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giovedì 7 aprile 2016

Noterella su sinistra e capitalismo

Un commento e qualche spunto di discussione a partire dall'analisi di Piero Bevilacqua, e ricordando alcuni eventi del secolo scorso



L'articolo di Piero Bevilacqua su sinistra e ambiente, e in particolare la sua osservazione sul carattere industrialista e "sviluppista" dell'Unione sovietica mi induce a una riflessione su un punto che mi sembra oggi particolarmente rilevante per comprendere "dove dirigere" le nostre energie e le nostre speranze.

Non sono un esperto della letteratura marxiana e marxista, ma mi sembra di poter affermare che nella pratica delle politiche d'ispirazione marxista si sia via via trascurata una delle componenti del pensiero del sociologo di Treviri: cioè l'esigenza di "uscire dal sistema capitalistico".  Porsi l'obiettivo di soddisfare questa esigenza avrebbe significato impegnarsi a pensare e a costruire un sistema economico del tutto diverso da quello inventato, e poi via via trasformato, nel mondo occidentale.

La sinistra novecentesca ha dimenticato, questa esigenza, sia nei paesi occidentali sia ad Est  (con pochissime eccezioni, tra cui l'Enrico Berlinguer del "compromesso storico").  Ad Occidente, e in particolare in Europa, le classi lavoratrici, a partire dal proletariato operaio, hanno lottato vigorosamente per ottenere una parte della ricchezza prodotta maggiore di quella che le classi dominanti erano disposte a concedere. Ne hanno beneficiato i popoli dei paesi in cui la sinistra sindacale o politica guadagnava posizioni di potere (e ne hanno sofferto i popoli delle regioni del mondo in cui i capitalisti "esportavano le contraddizioni" sostituendo lo sfruttamento delle risorse altrui al minor sfruttamento dei "loro" proletari.)

Là dove è andato al potere il "marxismo incarnato" - come osserva Bevilacqua - è stato "svilupppista": ha costruito forme del sistema capitalistico dell'economia diverse da quelle occidentali per un  solo aspetto  essenziale (la proprietà dei mezzi di produzione è passata dai privati allo Stato), ma non è uscito dalla logica di quel sistema.

Che ciò sia accaduto è stato  certamente decisivo per le sorti del pianeta, poiché ha consentito di costruire l'Urss, e quindi quella realtà statuale senza la quale le democrazie liberali dell'Occidente non avrebbero vinto la mostruosa macchina totalitaria dell'Asse Berlino-Roma-Tokio e il mondo sarebbe stato dominato dal nazifascismo (ricordiamolo il prossimo 25 aprile).

Ma la tensione a immaginare  e costruire  un sistema economico non più basato sulla riduzione del lavoro a merce si era spenta, prima ancora di essere seppellita  sotto le macerie del Muro di Berlino Riemerge oggi, al cospetto di una crisi del capitalismo che appare più grave delle altre. Speriamo che trovi le teste e le braccia per affermarsi.  Senza dimenticare che Proteo ha grandi capacità di trasformarsi rimanendo uguale a se stesso, e che finché  il sistema capitalistico sopravvive dovremo ricordare con Bertold Brecht  che il ventre che generò il nazismo è ancora fertile.
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