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venerdì 15 aprile 2016

Sanders porta il suo sogno in Vaticano “Con il Papa per cambiare il mondo”

Uno strano paese, una strana democrazia negli USA: un popolo capace di offrire sorprendenti audacie. Perché dopo un presiedente nero non sperare in un presidente socialista? La Repubblica, 16 aprile 2016

«Sarò felice di incontrare il Papa, se questo sarà possibile. E di discutere i temi sociali, economici e ambientali che propongo da decenni e sui quali ho molte similarità con lui. Poi tornerò negli Stati Uniti. Martedì ci sono le primarie di New York, una battaglia importante con Hillary Clinton per la nomination democratica. Se alla fine vincerò, come penso, affronterò poi la sfida con il repubblicano Donald Trump per arrivare alla Casa Bianca».

È l’uomo nuovo della politica americana. Non ha paura a definirsi «un socialista». E vuole rovesciare il sistema economico e politico, risanandolo. Per questo ha file di ammiratori e di detrattori. Il senatore Bernard Sanders, Bernie per tutti, è l’incognita variabile delle elezioni presidenziali di novembre. Se vince, sarà una sorpresa. Se perde, la sua influenza andrà oltre le presidenziali del 2016.

In ogni caso un successo, come testimoniano i risultati già raggiunti che fanno tremare Hillary.

Oggi pomeriggio il senatore del Vermont, nato a New York 74 anni fa, parlerà in Vaticano a un convegno per i 25 anni dell’Enciclica sociale di Giovanni Paolo II “Centesimus annus” organizzato dalla Pontificia accademia delle Scienze sociali. Ci saranno diversi leader della sinistra latinoamericana: dal presidente ecuadoregno Correa al capo di Stato boliviano Morales. E poi l’economista Jeffrey Sachs e il cardinale honduregno Oscar Andres Rodriguez Maradiaga. Una riunione insolita dentro le Mura vaticane. Sanders ne parla volentieri in questa intervista esclusiva con Repubblica.

Senatore, come ha ricevuto l’invito a partecipare al convegno in Vaticano? Lei ha addirittura sospeso la sua campagna elettorale in un momento decisivo, il confronto di New York. Felice di varcare le porte della Santa Sede?
«Sono molto felice e orgoglioso di partecipare a questo convegno. Ho ricevuto l’invito dal Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, al quale esprimo i miei ringraziamenti. La squadra di relatori è di alto livello ed è concentrata sulle questioni che studio e propongo da decenni: i temi della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale, tutte questioni fondamentali per la ripresa dell’economia mondiale”.

Incontrerà Papa Francesco?

«Sarò molto felice di vederlo, se me ne verrà data l’opportunità ».

E se lei lo incontrasse di quali questioni vorrebbe discutere?
«Di come le leggi negli Stati Uniti possono giocare un ruolo importante nel cambiare l’economia attuale, sia sotto il profilo morale sia sotto quello globale. Vorrei discutere con lui di idee e di programmi. Questo è un Papa che affronta anche il tema dei cambiamenti climatici, un’altra questione per la quale mi batto».

Il suo intervento si intitola “L’urgenza di un’economia morale”: quali sono i temi principali?
«Affronterò soprattutto la distribuzione delle risorse globali, le diseguaglianze nella sanità e i cambiamenti climatici. Non trovo accettabile da un punto di vista morale, economico o ambientale che così poche persone abbiamo così tanto e che l’avidità stia dilagando ovunque».

Quali similitudini trova allora fra le cose che lei propone e la visione del mondo e dell’economia di Jorge Bergoglio?
«Guardi, io penso che la ragione per la quale sono stato invitato a partecipare a questo convegno sia che molti degli argomenti che il Papa affronta sono simili ai miei. Sono un grandissimo sostenitore del Pontefice, anche se ho opinioni diverse dalle sue su alcuni temi, a partire dalla legalizzazione delle coppie omosessuali. Ma penso che Francesco sia una figura carismatica che sta aiutando l’opinione pubblica a prendere coscienza delle diseguaglianze di reddito e ricchezza che vediamo in tutto il mondo».

Lei ha sicuramente visto le polemiche per il suo viaggio lampo in Vaticano. Pensa di avere l’appoggio della Santa Sede per la campagna elettorale?
«No, non è così. Il Vaticano non è coinvolto in questo. E il convegno in programma non è un evento politico».

Proprio sulla campagna elettorale, quali sono le sue sensazioni fino ad ora?
«Stiamo cavalcando un grande momento. Tra la fine dei caucus e le primarie stiamo colmando il gap che c’era, e abbiamo ancora molta energia da spendere. Vedo che ogni giorno migliaia di persone arrivano dalla nostra parte. Io sono determinato a vincere la nomination e poi ad affrontare Donald Trump».

Lei ha molti giovani dalla sua parte. Ma il voto dei neri?
«Abbiamo la metà della comunità afro-americana con noi. Ma, certo, c’è ancora molto lavoro da fare. E sono sicuro che supereremo le difficoltà che restano».

Pensa di avere delle possibilità di battere la senatrice Clinton?
«Lo penso, sì. In questo i segnali dei caucus e delle primarie mi stanno confortando. Stiamo andando bene. Otterrò la nomination».

E nel caso poi di un confronto diretto con Trump, ritiene che gli americani si schiereranno con lei?
«Lo credo fortemente. Vedo ogni sondaggio che riguarda Trump e sono confortato. Sono certo che in ultimo lo batterò nella corsa alla Casa Bianca ».

Ma non sarà imbarazzato, lei, un socialista dichiarato, nel varcare oggi le porte della Santa Sede?
«Non credo proprio. La Chiesa oggi parla anche di donne e di omosessuali. Il Papa vuole riparare la società dalle ingiustizie sociali. E in questo sono perfettamente con lui».