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domenica 13 marzo 2016

“Basta austerity, ora serve crescita” I leader socialisti contro Angela

Vogliono nuovi investimenti. Più soldi per fare che cosa: Armamenti? Barriere contro i profughi? La Repubblica, 13 marzo 2016


«Crescita, crescita e crescita », attacca Matteo Renzi nel chiuso del vertice dei leader del Partito socialista europeo a Parigi. Una ricetta che all’Eliseo viene ormai riconosciuta come l’unica in grado di salvare l’Unione. «Serve un’Europa più politica», affermerà alla fine dei lavori il padrone di casa François Hollande, riferendosi a economia ed emergenza migranti. E implicitamente sul banco degli imputati finiscono le politiche di Angela Merkel, assente in quanto cristiano- democratica: nessuno la attacca frontalmente, resta un alleato prezioso, ma oggi che la Cancelliera sta vivendo la stagione più delicata della sua carriera per l’emergenza rifugiati, i socialisti affilano le armi nel tentativo di dare una spallata alle politiche di austerità imposte dai falchi di Berlino negli anni della crisi.

«Stiamo cercando di trasformare l’Europa», affermerà Renzi nel cortile dell’Eliseo a ora di pranzo, quando i lavori sono appena terminati, «ma non è possibile fare un Consiglio europeo ogni 15 giorni, così diamo l’idea di non saper governare processi epocali come quelli migratori». Hollande rilancia invece alcune idee italiane come la necessità di istituire «un bilancio e un governo dell’eurozona».

Proprio Hollande e Renzi nel chiuso dell’Eliseo si spartiscono i ruoli: il primo fa il discorso introduttivo, il secondo parla subito dopo per tracciare le linee della discussione. Renzi chiede «un’iniziativa dei socialisti e democratici europei che solleciti investimenti e flessibilità». In sostanza il premier, poi appoggiato dagli altri, vuole che gli sconti sul taglio del deficit utili a tagliare le tasse e a lanciare la crescita valgano ogni anno e senza limiti quantitativi togliendo le briglie alla flessibilità imposte dall’Eurogruppo, il tavolo dei ministri finanziari dominato da Schaeuble e dall’olandese Dijsselbloem. Entrambi finiti nel mirino dei leader socialisti con frasi di questo genere: «Basta con i loro attacchi, la flessibilità non può essere messa in discussione, tuttalpiù se ne parli per ampliarla».

Tutti hanno reso omaggio alla nuova manovra di Draghi, concordando però che ora servono politiche per la crescita anche a Bruxelles. Renzi ha sottolineato che l’austerità non funziona nemmeno politicamente perché «i governi rigoristi sono caduti come in un domino: come minimo porta sfortuna e dà fiato al populismo ». E così il maltese Muscat, da molti considerato figura ideale alla successione del traballante Tusk alla guida del Consiglio europeo nel 2017, fa gioco di sponda con Renzi e Hollande: «Dovremmo preparare una piattaforma di riforme dei progressisti su economia, energia e libertà civili». Si decide di darsi un nuovo appuntamento a luglio a Roma, dopo il referendum inglese sulla Brexit, per lanciare un vero piano per cambiare l’Europa. Per questa ragione ieri i leader del Pse non hanno dato cifre e struttura delle idee, ma emerge la volontà di chiedere più soldi ed estensione per tre anni del piano Juncker sugli investimenti e soprattutto di permettere ai governi di spendere per la crescita o sfilando dal Patto di Stabilità gli investimenti virtuosi oppure finanziandoli con gli Eurobond. Così come un piano per l’occupazione giovanile da 20 miliardi.

Nel mirino dei socialisti anche l’accordo con la Turchia in via di perfezionamento per chiudere la rotta dell’Egeo. Renzi, Hollande e Mogherini (che parla severamente di «criticità») sono contrari a chiudere un occhio sui diritti umani e sulla libertà di stampa per siglare l’intesa con Erdogan, quanto mai vitale per la Merkel. Il premier francese invoca apertamente «nessuna concessione ad Ankara in materia di diritti umani o sui criteri di liberalizzazione dei visti». Critiche dirette alla Cancelliera, poi, sulla decisione di sdoganare domenica scorsa le nuove richieste della Turchia in una cena con il premier Davutoglu alla vigilia del summit tra il premier turco e gli europei. Tutti si ribellano duramente quando Faymann afferma che «l’Austria non vuole più fungere da anticamera, se non si controllano le frontiere esterne io rimetto i confini interni».

Se sui migranti restano differenze, e il vertice dei Ventotto della prossima settimana a Bruxelles si annuncia quanto mai complicato, sulla svolta economica ormai i socialisti sono pronti, attendono che si attenui l’emergenza rifugiati e il referendum britannico. E un buon segno è anche il fatto che Hollande — la Francia è storicamente contraria a cedere sovranità — abbia parlato di «Europa a due velocità», un’eurozona che si stacca dagli altri per andare avanti nell’integrazione politica. Così come piace l’avvicinamento al Pse di Tsipras. Tanto che Renzi salutando l’Eliseo ha sentenziato: «Sono contento e ottimista, i socialisti e democratici di tutta Europa hanno dato un segnale».