in affido i migranti minorenni sono i miei 480 figli»

Non tutti gli europei sono come i rappresentnti dei loro governi nell'Unione europe. «Parla l’assessore di Palermo: “Dalle cure mediche alla scuola, così mi occupo di loro ,Prendo in affido i migranti minorenni sono i miei 480 figli”». La Repubblica, 16 maggio 2016


Qui la chiamano ormai la «Grande Madre». Lei, Agnese Ciulla, 44 anni, madre lo è davvero: di una bimba di 8 anni e un ragazzino di 14. Ma da tre anni, da quando il sindaco Leoluca Orlando l’ha nominata assessore alle Attività sociali, di figli ne ha tanti quanti il mare ne porta. Al momento sono 480, tutti minorenni e migranti che la procura le ha affidato nominandola tutore. Ovvero, la responsabile dei ragazzi al posto dei genitori: dall’iscrizione scolastica all’autorizzazione delle cure mediche è lei a occuparsene. L’11 maggio la Grande Madre è diventata nonna: la “figlia” Blessing, 16 anni, nigeriana, ha dato alla luce Sabina Pirit, concepita chissà dove al di là del Mediterraneo. La Grande Madre ieri mattina è corsa dalla nipotina ricoverata per precauzione in Neonatologia: «Che emozione vederla anche se soltanto da dietro un vetro».

Poi, nonostante la figlia, quella vera, reclamasse un po’ del suo tempo, è tornata per qualche ora in ufficio a firmare le centinaia di carte che l’attendevano: anche venerdì una nave ha scaricato al porto di Palermo il suo carico umano: 173 migranti, 15 minori.

Assessore Ciulla, 480 figli sono tanti. Cosa vuol dire per lei che madre lo è per davvero prendersi cura di loro?
«Significa ricacciare le lacrime ed essere concreti: ci sono le iscrizioni a scuola, le richiesta di asilo politico. Ma anche le malattie da curare. Dal 2012 ho assistito ad almeno 40 sbarchi. Comincio a occuparmi dei minori mentre sono ancora in viaggio. Il mio compito è trovare loro un tetto. Certo, quando li vedo sbarcare in fila indiana, i volti scavati, con il terrore negli occhi, mi si stringe il cuore».

Più di una volta al porto insieme ai ragazzi ha accolto anche le bare di chi durante la traversata non ce l’aveva fatta. Cosa ha provato?
«Orrore, ma soprattutto rabbia per una politica internazionale che alza muri invece di favorire la mobilità umana internazionale che è un diritto. Come stupirsi poi dei tanti minorenni che arrivano devastati sotto il profilo psicologico? Uno dei ragazzi sotto la mia tutela è stato ricoverato per mesi in un reparto di Neuropsichiatria infantile. I minori migranti che dipendono da me hanno quasi tutti tra i 15 e i 16 anni e sono stati strappati all’abbraccio delle famiglie».

Di ragazze madri come la giovane Blessing ce ne sono tante?
«No, Sabina Pirit è la prima neonata. Ma le ragazze eritree, somale e nigeriana che sbarcano in Sicilia sono sempre di più. E molte, che hanno subito violenza sessuale mentre erano in Libia, sono incinte».

Cosa fa in questi casi?
«Firmo l’autorizzazione per le interruzioni di gravidanza, l’ho già fatto quattro volte. Da tutrice, da donna e da madre».

Qual è stato il “figlio” che l’ha coinvolta di più?
«Tanti casi mi hanno emozionata. I., per esempio: arrivato dal Gambia, a Palermo abbiamo scoperto che aveva la leucemia. Sta ancora combattendo con la malattia. Molti ragazzi li vedo una volta sola, qualcuno mai. Ma la sera rimboccando le coperte ai miei figli, spero di avere dato a questi ragazzi almeno una possibilità”.

Cosa fa concretamente per aiutarli?
«Ci occupiamo della loro istruzione cercando di inserirli a scuola e comunque a tutti proviamo di insegnare bene l’italiano: abbiamo firmato una convenzione con l’Università. Poi gli uffici comunali predispongono un programma di formazione per ciascuno di loro”.

Ci sono storie a lieto fine?
«Sì, per fortuna. Come quella di Munir, tunisino: ha imparato il mestiere di meccanico e adesso che è diventato maggiorenne ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. S, invece, ha un futuro come mediatore culturale: è uno dei pochissimi che a Palermo parla la lingua dell’Africa occidentale, il mandingo. E poi c’è Junior, ivoriano, la sua storia è il sogno di molti: è diventato calciatore del Perugia. Vorrei davvero poter essere la madre che hanno dovuto lasciare, ma quasi 500 destini nelle mani di una persona sola — nonostante siano in tanti ad aiutarmi — sono troppi. Ecco perché, insieme al giudice tutelare, stiamo lavorando all’elenco dei tutori chiedendo la collaborazione di volontari».

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