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mercoledì 3 febbraio 2016

Welfare, la Ue cede a Londra

«Il Consiglio europeo accorda alla Gran Bretagna il “freno d’emergenza” sui benefici per gli immigrati comunitari; mossa per scongiurare la Brexit. Cameron: “Progresso sostanziale”. Ma gli euroscettici: “No, è uno schiaffo”» Tanto, pagano gli altri. La Repubblica, 3 febbraio 2016


«Essere o non essere insieme in Europa», twitta il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, «questo è il problema». La sua bozza di accordo rappresenta un passo per fare restare la Gran Bretagna nella Ue, ma non è la soluzione definitiva del dilemma. Se il primo ministro David Cameron la accoglie come un «progresso sostanziale », l’ala euroscettica del suo stesso partito conservatore la definisce «uno schiaffo», mentre Nigel Farage, leader dei populisti antieuropei dell’Ukip, la considera addirittura «patetica». Reazione scontata da parte dei nemici dell’Unione, che tuttavia apre una nuova fase di incertezza. Continuando a negoziare per ottenere di più prima del summit europeo del 18-19 febbraio che dovrebbe approvare ufficialmente l’intesa, il premier britannico sarà preso tra due fuochi: quello dei suoi oppositori interni che non si accontenteranno di nulla e quello di Polonia e altri paesi dell’Europa dell’est secondo cui la Ue gli ha concesso già troppo. Se Cameron riuscirà nell’impresa potrà poi convocare per giugno il referendum sull’Unione Europea schierandosi per il sì all’Europa, con ragionevoli speranze di farcela. Altrimenti la trattativa si prolungherà, il referendum potrebbe farsi in settembre e il risultato diventerebbe più imprevedibile.

Il punto chiave della bozza resa pubblica ieri da Tusk a Bruxelles, frutto di mesi di negoziati con il governo Cameron, è la concessione di un “freno d’emergenza” per 4 anni ai benefici assistenziali (integrazione dei salari più bassi, assegni familiari, alloggi popolari) agli immigrati comunitari: quello che voleva Downing street, come misura per rallentare un’immigrazione europea che cresce al ritmo di 300 mila arrivi l’anno. Ma le modalità del provvedimento sono da definire e i benefici andrebbero “gradualmente” ripristinati. C’è insomma ancora da discutere, su questo come sugli altri punti dell’accordo (sovranità dei Parlamenti nazionali, integrazione europea, protezione dei diritti dei paesi fuori dall’eurozona).

«Progressi concreti, che mi permetterebbero di battermi per restare in Europa - commenta Cameron - con la mano sul cuore sento di avere ottenuto quanto avevo promesso». In Inghilterra tuttavia i pareri discordano. Per il Guardian si tratta di «concessioni parziali». Per il Financial Times è «un fragile accordo». Il Telegraph cita nel titolo le parole di un deputato Tory euroscettico: «La Ue dà uno schiaffo in faccia al Regno Unito». Per Farage, leader Ukip, è un patto «davvero patetico ». E il capo del Labour, Jeremy Corbyn, favorevole a restare nella Ue (pur senza entusiasmo), accusa il premier di «correre dietro agli euroscettici». Cameron si difende così: «Gli immigrati non avranno più accesso immediato al welfare britannico, la sterlina non sarà discriminata rispetto all’euro, il nostro Parlamento potrà respingere le idee pazze di Bruxelles ».
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