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sabato 19 marzo 2016

Astensione sulle trivelle: il diritto di essere informati

Sulla profonda ferita alla democrazia e alla salute del territorio su cui viviamo articoli di Tommaso Rodano e Serena Giannico. Il manifesto e Il Fatto quotidiano, 19 marzo 2016


Il Fatto Quotidiano
ASTENSIONE SULLE TRIVELLE:
LA CEI SCOMUNICA IL PD
di Tommaso Rodano



La scomunica che non ti aspetti ha per protagonisti i vescovi italiani, per oggetto il referendum sulle trivelle e per destinatario, nemmeno troppo implicito, il Partito democratico, che ha invitato i suoi elettori ad astenersi. La Conferenza episcopale non prende posizione per il sì o per il no, ma chiarisce un punto: la gente va coinvolta e informata sull’argomento, non può essere sollecitata ad ignorarlo.

Dopo l’entrata a gamba tesa nel dibattito sulle unioni civili, dunque, i vescovi dicono la loro anche sul voto del 17 aprile, quello che deciderà se cancellare o meno la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro 12 miglia dalle coste italiane anche oltre la scadenza delle licenze, fino all’esaurimento dei giacimenti. La discesa in campo è stata annunciata dal Consiglio Episcopale Permanente. I vescovi fanno sapere di aver discusso «sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle» e hanno sottolineato «l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità, per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco”. 

Nel testo di Bergoglio, manifesto dell’ambientalismo cattolico, il Pontefice invita l’umanità a «prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere» il riscaldamento globale. «Perciò - scrive il Papa - è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente». Da qui riparte la Cei. 

La posizione è stata ulteriormente specificata dal portavoce, il monsignor Nunzio Galantino: «Non c’è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum, ma il tema è interessante e che occorre porvi molta attenzione. Gli slogan non funzionano. Bisogna piuttosto coinvolgere la gente a interessarsi alla questione. Il punto non è esser pro o contro, ma creare spazi di confronto». Esattamente il contrario di quanto indicato dalla maggioranza del Pd, che punta a sabotare il referendum di aprile invitando gli elettori a disertare le urne per far mancare il quorum (il 50%+1 degli aventi diritto). 

Anche il mondo laico ieri ha preso posizione sull’argomento. Le voci critiche nel partito di Matteo Renzi non sono esclusiva della minoranza di sinistra (Roberto Speranza ha definito «inaccettabile» la posizione del partito). Tra i più polemici c’è Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia (una delle 9 che hanno promosso il referendum). «Sono pronto ad autodenunciarmi agli organi di garanzia del Pd: se ci sarà un ordine di astensione, sarò costretto a non rispettarlo». Emiliano ha raccontato un retroscena: «Ad agosto io e il presidente della Basilicata Pittella abbiamo incontrato il sottosegretario Vicari, a nome delle regioni critiche sul tema delle trivellazioni. Dopo qualche tempo, lo stesso Vicari ci ha comunicato che il governo non aveva più alcun interesse ad affrontare la questione. È stato solo dopo questa porta sbattuta in faccia che diverse Regioni governate dal Pd, a malincuore, hanno chiesto il referendum». 

Sulle trivelle è tornato a parlare anche Romano Prodi. L’ex premier, pur senza appoggiare l’astensione, si è augurato il fallimento del quesito referendario: «Se dovessi votare, voterei certamente per mantenere gli investimenti fatti. Su questo non ho alcun dubbio anche perché è un suicidio nazionale quello che stiamo facendo. Quindi se voto al referendum voto no”. 

Intanto però i movimenti referendari sono in fermento. E uniscono le forze per tentare la spallata a Renzi: i No Triv, gli insegnanti contro la “Buona Scuola”, i sindacati contro il Jobs Act, i comitati contro l’Italicum e la Riforma Costituzionale. Giovedì si sono incontrati a Milano, ieri a Roma, in una grande assemblea pubblica a cui hanno partecipato circa 300 persone. C’erano i giuristi Alessandro Pace, Massimo Villone, Domenico Gallo, Stefano Rodotà, e poi Maurizio Landini, Stefano Fassina, Moni Ovadia, Pancho Pardi, Sandra Bonsanti e tante altre personalità della società civile e delle associazioni. “Sarà una vera e propria stagione referendaria sia su temi istituzionali, sia su temi sociali – ha spiegato Villone –. Renzi ha paura: vuole frammentare le forze sociali e restringere gli spazi democratici. Bisogna lavorare insieme, senza dividersi, tutti i referendum sono di ognuno di noi: difendere la Costituzione con il No è cruciale, ma da solo non è sufficiente”.


Il manifesto
I NO TRIV: «SI VUOLE IMPEDIRE AI CITTADINI
DI ESERCITARE UN DIRITTO»

di Serena Giannico 

«È stato deciso che questo referendum deve fallire!». Il coordinamento No triv della Basilicata risponde alla decisione del Pd, guidato dal premier Matteo Renzi, di boicottare il referendum, puntando ufficialmente sull’astensionismo. Dicendo, chiaramente agli italiani che non devono andare alle urne, il prossimo 17 aprile, perché inutile. I No triv non lesinano accuse. «La strategia imposta dal Governo centrale a un mese soltanto dal voto, - viene detto in una nota - si caratterizza come una squallida scelta dominante, volta a imporre l’ignoranza e dunque l’indifferenza dei cittadini sui problemi posti dai quesiti referendari e dunque ad impedire l’esercizio dei propri diritti». 

Indice puntato, quindi, contro la segreteria Pd e i due vice-Renzi, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini. Questi ultimi, snobbando la verità, hanno affermato che se il referendum passa, nel settore del petrolio ci sarà un’emorragia di posti di lavoro. «Roboanti falsità - ribattono gli ambientalisti - ai quali fa da contrappasso l’assoluta assenza di contraddittorio riguardo ai posti di lavoro che, con le perforazioni in mare, si perderebbero nei settori della pesca e del turismo». I comitati denunciano il tentativo di oscurare la consultazione: «L’unico modo per far fallire il referendum del 17 aprile, dopo averle tentate tutte per impedirlo e metterlo in ombra, è quello di nasconderlo all’opinione pubblica. 

La parola d’ordine del partito della Nazione è... astensione. Astensione degli italiani dal voto e prima di questo astensione delle televisioni, delle radio, dei giornali, dalla discussione e dalla campagna referendaria. Astensione anche da ogni pratica democratica di discussione e consenso. A tanto si è ridotta la democrazia in Italia. Il tutto a discapito della salute, delle bellezze e della ricchezza dei nostri territori». 

E tra le Regioni? Che succede? «La Puglia pare sia l’unica, al momento, - affermano i No triv - che con Emiliano ha iniziato, insieme alla campagna elettorale per il Sì, anche una campagna per stanare l’ipocrisia di un partito. Ma cosa sta facendo il “governatore” Pittella per questo referendum? Cosa stanno facendo i politici lucani?». I No Triv della Basilicata si rivolgono anche alla minoranza dem, in particolare a Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza: «Cosa stanno facendo di concreto per il Sì? In che modo si stanno distinguendo da quanti stanno lavorando per il silenzio, per l’ignoranza, per la rassegnazione, per l’astensione di milioni di elettori?».