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giovedì 21 aprile 2016

Napoli e il recupero delle periferie. Memoria collettiva e impegno per il futuro.

Case popolari in centro storico, parchi e servizi pubblici attesi da anni, opere per miliardi di lire gestite in modo trasparente. Una vicenda straordinaria che merita di essere conosciuta da vicino. Introduzione al seminario Una città un piano: Napoli 1980 - Piano delle periferie.



Ritorniamo a Napoli, sette anni dopo la prima iniziativa che ha dato avvio al fortunato ciclo di visite guidate organizzate dalla scuola di eddyburg a Friburgo, Vienna e Lione. Le città che abbiamo scelto si caratterizzano per aver fornito, attraverso una consolidata attività di pianificazione, risposte di elevata qualità alle domande sociali della casa, della mobilità, dei servizi pubblici, della protezione ambientale. Il racconto con i nostri interlocutori - amministratori, tecnici, attivisti locali - ci ha permesso di comprendere le intenzioni sottese alle scelte di piano. La visita alle realizzazioni concrete ci ha consentito di valutare corrispondenze e scarti tra obiettivi e risultati. Un lavoro fruttuoso, di cui trovate ampia documentazione in eddyburg

L'iniziativa organizzata a Napoli dai nostri amici, che ringrazio, si inserisce appieno nel nostro percorso, con una particolarità. Il seminario e la visita guidata sono dedicati a una vicenda piuttosto lontana nel tempo. Come sapete, il piano delle periferie è stato approvato il 16 aprile 1980 e gli interventi che andremo a osservare da vicino sono stati realizzati pochi anni dopo. Da che cosa scaturisce, dunque, il nostro interesse odierno? In questo seminario e nella visita guidata avremo modo di costatare la qualità delle realizzazioni e la loro corrispondenza rispetto alle intenzioni che hanno animato quella stagione di pianificazione (1). In questa presentazione vorrei soffermarmi su tre aspetti di portata generale.

Intervenire nella città esistente

Come sapete, viviamo da molti anni una fase di sostanziale disimpegno dello Stato nei confronti dell'urbanistica. Non è sempre stato così. I numeri del programma straordinario, incardinato sul piano delle periferie, restituiscono la misura dello sforzo compiuto allora per cambiare volto a parti consistenti della città e rispondere, in questo modo, a fabbisogni di carattere strutturale. Li riassume Antonio Cederna, in un suo articolo del 1987 che abbiamo ripubblicato in eddyburg. Tredicimila cinquecento alloggi, la metà dei quali ultimati in soli sette anni dall'approvazione del programma, una settantina di sedi scolastiche, impianti sportivi, centinaia di ettari per nuovi parchi, millecinquecento negozi e laboratori per attività artigianali. Un impegno finanziario di oltre 850 miliardi di lire per le abitazioni e di circa mille per le dotazioni pubbliche: l'equivalente di circa quattro miliardi di euro, ai valori attuali (2).

La distanza tra allora e oggi è imbarazzante. Per il recupero delle periferie di tutte le città italiane, il governo ha stanziato 500 milioni di euro, con i quali si propone di finanziare decine di interventi. Nessuna strategia e nessun programma sorregge le sporadiche iniziative attuali. La questione urbana è scomparsa dall'agenda pubblica. Politiche per la casa, misure per contrastare la crescente polarizzazione economica e sociale delle città e del territorio, interventi per fare degli spazi pubblici il luogo dove consolidare una società plurale e solidale, sostegno alle economie di prossimità necessarie per rendere meno faticosa la vita di milioni di persone: poco se ne parla, e ancor meno si fa. Si continua a sottovalutare che nella trasformazione della città esistente si materializzano le principali sfide del nostro tempo, sociali, ambientali ed economiche.  

Pluralità, coralità

La seconda questione attiene al ruolo dell'amministrazione pubblica. Nel programma straordinario di Napoli l'amministrazione pubblica, per prima, ha agito coralmente, attraverso le sue articolazioni. Il sapere tecnico e la cultura hanno dato il loro contributo, sia nell'alimentare il dibattito e la critica, sia nel fornire un apporto operativo. Il mondo delle imprese è stato ingaggiato, attraverso forme ordinate di partenariato, in piena legalità e trasparenza. I cittadini sono stati coinvolti attraverso una costante e attenta opera di intermediazione, guidata dagli attivisti politici locali.

Se non vogliamo limitarci a qualche intervento estemporaneo di trasformazione urbana, oggi come allora è necessario garantire pluralità e coralità. La regia pubblica è essenziale per questo scopo. Solo l'amministrazione pubblica può esercitare le funzioni di impulso, indirizzo, coordinamento, regolazione e monitoraggio. E l'amministrazione pubblica, prima e più di ogni altro soggetto, è tenuta a garantire la massima trasparenza, apertura e rendicontazione.

Dobbiamo quindi contrastare due affermazioni che l'ideologia corrente ha reso ormai di senso comune: non è vero che il progressivo restringimento dell'iniziativa pubblica a favore del cosiddetto mercato sia di per sì salutare; non è vero che, per rendere efficace il potere pubblico, occorre esercitarlo in forma autoritaria. Al contrario - e la vicenda napoletana ne è testimonianza - è vero che la committenza pubblica può farsi portatrice di istanze progressiste e puï mobilitare le forze sane presenti nella società. Se vogliamo rigenerare le città, dobbiamo innanzitutto rigenerare l'azione pubblica. 

Memoria collettiva e impegno per il futuro

Il terzo e ultimo aspetto di interesse che vorrei richiamare molto brevemente, riguarda il nostro rapporto con le vicende passate. La lunga fase di declino che stiamo attraversando induce a guardare al passato con nostalgia. Niente di più sbagliato. Non siamo qui per questo, e nemmeno per un esercizio di sterile conoscenza. Il racconto dei protagonisti e la visita ai luoghi, molto più della sola lettura dei testi, sono un tramite per appropriarci di una memoria collettiva, di una storia che non abbiamo vissuto personalmente, ma che pure è la nostra. L'empatia con le persone e i luoghi facilita il lavoro di decifrazione e interpretazione necessario per rintracciare qualche filo utile per intessere una nuova trama. Siamo qui perché ci interessa il domani, ancora tutto da inventare. 

Note
(1) Nelle pagine di eddyburg sono disponibili: 
- i documenti essenziali riguardanti il programma di ricostruzione post-terremoto e il piano delle periferie (disponibili a breve);
- la presentazione e il programma dell'iniziativa organizzata a Napoli il 6-7 aprile 2016.
(2) I dati riportati nel testo si riferiscono ad alcune delle voci di investimento. L'ufficio del programma straordinario ex lege 219/1981 è stato incaricato di sovrintendere alla realizzazione di opere per un investimento complessivo di 3.000 miliardi di lire (circa 6 miliardi, ai valori attuali). 
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