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sabato 9 aprile 2016

Sanders in Vaticano: unico candidato Usa invitato al convegno con papa Francesco

L'invito della Pontificia accademia al leader sella sinistra americana: ancora un segnale del fatto che, nell'epoca di Borgoglio, «la nuova Chiesa Cattolica guidata dal pastore argentino lavora per diffondere con sempre maggiore forza la richiesta di grandi cambiamenti nelle politiche economiche e sociali». Corriere della sera, 9 aprile 2016

NEW YORK L’invito con il timbro della Pontificia accademia delle scienze sociali è stato spedito a un solo politico americano. Non al presidente e Premio Nobel Barack Obama. Non a Hillary Clinton, la candidata democratica favorita per la presidenza. E neanche a Ted Cruz, il repubblicano che sta conducendo una campagna tutta «Bibbia e Costituzione». L’ospite in arrivo dagli Stati Uniti sarà Bernie Sanders, outsider assoluto delle primarie, il senatore «socialista» ed egualitario del Vermont sospinto dall’entusiasmo dell’America più giovane.

Il 15 aprile Sanders sospenderà i comizi nello Stato di New York, dove si vota il 19 aprile, e prenderà parte al convegno di riflessione sull’enciclica di Giovanni Paolo II, «Centesimus Annus» di cui cade il venticinquesimo anniversario.

Secondo il racconto di un funzionario anonimo del Vaticano, riportato dall’agenzia Bloomberg , Sanders avrebbe fatto il possibile per essere invitato. Gli osservatori più maligni hanno subito richiamato il caso dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, accorso a Filadelfia nel settembre 2015 per presenziare a un incontro con il Pontefice. «Non l’ho invitato io», precisò in quell’occasione papa Francesco.

Ma monsignor Sanchez Sorondo, Cancelliere (una specie di direttore generale) della Pontificia Accademia ha chiarito di essere stato lui a sollecitare la partecipazione del senatore americano, spiegando anche perché: «Mi è sembrato che Sanders avesse un reale interesse nello studio dei documenti scritti dal Papa. Non ho visto altri candidati citare il Papa nella loro campagna. Non so se siano interessati a questi scritti». Monsignor Sorondo, argentino come Bergoglio, con un esercizio di carità, sorvola sullo scontro tra Donald Trump e il pontefice del 18 febbraio scorso, su muri e migranti. Eppure quello resta un passaggio chiave per ricostruire un’operazione che non si esaurisce con Sanders.

Non è ancora chiaro se, alla fine, il Papa riceverà il settantaquattrenne senatore. E in questo caso non è neanche rilevante che Sanders sia di confessione ebraica. Bisogna, invece, fare grande attenzione a come sarà composta la platea. Ci saranno il presidente della Bolivia, Evo Morales, e quello dell’Ecuador, Rafael Correa. Inoltre il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga dell’Honduras e il professor Jeffrey Sachs, ascoltato consigliere di Bergoglio per la stesura dell’enciclica «Laudato si» su ecologia e sviluppo economico, pubblicata nel giugno del 2015. In quei giorni l’ambientalista Obama commentò con grande trasporto l’opera papale. Poi ci fu la visita di Francesco alla Casa Bianca e l’intesa con il presidente apparve solida.

Adesso, però, la Pontificia Accademia presta attenzione a ciò che si muove oltre Obama, mettendo insieme esperienze di governo e correnti di pensiero tra le più radicali. Giusto un anno fa, nel Vertice delle Americhe a Panama, Morales e Correa si produssero in un’aspra requisitoria contro il modello economico Usa, davanti a Obama, impassibile. E Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University, è punto di riferimento fondamentale per studiare i limiti del capitalismo: povertà, polarizzazione sociale, inquinamento.

In questo contesto, oggettivamente, sarebbe difficile immaginare un altro politico americano diverso da Sanders. Forse è esagerato pensare che stia nascendo una specie di «Internazionale Bergoglio», un’alleanza politico-culturale nel segno del riequilibrio sociale. Quello della Pontificia Accademia resta un seminario di riflessione. Tuttavia la nuova Chiesa Cattolica guidata dal pastore argentino lavora per diffondere con sempre maggiore forza la richiesta di grandi cambiamenti nelle politiche economiche e sociali. È la ricerca di un’egemonia nella «ragion pratica», nella concretezza, con uno scarto rispetto alla tradizione, come si può leggere anche nel libro in uscita di Manlio Graziano, professore alla Sorbonne di Parigi, In Rome we trust (editore Il Mulino) sui rapporti tra Usa e Santa Sede.

Sanders ha colto per primo questo cambio di passo: «L’imperativo morale che il Papa sta portando nella discussione è assolutamente straordinario ed è assolutamente ciò di cui il mondo ha bisogno. Questi temi non sono stati affrontati per anni». Per lui un posto in prima fila nel parterre di Francesco.
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