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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 30 aprile 2016

Portofino, il monte finirà “bucato” da 500 box auto

«Un mare di cemento Progetto per due lotti, 4 piani interrati Il sindaco di Camogli: “È necessario, la viabilità ce lo chiede”». Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2016 (p.d.)


Oltre 500 posti auto interrati. Seimila camion di terra e roccia scavati nel monte di Portofino e sostituiti da cemento”. È tutto scritto in un esposto depositato presso la Procura di Genova. Racconta l’ultima pagina della febbre da box che si sta mangiando uno dei promontori più famosi del mondo e Camogli. Un nuovo posto auto ogni dieci abitanti, come se a New York ne costruissero 2 milioni.

Parliamo di uno dei borghi più belli e delicati della Liguria. Con quei suoi palazzi antichi alti sulle rive. Con i vicoli che si aprono sul mare. Era il 2009 quando venne lanciato l’allarme per la costruzione di un nuovo albergo da settemila metri quadrati, un pugno nell’occhio proprio ai margini del centro storico. Poi nuovi palazzi, case.

I veri affari, però, si fanno sotto la superficie. Con i box auto appunto. Soprattutto con la mega-operazione accanto alla stazione ferroviaria. Un piano approvato anni fa e poi via via rinnovato, ampliato. Fino all’ultima versione che prevede due lotti: uno per 235 posti interrati (più 36 all’aperto), più un secondo per 225 box (più 25 posti in superficie). Tutto su quattro piano interrati. L’esposto è firmato da decine di persone, tra l’altro da Andrea Bignone, presidente della sezione genovese di Italia Nostra. Nella premessa si legge: “Oltre all’impatto rilevante sulla città di Camogli, evidenti sono i gravissimi rischi per l’ambiente e l’assetto idrogeologico della zona, ma anche per la pubblica e privata incolumità e per la sicurezza della linea ferroviaria e la stazione a pochi metri dall’area interessata”. Emanuele Giudice, urbanista di vecchia data e socio di Italia Nostra, chiede “che sia fatta chiarezza sulle procedure che hanno portato all’assegnazione dei lavori alla società Novim di Milano, unico concorrente della gara”. Ancora: “Che si spieghino i vantaggi economici per l’amministrazione pubblica di un progetto che è chiaramente molto favorevole al privato”.

Francesco Olivari (sindaco Pd di Camogli e già in passato membro dell’amministrazione) risponde: “Quei posti auto sono necessari per la viabilità del paese”. Cinquecento posti per cinquemila abitanti? “Sono stati fatti accurati studi in proposito. E quell’area era già stata rimaneggiata in passato”. L’ingegner Giorgio Frassella della Novim assicura: “La procedura seguita è regolarissima. A noi alla fine resteranno meno della metà dei posti, gli altri diventeranno parcheggi a rotazione del Comune”.

Ma i comitati e tanti cittadini non sono d’accordo: “A Camogli hanno già costruito decine e decine di parcheggi negli ultimi anni. Mentre all’estero allontanano le auto dai borghi più belli, noi ne portiamo centinaia. Nonostante ci sia una stazione ferroviaria in centro”. E non ci sono soltanto i box di Camogli. Dall’altra parte del promontorio, a Santa Margherita, c’è il progetto per il porticciolo: un investimento da decine di milioni che prevede moli, bagni extralusso, centri benessere, oltre a posti auto interrati.

A realizzarlo la Santa Benessere & Social Srl, già guidata da Andrea Corradino, fedelissimo dell’ex senatore Luigi Grillo (Pdl). Tra i soci una società anonima lussemburghese a sua volta controllata da società delle isole Vergini e di Panama), la Rochester Holding, che fa capo a Gabriele Volpi. Lo stesso Volpi – che è diventato miliardario con il petrolio nigeriano e recentemente si è visto sequestrare un aereo privato dalla Finanza – che adesso sarebbe interessato anche ad altri progetti immobiliari tra Rapallo (con Flavio Briatore) e Recco (con imprenditori vicini alla Curia di Tarcisio Bertone). Volpi e Briatore sono compagni di cene del governatore ligure Giovanni Toti. Il padre del nuovo Piano Casa che, racconta Emanuele Giudice di Italia Nostra, “rischia di portare di nuovo il cemento sul monte di Portofino”.
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