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sabato 19 marzo 2016

I 28 festeggiano, il lavoro sporco tocca a Tsipras

Un altro successo della demenziale politica dell'UE e dei governi che la costituiscono: oltre alla carcerazione dei profughi nei lager turchi, oltre all'affidamento al gaulaiter di Ankara  delle barriere contro i miseri della terra, assestare un altro colpo alla Grecia di Tsipras. Tombola! Il Fatto quotidiano, 19 marzo 2016


Spetterà alla disastrata Grecia l’onere di far fronte praticamente alla crisi umanitaria dei profughi. L’accordo con la Turchia siglato ieri dall’Unione europea richiede, per essere applicato, un ulteriore sforzo da parte di Atene sia in termini di impiego di forze umane che di procedure, non solo burocratiche.
“Il governo dovrà affrontare una quantità enorme di lavoro a partire da oggi, specialmente per quanto riguarda il capitolo dell’accordo che prevede il trasferimento dei profughi dalle isole greche alla terraferma e quindi il loro rientro in Turchia, qualora verrà provato che gli stessi siano arrivati via mare dalle coste turche”, dice con una smorfia scettica Nikos Kostandaras, vice direttore del quotidiano nazionale più autorevole, Ekhatimerini. L’accordo, che si basa sul collocamento o ricollocamento nei campi profughi turchi di qualsiasi rifugiato arrivato in Grecia dalla Turchia, comporta infatti un surplus considerevole di lavorolegale e tecnicoper le autoritàgreche fin daiprossimi giorni. 

Lo scogliopiù difficile dasuperare intempi brevi, è larevisione delleprocedure peril diritto di asilo, a partire dalriconoscimento della Turchia come “paese terzo sicuro”, che consentirebbe all’Unione europea di far sì che i richiedenti asilo possano essere rispostati in Turchia. Ma la Ue ha dovuto smussare la parte dell’accordo che riguarda proprio il ricollocamento in Turchia dei migranti – già abbozzato il 7 marzo scorso – perché considerato illegale da parte dell’Onu e della sua agenzia per i rifugiati, Unhcr, che assieme ad altre organizzazioni umanitarie internazionali ed europee l’ aveva bocciato in quanto “deportazione di massa”. Questo aggiustamento richiede però allo stato greco un ulteriore sforzo: la legislazione dovrebbe anche cambiare in modo che le domande di asilo siano evase entro alcuni giorni e non mesi, come nel caso odierno. Allo stesso tempo, la Grecia dovrà prendere tutti i rifugiati e migranti attualmente sulle sue isole, Lesvos e Kos, circa 8 mila, e portarli nei campi della zona continentale, che però non sono sufficienti a contenere tutti.
Nei giorni scorsi sono iniziati i lavori per l’allestimento di nuovi campi, anche nella zona nord occidentale del Paese, al confine con l’Albania. Tale operazione deve avvenire pri ma che l'accordo con la Turchia entri in vigore. Dopo aver fatto questo, il governo greco dovrà istituire un sistema per registrare eventuali nuovi arrivati sulle isole ed esaminare le loro richieste di asilo. Ogni richiedente dovrà essere intervistato dai poliziotti di frontiera europei (a Lesvos la maggior parte è costituita da agenti tedeschi) di Frontex come parte del processo e ogni richiesta esaminata separatamente dalle altre. Chi si vedrà respinta la domanda avrà il diritto di presentare ricorso.

Ciò comporta un forte coinvolgimento della magistratura e la presenza di centinaia di funzionari pubblici e altro personale di stanza sulle due isole, per esempio traduttori, personale di sicurezza e funzionari dell'agenzia delle frontiere dell’Ue, la già attiva Frontex. Inoltre dovranno essere presenti osservatori turchi. “I migranti che da domani raggiungeranno le isole greche dalla Turchia devono essere rimpatriati a partire dal 4 aprile”, ha dichiarato un funzionario turco. Forse all’inizio, per mostrare che l’accordo è applicabile, le cose andranno come devono andare. Ma, considerati i tanti problemi del Paese, per quanto?
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