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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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domenica 20 marzo 2016

“La nostra vita nel mirino, è caos in Turchia”

Intervista di Marco Ansaldo a Hakan Gunday. Sugli attentati «Siamo sotto shock, la gente non vuole neanche più sapere chi ci colpisce». Sull'accordo sui profughi:«ancora una volta una tragedia è diventata un affare. Su esseri umani. Ed entrambe le parti, Ue e la Turchia, lo giocano in modo matematico». La Repubblica, 20 marzo 2016 (m.p.r.)


«Stiamo sperimentando un caos totale. Negli ultimi 5 mesi abbiamo avuto 3 attentati ad Ankara e 37 morti solo nella bomba della scorsa settimana. Non abbiamo ancora avuto il tempo di capire ed eccoci qui a ragionare su questo nuovo atto terroristico. Uno shock assoluto». In Turchia c’è uno scrittore con cui riflettere su argomenti distinti come il terrorismo e i migranti, ed è Hakan Gunday. Lo scorso mese, nel tour in Italia per presentare il suo ultimo romanzo Ancòra (Marcos y Marcos), ha parlato a lungo della questione rifugiati, al centro del libro. E ora pure dell’accordo fra Europa e Turchia raggiunto venerdì a Bruxelles.

Uno shock assoluto?
«Sì, perché non sai più da dove arrivano gli attacchi. O meglio, non vuoi nemmeno più saperlo: se dall’Is, dal Pkk, dal Tak, o qualsiasi altra sigla. Pensi solo ai morti e ai feriti. È proprio questo il loro obiettivo: paralizzarci».

Lei oggi ha volato da Ankara a Istanbul, poli degli attacchi delle ultime ore. Quale atmosfera si respira nelle due città?
«La consapevolezza che nella nostra vita siamo diventati dei bersagli. Perché quello che sta accadendo è irrazionale. E non riesci nemmeno a pensare o agire».

Con quale prospettiva?
«Quella di poter capire che cosa succederà nei prossimi mesi: questa che viviamo è un’onda di terrore? E si fermerà? Oppure andrà avanti? Ci sentiamo totalmente vulnerabili. Dopo si potranno fare tutte le analisi. Ma ora c’è gente morta, ferita».

E cosa pensa dell’accordo sui profughi?
«Che ancora una volta una tragedia è diventata un affare, un mercanteggiamento. Su esseri umani. Ed entrambe le parti, Ue e la Turchia, lo giocano in modo matematico. Il fattore umano non sembra più contare».

Ma non è stato comunque meglio trovare un accordo?
«Questo patto mi ricorda l’intesa raggiunta fra Turchia e Germania Federale sugli emigranti nel 1961. Allora l’Europa aveva bisogno di lavoratori, oggi invece vuole limitarli».

E che cosa la infastidisce?
«Che la Turchia tratti su temi come l’ingresso nella Ue o la concessione dei visti, ma sulla pelle di chi? Di persone che cercano rifugio, legalmente o no. E quando hai le vite degli uomini nelle tue mani, allora fai il mercante. È tutto un grande teatro».

Un dramma, oppure una tragedia?
«Una tragedia, perché non si pensa alle persone singole, caso per caso, ma a loro solo come massa».
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