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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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mercoledì 6 aprile 2016

Regeni, ultimatum all’Egitto. Il Cairo: così complicate tutto

«Gentiloni: svolta o reagiremo, non calpesteranno la nostra dignità. Al Sisi rassicura: piena collaborazione, ma “trattare con saggezza questi incidenti individuali e di superarli senza impatti negativi”». La Repubblica, 6 aprile 2016 (m.p.r.)


Roma. Adesso l’Italia alza il tiro sul caso del brutale omicidio di Giulio Regeni: «Se non ci sarà un cambio di marcia - scandisce in Parlamento il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionate». Il capo della Farnesina mette sul tavolo ritorsioni diplomatiche e commerciali, insomma. E rafforza l’affondo con una promessa: «Per ragioni di Stato non permetteremo che venga calpestata la dignità dell’Italia». Parole che fanno infuriare il Cairo, infiammando la vigilia già tesa della missione degli inquirenti egiziani a Roma. Già oggi atterreranno nella Capitale, pronti a incontrare tra giovedì e venerdì il procuratore Giuseppe Pignatone.

In Senato prima, alla Camera poi, Gentiloni mette in fila concetti poco diplomatici. «Il dossier inviato in Italia ai primi di marzo era carente - accusa il ministro nelle sedi istituzionali - e mancava dei dati relativi al traffico del telefono di Regeni e al video della metropolitana del Cairo». Da qui la richiesta di chiarezza, scandita in modo ruvido: «È per ragione di Stato che pretendiamo la verità, è per ragione di Stato che non accetteremo una verità fabbricata ad arte. Ora è importante che il Parlamento faccia sentire la sua voce unitaria». Più tardi, sui social network, interviene anche il premier Matteo Renzi: «La dignità della famiglia Regeni ha dato una gigantesca lezione al mondo. Noi ci fermeremo solo davanti alla verità vera. Pensiamo e speriamo che l’Egitto possa collaborare con i nostri magistrati».

L’appuntamento decisivo si terrà dunque a Roma, teatro dei briefing tra la delegazione egiziana e Pignatone. «E potrebbero essere incontri decisivi per le indagini», auspica Gentiloni. Resta però, palpabile, la tensione tra i due Paesi. «Ci asteniamo dal commentare le dichiarazioni di Gentiloni - fanno sapere dal ministero degli esteri egiziano - che complicano ancora di più la situazione». Poco dopo tocca direttamente al presidente Al Sisi raffreddare gli animi dei diplomatici. Prima rassicurando Roma sulla «determinazione dell’Egitto a continuare la piena cooperazione con assoluta trasparenza», poi esprimendo fiducia sul fatto che le parti saranno capaci di «trattare con saggezza questi incidenti individuali e di superarli senza impatti negativi».
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