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giovedì 7 aprile 2016

Bagnoli, le promesse, gli ultimi trucchi, gli scontri

Renzi annuncia la rimozione della colmata. Che dovrebbe già fare il suo governo». Articoli di Andrea Fabozzi, Vincenzo Iurillo, Adriana Pollice e Marco Palombi, il manifesto e il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2016 (m.p.r.)



Il manifesto
RUOLO DEI PRIVATI
E TRUCCHI DI RENZI PER IL DOPO ILVA

di Andrea Fabozzi

«Il cemento non lo aumentiamo, anzi togliamo anche la colmata che ha segnato come simbolo negativo Bagnoli». Dopo quasi un quarto di secolo si può dire di tutto su Bagnoli. E così Renzi, sbarcato in elicottero, promette come grande successo della «sua» gestione commissariale quello che una legge dello stato impone da anni al ministero dell’ambiente di fare.

Spetta al suo governo, dunque, al suo ministro «petroliere» Galletti, ripristinare la linea di costa e sbancare la colmata. Da qualche parte al ministero dovrebbero esserci ancora i progetti esecutivi, i disegni. Anni fa c’erano. Però il Renzi da sbarco ha un vantaggio. Anche sul destino della colmata può farsi forte degli anni di indecisioni, compromessi e autosmentite delle diverse amministrazioni comunali. Persino di quella attuale che, se non ricordiamo male, fresca vincitrice delle elezioni, immaginò di riciclare quei terreni inquinati per la coppa America di vela, per fortuna poi cambiando idea.

Bagnoli precipita ancora una volta nelle campagne elettorali. Il presidente del Consiglio non cerca di nasconderlo. A Napoli, così si rivolge ai progettisti: «Vedo che le infrastrutture partiranno a inizio 2018. Sarebbe bene che sia almeno la fine del 2017. Capisco far di tutto per non far le cose in piena campagna elettorale, ma questa cosa la facciamo prima».

Davanti a sé ha i responsabili di Invitalia, l’agenzia per lo sviluppo che il commissariamento - imposto con il famoso decreto «Sblocca Italia» - ha messo al centro della bonifica. Affidandogli la responsabilità della trasformazione urbanistica e insieme la proprietà dei suoli.

Nella versione originaria si trattava di una società aperta ai privati, verosimilmente gli stessi che hanno inquinato per anni (la Cementir di Caltagirone, Fintecna) ai quali il commissariamento può regalare nuove occasioni. L’ultimo decreto «Milleproroghe» ha «cambiato le carte in tavola», come ha detto il sindaco De Magistris, che così si è visto respingere il ricorso al Tar contro il commissariamento.

Adesso gli «sbloccatori» sono formalmente una società «in house» dello stato. Per sbloccare bisogna anche un po’ truccare. E così bisognerà capire quanto di veramente realizzabile c’è nelle slide proiettate ieri durante la cabina di regia.

A prima vista il piano contiene anche sorprese positive, ad esempio lo spostamento di Città della Scienza dalla linea costiera all’interno del futuro parco, come chiedono da tempo gli abitanti di Bagnoli e i movimenti per la spiaggia libera.

Resta però il difetto ineliminabile del commissariamento, che allontana dalle istituzioni rappresentative e dal controllo dei cittadini le decisioni sul futuro dell’area. E lascia spazio alla propaganda, nella quale Renzi sguazza. «Consulteremo i napoletani», ha promesso il presidente del Consiglio andando via. Il sito internet delle meraviglie, tra le slide, informa che la campagna di ascolto (chi l'ha vista?) si è chiusa a fine marzo.

Eppure chi ieri è sceso in piazza è riuscito a farsi sentire.


Il Fatto Quotidiano
SCONTRI SU BAGNOLI:
DE MAGISTIS FURIOSO PER IL PIANO DI RENZI

di Vincenzo Iurillo

Annunciati, previsti, evocati, temuti o minacciati, gli scontri di piazza anti Renzi e anti commissariamento della bonifica di Bagnoli si sono puntualmente concretizzati nel primo pomeriggio sul lungomare liberato di Napoli, il luogo simbolo dell’amministrazione di Luigi de Magistris. Qui tra piazza Vittoria e via Partenope, una parte del corteo della manifestazione organizzata da comitati e centri sociali,  circa 2000 persone (tra cui due assessori comunali) partite da piazza Dante con in testa lo striscione “Napoli sfiducia il governo Renzi”e un Pinocchio con la maglietta del Pd, ha provato a forzare il cordone di protezione della polizia.

I manifestanti puntavano alla sede del Mattino, dove di lì a poco il premier avrebbe tenuto un forum con la redazione del quotidiano edito dal gruppo Caltagirone, titolare nell’area ex Italsider dei resti della Cementir oggetto di un’ordinanza del sindaco che intima loro e alla Fintecna di ripristinare a loro spese la sicurezza delle rispettive aree di competenza. Le forze dell’ordine hanno usato manganelli, lacrimogeni e idranti per disperdere facinorosi e incappucciati. Turisti spaventati, bus in fuga per il fumo. Quattro agenti feriti, uno in ospedale.

Da giorni de Magistris aveva annunciato di voler disertare la riunione della cabina di regia su Bagnoli convocata in Prefettura con Renzi e con il sottosegretario e coordinatore Claudio De Vincenti. E poche ore prima degli scontri aveva ‘accolto’ il premier con parole durissime: «La cabina di regia non è luogo in cui ci si abbraccia, ma è luogo in cui si crea una torbida saldatura tra presunto interesse pubblico e ben individuato interesse privato. Non ci andiamo a sedere in luoghi in cui accadono cose che nulla hanno a che fare con l’interesse della città». Ed ancora: «Sorprendente che il premier non abbia ritenuto di incontrare il sindaco della terza città d’Italia».

Valeria Valente, candidata sindaco del Pd, ha valutato queste esternazioni come una istigazione: «La rabbia non si accarezza e non si fomenta mai! De Magistris prenda immediatamente le distanze. Napoli non è questo, Napoli non merita questo». Il sindaco non l’ha accontentata. De Magistris gioca su Bagnoli una partita in cui incrocia il futuro dei 300 ettari di fronte a Nisida con il destino di una campagna elettorale per le imminenti amministrative che affronta da favorito, ma senza un partito alle spalle. E in chiave anti Pd e antirenziana, sta aggregando intorno a una riconosciuta leadership sul territorio, una variopinta galassia di movimenti, centri sociali, comitati, sinistra estrema. Tutti d’accordo con de Magistris che si autodefinisce «il Che Guevara di Napoli».

Dimenticata la stretta di mano con Renzi del 14 agosto 2014, il giorno dell’accordo di programma tra Comune e Governo finito nel nulla con lo Sblocca Italia e la decisione di commissariare la bonifica di Bagnoli, il sindaco di Napoli ha aperto contro Renzi un fronte politico-giudiziario culminato in un ricorso al Tar contro la nomina del commissario Salvo Nastasi (perso in primo grado, ha proposto appello) e contro «gli interessi speculativi dei grandi gruppi di potere che vogliono mettere le mani sulla città». Anche ieri Renzi ha replicato rimandando la palla nel campo avverso: «Siamo qui perché altri non hanno fatto. Ma la seggiola del comune di Napoli è lì in cabina di regia e dopo ci sarà in commissione dei servizi. E sottolineo che non mi permetterei mai di cambiare i progetti urbanistici». Il piano annunciato dal premier prevede 272 milioni di euro per ripulire Bagnoli, subito ribattezzata «la più grande bonifica d’Italia», che si concluderà entro il 2019. Renzi ha citato il Prg di Vezio De Lucia e ad alcuni è sembrata una citazione mirata per provare a sbollire Antonio Bassolino, ancora infuriato per aver perso le primarie dei presunti imbrogli ai seggi, e che ieri ha incontrato “a lungo” il premier.


Il manifesto
BAGNOLI, UN'EXPO DA 270 MILIONI

di Adriana Pollice

Napoli. Il premier in elicottero viene contestato: «Mi sto affezionando alle proteste, tornerò». Lanciata la gestione commissariale. Polemiche per due assessori ai cortei. Il sindaco: cabina di regia? È un luogo pericoloso. Nel blitz del presidente del Consiglio c’è spazio per i tormenti del Pd alle amministrative: non incontra Bassolino, ma gli lancia un appello


Matteo Renzi è arrivato a Napoli ieri pomeriggio, la città blindata fin dalla mattina: la polizia in assetto antisommossa ha completamente chiuso l’area intorno alla prefettura fino alla sede della redazione del Mattino, dove il premier era atteso per un forum, prima di partecipare alla cabina di regia su Bagnoli.

I manifestanti, oltre duemila, si sono radunati alle 11 a piazza Dante, tra loro anche gli assessori comunali Sandro Fucito e Carmine Piscopo. In testa al corteo un enorme pinocchio con il volto del premier, la manifestazione ha sfidato i divieti per arrivare fin quasi al portone del quotidiano del gruppo Caltagirone, tra le cui proprietà c’è anche la Cementir cioè un pezzo di Bagnoli mai bonificato. Ed è lì che la polizia ha azionato idranti e lacrimogeni disperdendo il corteo con i manganelli. Un ragazzo è stato ferito alla testa, dieci poliziotti si sono fatti refertare.

Quali sono gli interessi in gioco lo spiega l’Assise di Bagnoli: «Fintecna pronta a costruire sul mare. Caltagirone autorizzato a fare della ex Cementir residence di lusso. I costruttori napoletani, che puntano su Nisida». Ed è proprio a Nisida che il premier è sbarcato in elicottero per incontrare i ragazzi del carcere minorile. L’associazione dei costruttori da tempo spinge per spostare il penitenziario altrove in modo da mettere le mani sul bellissimo isolotto, facendone anche la sede del porto turistico di lusso.

I manifestanti, riuniti nella sigla «Bagnoli libera», nel pomeriggio si spostano in galleria Umberto: «Il problema di ordine pubblico lo ha creato il ministero dell’Interno. L’unica cosa che il governo doveva fare è la bonifica e non l’ha fatta, mentre la gente muore di tumore». Da lì il corteo è avanzato verso la prefettura ma la polizia l’ha bloccato all’altezza del San Carlo, schierando ancora gli idranti.

Alle 18 Renzi avrebbe dovuto presiedere in prefettura la cabina di regia, ma alle 17.50 si è accomodato nella redazione del Mattino per il suo show personale: «Il Sud ha straordinarie opportunità ma deve essere messo in grado di correre» ha spiegato. Ma all’ad di Apple, Tim Cook, Renzi aveva consigliato di investire a nord di Roma. «Qualcuno racconta che facciamo operazioni di cementificazione - prosegue -, ma il piano regolatore per Bagnoli non lo fa il commissario, è quello di Vezio De Lucia. Eliminando le ecoballe e pulendo Bagnoli (272 milioni previsti) bonifichiamo la Campania».

Le norme dello Sblocca Italia affidavano alla cabina di regia il potere di derogare al piano regolatore e anche superare i vincoli delle soprintendenze, ma i ricorsi dell’amministrazione hanno evidentemente spinto l’esecutivo su posizioni più prudenti.

Duro con il sindaco Luigi de Magistris: «Siamo qui perché altri non hanno fatto. La seggiola del sindaco in cabina di regia sta lì. Poi ci sarà la conferenza dei servizi, anche lì c’è la sua sedia. Tutte le volte che vengo a Napoli ho contestazioni veementi, ormai ci sono affezionato, verrò più spesso».

Un’ora di storytelling senza freni: l’emendamento per Tempa Rossa è un’operazione legittima; la magistratura lavorasse se è capace. E ancora: «Le elezioni che mi riguardano sono le politiche nel 2018. Per le comunali, la candidata del Pd a Napoli si chiama Valeria Valente, vincitrice dalle primarie. Dopo le polemiche, faccio il mio appello a partire da Antonio Bassolino, il Pd ha le carte in regole per provarci».

Con un’ora e mezza di ritardo il premier arriva alla famosa cabina di regia, dando la dimostrazione di come tutto sia stato deciso in altri luoghi.

Al premier restano le telecamere per la presentazione del piano di bonifica, da ultimare entro il 2019, e del progetto di sviluppo: funivia Posillipo-Nisida, dove ci sarà il porto turistico da 700 posti e lo stadio della vela; il parco urbano; terrazze attrezzate e piscine; moduli commerciali; siti di archeologia industriale accanto a incubatori di impresa, start up e centri di ricerca. Insomma un affare per i costruttori con un occhio al turismo e un altro al mondo digitale.

Il sindaco in prefettura non è andato ma ha commentato: «La cabina di regia è un luogo pericoloso, in cui si crea una torbida saldatura tra presunto interesse pubblico e ben individuato interesse privato. Il comune ha smascherato un’operazione illecita. Non ci faranno mai diventare complici di qualcosa di indecente a livello politico e istituzionale».

Il Fatto Quotidiano
UN EQUIVOLO LUNGO
(PER ORA) VENTICINQUE ANNI
di Marco Palombi

Venticinque anni, 360 milioni di euro e un equivoco. È di questo che parliamo quando diciamo Bagnoli. L’equivoco in realtà sono molti: quello del Mezzogiorno industriale e della fabbrica che spazz ’o vico sostituendo l’educata tuta blu alla plebe dei bassi; poi c’è l’equivoco delle bonifiche, quello del campare di turismo, quello della primavera napoletana. 

Oggi Bagnoli, nel senso dell’area Bagnoli-Coroglio, sono mille ettari: erano quelli in cui sorgevano gli impianti Italsider (oggi Fintecna, cioè Cassa depositi e prestiti), l’industria del cemento che ne sfruttava le scorie (Cementir, controllata dal gruppo Caltagirone), più le zone limitrofe e ovviamente il mare. Oggi - come da 16 anni - Bagnoli è un Sin, un sito di interesse nazionale, nel senso che va bonificato. Ma la storia inizia prima. È l’inizio degli anni ’90 quando si spegne l’altoforno. La Bagnoli di cui parliamo oggi inizia allora e sopravvive sopra quella che esiste da sempre dentro i Campi Flegrei e corre tra la collina di Posillipo e il Golfo di Pozzuoli. 

Il piano urbanistico a cui Matteo Renzi oggi dice di volersi conformare nasce 22 anni fa, nel 1994, per merito di Vezio De Lucia, assessore all’Urbanistica di Bassolino: all’ingrosso prevede che i 3/4 dell’area vada destinato a verde pubblico attrezzato. È il Progetto Bagnoli, quello “del verde, del sapere e del loisir ”, il tempo libero. C’è un problema. Bagnoli, dopo un secolo di industria, è un disastro. Va bonificata e le bonifiche costano. 

Nel 1996 il Parlamento decide che pagherà lo Stato e stanzia 20 miliardi di lire per la neonata Bagnoli Spa: quando verrà chiusa, nel 2002, ne avrà spesi 300 e senza aver nemmeno cominciato a pulire. Il 2002 porta con sé un’altra società: Bagnoli Futura Spa, partecipata da Comune, Provincia e Regione. Chiuderà nel 2013 tra scandali e inchieste della magistratura: a quel punto, se ne sono andati un decennio e altri 200 milioni di euro con risultati rivedibili. In alcuni lotti, diceva Bagnoli Futura, la bonifica è al 60% con tanto di certificati ufficiali della Provincia. Solo che, fecero notare i pm di Napoli, controllore e controllato sono la stessa cosa: le analisi effettuate dai magistrati segnalavano addirittura un peggioramento delle condizioni ambientali di lotti che risultavano puliti. 

Il simbolo di Bagnoli è la “colmata a mare”. Una montagna di rifiuti industriali prodotti da Italsider e Cementir che sta lì dagli anni Sessanta e ha modificato persino la linea della costa: 200mila metri quadrati che, dicono le analisi, continuano a inquinare il mare ancora oggi. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a fine 2013 aveva emesso un’ordinanza che intimava a Fintecna e Cementir di rimettere tutto a posto. “Chi inquina paga”, dice la legge. Era la terza ordinanza simile e come le precedenti non è stata rispettata. Stavolta a bloccarla ci ha pensato il decreto Sblocca Italia. 

E adesso? Bisogna capire cosa c’è da fare. Ispra, ente del ministero dell’Ambiente, ha concluso a febbraio la “caratterizzazione” del sito: una suddivisione per dimensioni e problematicità degli agenti inquinanti. Ma per sapere cosa c’è davvero a terra e in acqua bisogna aspettare l’estate. Scrive Ispra: “Nonostante la grande accuratezza nella definizione delle potenziali sorgenti di contaminazione può accadere di trovarsi di fronte a situazioni di criticità ambientale non prevedibili dal modello concettuale”. Pure la conoscenza a volte è un equivoco.

Riferimenti

Vedi i numerosi articoli nella cartella "Città oggi">"Napoli". Tra gli altri, quelli di Vezio De Lucia del  2010, C’era una volta il rinascimento napoletano e del 2013, Da emblema del rinascimento a feudo dei partiti, l'appello dei Comitati e dell'Assise cittadina per Bagnoli, e l'articolo di Marco De Marco  del 2015, Bagnoli, De Lucia e il voto 
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