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mercoledì 13 aprile 2016

Come l’Italia dissipa le proprie ricchezze

Un appello per la salvezza della importante biblioteca di una famosa Stazione Agraria Sperimentale, smantellata dal Ministero dell’agricoltura. Una biblioteca finita in casse inaccessibili. L’agricoltura per il nostro governo è la gastronomia; il patrimonio bibliotecario e archivistico del settore ambientale rischia la dispersione.


Il 21 aprile 2015, insieme ad altri studiosi, abbiamo indirizzato una lettera al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali per segnalare le condizioni di abbandono della ex Stazione Sperimentale di Agraria di Modena.

Tale Stazione è stata prestigiosa sede operativa del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, il più importante istituto di sperimentazione agraria in Italia. Essa nacque come istituto del ministero dell’Agricoltura nel 1870 e alla sua direzione si succedettero alcuni tra i più importanti scienziati italiani noti a livello internazionale per le avanzate analisi di laboratorio applicate all’agricoltura, per la selezione delle sementi e per le ricerche sulla coltivazione dei cereali.

Primo direttore “agronomo” della Stazione fu Alfonso Draghetti, che vi operò dal 1927, trasferendola nell’attuale edificio ottocentesco in Viale dei Caduti di Guerra. Draghetti, autore di oltre cinquecento lavori, membro di accademie e società scientifiche, delegato italiano alla FAO, si occupò di temi oggi attualissimi come quello della sicurezza agro-alimentare, della fertilità del suolo e della concimazione, della gestione e del governo delle acque, delle analisi bioeconomiche applicate alle aziende agricole. Alfonso Draghetti è oggi considerato a livello internazionale come uno dei padri dell’Agricoltura biologica e dell’Agro-ecologia.

La Stazione è stata chiusa nel 2006, in seguito ad una riorganizzazione voluta dall’allora Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Alemanno, i locali sono stati destinati all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, dipendente dal ministero dell’Agricoltura, che ha poi deciso di dismettere lo storico edificio. La ex-Stazione conteneva una preziosa biblioteca con oltre 12.000 volumi dal ‘700 ad oggi e rare collezioni (anche quarantennali) di riviste e pubblicazioni, gli strumenti di laboratorio, gli archivi pedologici e di ricerca, un patrimonio culturale, storico e scientifico di enorme valore per il paese. I testi della biblioteca sono stati tolti dalle scaffalature che erano state progettate specificatamente per ospitarli, imballati e inviati a Roma presso il CRA-RPS (Centro di Ricerca per lo Studio delle relazioni fra pianta e suolo). Pare che non siano usufruibili e non è chiaro come questi testi verranno conservati nella loro unitarietà.

La nostra lettera non ha ricevuto alcuna risposta e la riproponiamo, a un anno di distanza, segnalando ai partecipanti al convegno sulle Biblioteche ambientali che si terrà a Roma il 15 aprile 2016, il valore di questo nostro patrimonio storico anche alla luce del fatto che l’agricoltura biologica è cresciuta fino al 10% della superficie agricola utilizzata (SAU), divenendo una priorità strategica per lo sviluppo del sistema agroalimentare italiano.

I firmatari ricordano la numerose istanze presentate dal Comune e dalla società civile di Modena per la salvaguardia del patrimonio della Stazione Agraria e anche che la città di Modena si è già distinta nel panorama internazionale dell'agricoltura biologica per aver ospitato, nell'anno 2008, il XVI Congresso Mondiale dell' "International Federation of Organic Agriculture Movements" (IFOAM) dal titolo  “Cultivating the future based on Science”.

L'articolo è inviato contemporaneamente agli organizzatori del convegno sulle Biblioteche ambientali che si terrà a Roma il 15 aprile 2016