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domenica 10 aprile 2016

Davigo: Il nuovo presidente dei magistrati contro la riforma “Se vogliono, pene più alte a chi diffama”

Nell'intervista a Liana Milella il presidente dell'ANM, Piercamillo Davigo,  racconta come servirà la Giustizia difendendo il principio liberale della divisione tra i tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), almeno per quanto riguarda quest'ultimo. La Repubblica, 10 febbraio 2016, con postilla


Volto pallidissimo per tutto il giorno. Pier Camillo Davigo, il dottor Sottile di Mani pulite confessa: «Mi sveglio sempre alle 4 per scrivere le sentenze. Ho provato a piantarle, ma non crescono da sole...».

Comincia la guerra con Renzi?«Non commento perché non ho ancora potuto parlare con la giunta».

Però Giulia Bongiorno twitta “caro Renzi quanto mi ricordi Berlusconi con questo terrore per le intercettazioni”. Ce ne sono troppe in giro, a partire da quelle di Potenza?
«Glielo ripeto, non ho ancora consultato la giunta, ma posso ripetere ciò che dico da molto tempo: la pubblicazione di intercettazioni davvero non pertinenti è già vietata dalla legge penale quantomeno dal reato di diffamazione. Se non rientrano in quel reato o sono pertinenti oppure si tratta di fatti che attengono all’operato di un pubblico ufficiale. Nel qual caso la pubblicazione è lecita».

Da oltre vent’anni però la politica chiede una nuova legge per limitare magistrati e giornalisti sulle intercettazioni. È necessaria?
«Se si ritiene che le pene per la diffamazione non siano adeguate, basta aumentare quelle. Il resto è superfluo».

Ma è possibile che per legge si decida che cosa si può pubblicare oppure no, dove passa il limite tra la prova di un reato e la violazione della privacy?
«Ci sono limiti ovvi che la legge pone alla pubblicazione di notizie. Nessun giornalista pubblicherebbe mai i codici di lancio delle testate nucleari anche se ne venisse in possesso, perché le pene sono severissime. Ma dipende sempre dai valori che si devono tutelare».

Diventa presidente una figura come la sua, importante per la storia delle indagini italiane. Il suo passato condizionerà il suo incarico?
«Ovviamente tutti facciamo tesoro delle nostre esperienze, ma il presidente dell’Anm non è un uomo solo al comando».

Lei ha fama di “duro”. Sarà così intransigente, dottor Davigo, anche da domani?«Non si tratta di essere intransigenti, ma di avere chiari i principi. “Sia il vostro dire sì sì, no, no. Il di più viene dal maligno” così è scritto nel Vangelo».

Renzi e quella frase, “brr...che paura”, perché ha detto subito pubblicamente che non le è piaciuta? Per accattivarsi i suoi colleghi?
«Perché è la verità, quella frase non mi era piaciuta».

Come giudica un governo che fa la responsabilità civile, taglia le ferie e l’età pensionabile praticamente senza contraddittorio?
«Possiamo dire poco dialogante?».

Nel merito era d’accordo o no?
«No. Nessun datore di lavoro ridurrebbe le ferie ai dipendenti senza dialogare. È stata gabellata come un rimedio a problemi giudiziari che hanno tutt’altra causa la legge sulla responsabilità civile, che non serve a prevenire errori e comunque ci costa poco più di quello che pagavano prima di assicurazione, ma fa credere che gli errori possano dipendere soprattutto da negligenze e non da carichi di lavoro che non hanno equivalenti negli altri Paesi. La riduzione brusca dell’età pensionabile senza assicurare la copertura dei posti che si rendevano vacanti ha aumentato ulteriormente la scopertura di organico dei magistrati».

La corruzione, l’evasione fiscale, i condoni. Finora il governo ha fatto una lotta seria?
«La legge di iniziativa governativa che ha aumentato le pene per alcuni reati contro la pubblica amministrazione e introdotto una riduzione di pena per chi collabora è meglio di niente, ma per fronteggiare reati così gravi e così diffusi ci vogliono strumenti molto più efficaci, ad esempio le operazioni sotto copertura. Negli Usa mi sono sentire chiedere: ma in Italia fate le indagini sulla corruzione? Ho risposto che cercavamo di farle. Mi è stato obiettato che erano indagini troppo difficili. Mi sono stupito e ho chiesto se loro lasciassero rubare. Mi è stato detto che loro facevano il “test di integrità”. Dopo ogni elezione mandavano agenti di polizia sotto copertura ad offrire denaro agli eletti. Quelli che lo accettavano venivano arrestati. Mi hanno detto che così, ad ogni elezione, ripulivano la classe politica».

Perché in Italia invece non si approva subito?
«Questo bisogna chiederlo a chi è contrario ».

Il Pd stava con voi toghe, vi ha portato in molti in Parlamento, adesso invece vi attacca. La politica è comunque insofferente ai controlli?
«La domanda è faziosa. Ci sono stati magistrati eletti sia per il centrosinistra che per il centrodestra. La mia personale opinione è che i magistrati farebbero bene a non fare mai politica».

Renzi dice che lui non è Berlusconi perché non fa le leggi per bloccare i suoi processi. Però da quando è esplosa Potenza non fa che criticare i magistrati. Qual è l’effetto?
«A titolo personale dico che tra gli applausi e i fischi ho sempre preferito i fischi, tengono alta la soglia critica e aiutano a sbagliare di meno».

Orlando non è polemico come Renzi. Comincerà a parlare con lui?
«È tradizione che ogni nuova giunta esecutiva centrale chieda di essere ricevuta dal ministro della Giustizia. Io rispetto le tradizioni».

Durante la sua campagna elettorale per Autonomia e indipendenza, la sua corrente, aveva annunciato che l’Anm avrebbe controllato il Csm soprattutto per le nomine criticando quelle cosiddette a pacchetto. Comincerà a controllare quella di Milano?
«Tanto per cominciare quella di Milano deve ancora avvenire e non è a pacchetto, almeno che io sappia. Il problema delle nomine a pacchetto è che può accadere che l’unanimità non significhi il riconoscimento di meriti, ma sancisca una spartizione. E questo non credo sia ciò che i magistrati si attendono».

postilla

La difesa dell'autonomia del potere giudiziario rispetto agli altri due è particolarmente importante per la sopravvivenza di una democrazia (sia pure imperfetta, quale la nostra) in una fase disgraziata quale quella che stiamo vivendo. Oggi infatti dei tre poteri dello Stato l'esecutivo (= Governo) ha asservito il legislativo (= Parlamento)  Per di più l'esecutivo è diventato l'anello di congiunzione dei poteri statali con la catena di comando che ha al suo vertice i complessi multinazionali delle aziende capitalistiche.
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