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mercoledì 6 aprile 2016

“Emissioni 208 volte oltre i limiti”

«L’indagine della Procura sul centro oli di Viggiano. Quella sulle emissioni del termodistruttore è solo una delle contraddizioni più stridenti tra quanto si legge nel documento Eni e quanto sta scritto nell’ordinanza del gip di Potenza». La Repubblica, 5 aprile 2015 (m.p.r.)



VIiggiano (PZ). Un documento rassicurante. Distribuito a sindacati, funzionari regionali, esponenti della politica, il 22 febbraio scorso, in occasione della riunione del Tavolo regionale della trasparenza sull’industria petrolifera della Basilicata e in particolare sull’inquinamento al centro oli di Viggiano. Un documento che stride con i dati che si leggono nell’ordinanza di 800 pagine alla base dell’indagine della procura di Potenza. «Tutti e cinque i dirigenti Eni che avevano partecipato a quella riunione - osserva il segretario della Fiom lucana, Emanuele De Nicola - oggi sono agli arresti».

Il documento presentato da Eni poco più di un mese fa riporta dati tranquillizzanti. Sintetizza così i «risultati del monitoraggio ambientale» effettuato dei tecnici della società. «La qualità dell’aria è buona - si legge - con dati da 5 a 10 volte inferiori ai limiti normativi » e addirittura «migliori che nella maggior parte delle città italiane». In particolare, sempre secondo l’Eni, i flussi delle emissioni in atmosfera «si attestano intorno al 25-30 per cento dei valori autorizzati dall’Aia», l’autorizzazione integrata ambientale valida nell’Unione Europea. Un dato certamente soddisfacente. Ma proprio su questo punto il documento della società petrolifera differisce in modo clamoroso da quanto è stato accertato dai pm di Potenza. A pagina 27 dell’ordinanza si legge che le emissioni in atmosfera, nel solo periodo tra dicembre 2013 e luglio 2014 «hanno superato per ben 208 volte i limiti di legge». In particolare la tabella allegata all’indagine sottolinea il caso delle emissioni di biossido di zolfo (So2) del termodistruttore contrassegnato con la sigla E 20. Secondo la perizia affidata dai pm e la tabella conseguente l’So2 nel punto E20 ha superato i limiti di legge per 29 volte nel periodo aprile2013-marzo 2014. Tanto da spingere il gip a commentare: «Tale elevata frequenza di superamenti indica in maniera chiara che l’assetto impiantistico e i sistemi di controllo per tale punto di emissione non sono in grado di assicurare in maniera stabile il rispetto dei limiti».

Eppure proprio sul termodistruttore E20 la narrazione del documento consegnato da Eni alla riunione del 22 febbraio è completamente diversa. A pagina 21 del dossier sulle migliori pratiche per la riduzione delle emissioni si legge che nell’impianto sono state adottate le procedure migliori «per evitare o, dove ciò si riveli impossibile, ridurre in modo generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso ». Dunque in uscita dal termodistruttore, di fronte a un limite Aia di 200 milligrammi per metro cubo di So2 la tabella indica quantità «inferiori a 180 milligrammi». Ampiamente al di sotto dei limiti, altro che «elevata frequenza dei superamenti». Siccome il termodistruttore è lo stesso e l’inquinante anche, le due ipotesi possibili sono comunque inquietanti. Sia che ad affermare il falso per nascondere i problemi sia stata una multinazionale come l’Eni sia che, al contrario, a forzare la situazione siano stato i periti che hanno redatto la consulenza per il tribunale.

Quella sulle emissioni del termodistruttore è solo una delle contraddizioni più stridenti tra quanto si legge nel documento Eni e quanto sta scritto nell’ordinanza del gip di Potenza. La stessa Eni dichiara che non esiste alcun problema relativo alle acque di reiniezione così come sulla salubrità della falda e dei fiumi. Per quanto riguarda le acque sotterranee ci sarebbe «il costante rispetto dei limiti normativi» mentre il lago artificiale del Pertosillo, al centro delle preoccupazioni delle popolazioni locali per le morie di pesci, «soddisfa tutti gli standard imposti dalla normativa». Toccherà ora al processo stabilire chi ha scritto la verità.