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giovedì 3 marzo 2016

Non è personale, è politica


A partire da un articolo del Corriere della sera, edizione romana, che tratta correttamente uno scandalo che gli era stato addebitato a infamante accusa di corruzione l’ex assessore della giunta Marino commenta la macchinazione di cui è stato vittima e ne trae alcune conclusioni. Con postilla


I Piani di zona sono in apertura della cronaca romana del Corriere, è una notizia che tocca la vita di migliaia di persone. Si capisce meglio, ora, la rilevanza politica della “giungla” dell’edilizia agevolata e anche quello che abbiamo fatto in pochi mesi, dopo anni di incuria. Alla delibera del 1972, citata dal Corriere della sera, si è aggiunto negli anni un coacervo di norme contraddittorie e di cavilli. L’incertezza normativa e “la paura di liti” non ci hanno fermato e con le sentenze del TAR dell’aprile 2015 si è stabilito un punto giuridico forte a tutela degli inquilini: il contributo pubblico va scomputato dal prezzo di vendita.  Era solo l’inizio ora si deve continuare, in particolare affrontando il tema delle migliorie che gli inquilini pagano, talvolta senza neppure sapere di averle chieste.

Oggi è anche il primo giorno, dopo una decina,, in cui i giornali non si occupano di me. La notizia era che il mio nome compare nella proroga di una indagine per corruzione sulla vicenda di Palazzo Raggi. Tutte le autorizzazioni risalgono a prima del mio incarico, io sono intervenuto per sospendere la delibera di Alemanno, ho avviato l’annullamento e la riproposizione, a termini di legge, del piano di recupero. Ho chiesto al PM di essere ascoltato, confido che lo farà non appena avrà gli elementi, sono convinto che la magistratura è un argine all'illegalità e lavora per le persone oneste come me. Ma su questa notizia è partita una vera e propria campagna che infanga la mia onorabilità e il mio lavoro come assessore della giunta Marino.

Una questione personale, che in realtà si sta facendo politica. Nel replicare a contenuti diffamatori mi sono affidato agli atti, alle delibere, alle cose fatte, ai dirigenti ruotati. La stessa cifra con cui ho svolto il mio mandato: perseguire l’interesse generale guardando al merito. La normalità, ma a Roma la normalità è rivoluzionaria.

Quello che si vuole screditare è quindi un modo di lavorare. Si vuole piegare la libertà di dire no e il principio di legalità, si tratti degli inquilini dell’edilizia agevolata o di interventi privati legittimi ma avversati dai populismi. La libertà di un investitore privato ad investire, e di farlo parlando direttamente con l’Amministrazione, senza intermediari e senza chiedere il permesso ad altri.

Una città libera dai ricatti, da qualsiasi parte vengano. Una città aperta al mondo, che sappia cogliere la sfida dell’innovazione e del cambiamento. Che sappia liberarsi dalla Rendita Capitale intesa come erogazione di denaro pubblico per opere che non finiscono mai. Che favorisca la creazione di ricchezza e il suo potenziale internazionale.

Perché non chiedersi come mai gli investimenti esteri nell’immobiliare a Roma sono un decimo di quelli di Dublino? Mentre i cantieri pubblici (Vele di Calatrava, Metro C, Nuvola, Nuova Fiera di Roma) hanno divorato miliardi di euro e Roma 2024 sembra proseguire sulla stessa scia? Non sono questi argomenti per un vero dibattito pubblico mentre si sceglie il candidato sindaco? Argomenti che avrebbero interessato il mondo imprenditoriale sano e i cittadini, altrimenti rassegnati a vedere i loro figli andare via. Ma la politica si tiene lontana dai temi reali. Mi chiedo allora perché stupirsi dello scarso entusiasmo attorno alle primarie?

postilla

Giovanni Caudo ha per me, tra i suoi meriti, quello di essere tra i fondatori di
eddyburg e tra i più appassionati e costanti docenti (vorrei dire maestri) della scuola di eddyburg. Perciò con i miei amici e colleghi abbiamo reagito con indignazione alla mostruosa campagna di stampa che e stata sollevata contro di lui. 
Oggi Giovanni, con questo suo articolo (dedicato a uno degli episodi le cui colpe sono state falsamente addebitate a lui) rileva con sollievo che i giornali, nelle loro cronache romane, oggi tacciono nel gettare fango su di lui dopo una decina di giorni di calunnie. Condivido il suo sollievo (sperando che, una volta tanto, una rondine faccia primavera), come ho condiviso la sua indignazione. 
Non mi avrebbero scandalizzato critiche alla sua attività di assessore. Anch’io sono stato assessore, e sono sicuro di averne fatti molti di errori. E credo che oggi la condizione generale di chiunque si proponga di rendere migliore la citta sia diventata molto ma molto più difficile di quanto fosse ai miei tempi. Quando sono stato assessore a Venezia, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso ero parte di una squadra (di un partito) che faceva della buona urbanistica la sua bandiera. 
 Due ragioni mi hanno spinto all’indignazione. Innanzitutto, la profonda consapevolezza della onestà di Giovanni. È una consapevolezza che condivido con un vasto stuolo di persone che lo conoscono personalmente. Comprendo che non abbiano ragione di condividerla quanti non lo conoscono: i giornalisti che ne hanno scritto, e i politici che non lo hanno difeso, tranne poche, nobili eccezioni. 
La seconda ragione che mi ha indignato (e che mi induce a esserlo ancora) è il fatto che chi non lo ha difeso non ha compreso che ciò che è stato montato contro Giovanni Caudo è stato il consapevole prodotto di una macchinazione che, come ha colpito lui, poteva, e può ancora colpire chiunque. È una testimonianza attiva del livello d’imbarbarimento cui è giunta in Italia non tanto la lotta politica quanto – tenendo conto dell’humus su cui la vicenda è nata - la lotta tra bande per l’uso del territorio. 
Credo che se Giovanni si è salvato è per la tenacia e il rigore con il quale, nelle sue quotidiane “(contro)rassegne stampa” (tutte pubblicate sul sito carteinregola.it) è riuscito, giorno per giorno a dimostrare come fossero mere calunnie le accuse infamanti che gli erano state rivolte, con abbondanza di falsità e silenzi, sapientemente mescolati a mezze verità o a verità falsificate spostandole dal loro contesto. Che la politica romana abbia trascurato questo aspetto nel corso di una campagna elettorale, nella quale si discute del futuro di Roma, e che non abbia avviato una riflessione sul chi, perché e come abbia organizzato questa cospirazione, coinvolgendovi le edizioni locali delle maggiori testate nazionali è cosa che rattrista chi per vent’anni è stato cittadino romano (e.s.)