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giovedì 28 aprile 2016

Vienna, l’asilo non è più un diritto

«Migranti. Con l’aumento dei flussi scatta lo stato d’emergenza che bloccherà gli arrivi e rispedirà i profughi nei Paesi confinanti». Il manifesto, 28 aprile 2016 (c.m.c.)

Davanti al parlamento austriaco bambole stese per terra, simboleggiano le tante donne, uomini e bambini che la fortezza Europa ogni giorno condanna a morire. Le hanno portate lì insieme a bandiere rosse la Vsstöe e JG, le due maggiori organizzazioni giovanili socialiste furiose col loro partito, ultima di una valanghe di proteste contro il giro di vita del diritto d’asilo.
A Salisburgo gli attivisti del coordinamento per i diritti umani diritto si sono stesi sulla riva del fiume Salzach, ciascuno sotto un lenzuolo bianco. «Più si blinda, più morti si producono». Ma la logica del muro e della presunta emergenza immigrati non si ferma. Ieri sera il parlamento austriaco ha approvato il discusso pacchetto di emendamenti del diritto d’asilo. Durante le votazioni dalla galleria sono volati migliaia di volantini degli studenti del Vsstöe: «Non passate sopra i cadaveri, non è questo che vi farà rimanere a galla». La legge è passato con i voti dei partiti della coalizione di governo, socialdemocratici Spoe e popolari (Oevp) e il minuscolo Team Stronach. Verdi , Neos e quattro parlamentari Spoe contrari.

La xenofoba Fpoe che queste nuove misure ha sempre volute e propugnate, non contenta ha votato contro. Evidentemente ha già spostato la barra più in avanti. «E’ una legge placebo che ha solo un nuovo abito, a leggi già esistenti sono state aggiunte modifiche minimali» ha accusato Gernot Darmann del partito di H.C. Strache e della nuova star Norbert Hofer. Già adesso l’Austria sarebbe circondata da paesi terzi sicuri e quindi secondo le regole europee non avrebbe nessun obbligo di trattare domande d’asilo, ha ribadito il deputato di estrema destra. Cosa è cambiato? Intanto la nuova legge introduce l’asilo a tempo, che sarà dunque di tre anni e non più illimitato.

Dopo tre anni le condizioni del paese di provenienza verranno verificate per decidere se le ragioni d’asilo sussistono ancora. Può quindi scadere o a questo punto diventare illimitato. Una misura molto criticato dall’AMS, ufficio di collocamento lavoro perché mette una forte ipoteca sui programmi di integrazione e formazione appositamente approntati per il collocamento di rifugiati. Più difficile anche il ricongiungimento familiare, chi ha solo un permesso umanitario deve aspettare addirittura tre anni, e avere condizioni economiche adatte a mantenere la famiglia. Ma la parte più grave del pacchetto è il decreto che autorizza il governo di proclamare lo stato di emergenza per la ‘tutela della sicurezza e l’ordine pubblico’, una condizione particolare che permette di aggirare il diritto d’asilo.

Così un rifugiato che si presentasse al confine austriaco potrà essere respinto e rimandato indietro. Solo chi ce lo fa a trovarsi dentro il paese potrà chiedere asilo, cosa sempre più difficile visto i muri che crescono dal Brennero fino al confine orientale con la Ungheria. «Bisogna avere una visione complessiva del problema, voi lo riducete alla costruzione dei muri» ha detto Eva Glawischnig capogruppo dei Verdi accusando l’abolizione di fatto del diritto d’asilo e la violazione della costituzione «che non reggerà davanti alla Corte costituzionale».

Le forti critiche che hanno accompagnato l’iter della legge «Faymann sei Orban» si è beccato il cancelliere al congresso Spoe di Vienna, hanno costretto il governo di attenuarne alcuni aspetti, soprattutto anche la valenza temporale dell’emergenza, limitata a 6 mesi, prolungabile fino a due anni. Lo stato di emergenza però non c’è lo ha ammesso persino il cancelliere Faymann, si tratta di una misura preventiva, come quella della costruzione dei muri ai confini, nel caso si verificasse un afflusso eccezionale, perché non si ripeta l’esperienza dell’anno scorso quando decine di migliaia di rifugiati passavano i confini, incontrollati. Mesi di grazia. In quell’occasione ha dichiarato Norbert Hofer possibile futuro presidente dell’Austria lui avrebbe dimissionato il governo perché non ha tutelato gli austriaci.

Più di cinquanta grandi organizzazioni chiamate ad esaminarla hanno espresso un giudizio negativo sulla legge, dall’Unhcr alla conferenza dei vescovi, alla camera degli avvocati, l’istituto Ludwig Boltzmann per i diritti umani molte regioni e città, intere università oltre alla vasta galassia di associazioni e Ong. Unico giudizio positivo è venuto inaspettatamente dall’Oegb, la centrale sindacale austriaca e dalla camera del lavoro.