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venerdì 29 aprile 2016

Ilaria Cucchi lancia la petizione: «Col reato di tortura Italia più forte su Regeni»

«Diritti umani. Renzi ribadisce l'impegno del governo. In Friuli Primo Maggio dedicato al ricercatore ucciso al Cairo». Il manifesto, 29 aprile 2016 (p.d.)


«L’unica risposta sul caso Giulio Regeni che arriva dall’Egitto è l’arresto di chi se ne occupa. Cosa faremo noi?». «Cosa sta aspettando il governo italiano per continuare a premere sulle autorità egiziane al fine di ottenere la verità? E perché l’Italia non chiede agli altri Stati europei di fare lo stesso?». Nasconde a malapena la reticenza, Matteo Renzi, quando nel corso del consueto filo diretto con i cittadini sui social network risponde alle domande sull’omicidio del ricercatore friulano con un solo tweet: «Lo stiamo già facendo e continueremo a farlo».

La verità però ormai purtroppo è sotto gli occhi di tutti, comprovata ed esibita dall’ultima brutale ondata di arresti al Cairo tra i quali, oltre al consulente della famiglia Regeni, Ahmed Abdallah, anche quello di una giornalista egiziana che non aveva creduto alla versione del regime sull’uccisione dei rapinatori accusati del rapimento di Giulio. Per questo in molti, dal senatore Luigi Manconi a Ilaria Cucchi che ha lanciato una petizione su Change.org, chiedono che dopo il richiamo per consultazioni dell’ambasciatore ora il governo muova altri passi senza ulteriori indugi.

Per il presidente della commissione Diritti umani del Senato non rimane che dichiarare l’Egitto paese non sicuro, e così la pensano anche molti europarlamentari italiani del gruppo socialista che già da settimane premono in tal senso sulle istituzioni europee.

Ieri invece Ilaria Cucchi ha lanciato una petizione al governo italiano per ricordare ciò che accomuna le vicende di «Giulio Regeni, Giuseppe Uva, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini» e di suo fratello Stefano, «morto tra sofferenze disumane quando era nelle mani dello Stato e, soprattutto, per mano dello Stato». «Stiamo chiedendo all’Egitto verità per Regeni. Dobbiamo farlo. Ma ricordiamoci che lo facciano dall’alto del fatto di essere l’unico Paese d’Europa a non avere una legge contro le brutalità di Stato – scrive Ilaria Cucchi chiedendo di firmare su Change.org – La Corte di Strasburgo ha già condannato l’Italia per gli orrori del G8 di Genova nel 2001. E ci ha imposto l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale. Che aspettiamo?».

Anche le manifestazioni del Primo Maggio organizzate da Cgil, Cisl e Uil in alcune città italiane ricorderanno Regeni. In particolare, al ricercatore friulano sarà dedicato il tradizionale corteo di Cervignano, così come nel suo nome si sfilerà anche da Trieste a Gradisca d’Isonzo fino a Pordenone.

«Da questa terra di lavoro un soffio di libertà», è lo slogan scelto dai sindacati della provincia di Udine che mette insieme la richiesta di «verità e giustizia per Giulio» con i diritti dei lavoratori (sui quali si concentravano gli studi di Regeni), ma anche con il tema di un’Europa «incapace di esprimere una politica comune di accoglienza di fronte a un’emergenza profughi». Un modo per ricordare che i diritti umani sono universali, oppure non sono.