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sabato 20 febbraio 2016

Ue, tutti contro tutti su Brexit e migranti. E l’Austria si barrica

«L’Ue non esiste più se non come entità burocratica. Lo spettacolo di questi due giorni di Consiglio europeo - il vertice dei capi di Stato e di governo - lo ha sancito con plastica evidenza: non è stata altro che un’assemblea di Stati nazione e pure litigiosi». Il Fatto Quotidiano, 20 febbraio 2016 (m.p.r.)



Che alla fine l’accordo tra i leader dell’Ue e David Cameron - al termine di una trattativa infinita di cui non si conoscono i dettagli - serva davvero a trattenere Londra; che si faccia finta o meno di avere una strategia comune su migranti e profughi; che mentre si introducono discriminazioni tra i cittadini europei si ostentino o meno sorrisi a favore di telecamera. Che questo avvenga o no una cosa è certa: l’Ue non esiste più se non come entità burocratica. Lo spettacolo di questi due giorni di Consiglio europeo - il vertice dei capi di Stato e di governo - lo ha sancito con plastica evidenza: non è stata altro che un’assemblea di Stati nazione e pure litigiosi. Ecco un breve racconto per punti.

Brexit
Trattative infinite a Bruxelles per dare qualche cartuccia a Cameron da giocarsi sul fronte del Sì al referendum sulla permanenza di Londra nell’Ue (gli euroscettici sono avanti di 2 punti nell’ultimo sondaggio e tra loro si schiera anche il ministro della Giustizia di Cameron). L’accordo doveva essere sancito ieri mattina, ma l’annuncio è arrivato solo alle 10 di sera: «Il teatro è finito», ha twittato la presidente lituana Dalia Grybauskaite. Almeno alla fine - dopo il rinvio di colazione, pranzo e merenda - i leader europei si sono sfamati nella cena comune. Mentre andiamo in stampa, non si conoscono i particolari dell’accordo. I retroscena dell’ultim’ora sostengono che Londra non avrà un potere di veto sulle scelte dell’Eurozona (di cui non fa parte), ma ha ottenuto il “freno di emergenza”: una discriminazione per i lavoratori europei che si trasferiscono in Gran Bretagna, i quali - in sostanza - avranno assegni familiari più leggeri rispetto ai colleghi e non avranno diritto alle case popolari. E questo, pare, per 7 anni: Bruxelles aveva proposto 4 anni, Londra ha replicato chiedendone 13, l’accordo - dicono - è arrivato nel mezzo.

Austria
Come promesso, se n’è fregata del divieto di Bruxelles (“misure illegali”) e delle posizioni degli altri leader europei e ieri ha chiuso le frontiere (autorizzate 80 richieste di asilo al giorno e 3.200 transiti verso altri Paesi): «L’anno scorso abbiamo preso 90 mila persone, quest’anno abbiamo deciso di accogliere 37.500 richiedenti asilo. Se in proporzione alla popolazione ogni paese facesse come noi - ha detto il cancelliere Werner Faymann - potremmo distribuire 2 milioni di rifugiati». L’Italia, ovviamente, non gradisce: «Creare barriere al Brennero - dice il ministro Alfano - è una pura illusione: non si può risolvere il problema dei migranti in un solo Paese».

L’Ungheria e gli altri
Il governo di Orban si è schierato con Vienna e ha annunciato che domani chiuderà i varchi ferroviari con la Croazia. I Paesi della rotta dei Balcani (Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia) faranno altrettanto: hanno, peraltro, già firmato un accordo con l’Austria. Esiste pure un piano B promosso da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria: una barriera in Macedonia se non si riuscirà a sigillare la frontiera turca (la Commissione Ue chiede a Erdogan di fare di più, ma Ankara non vuole rinunciare a un lucrativo potere di ricatto sull’Europa).

Germania
Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière, ieri al Bundestag, ha minacciato Austria, Ungheria, etc: «È inaccettabile che alcuni Paesi tentino di trasferire i problemi comuni unilateralmente sulle spalle dei tedeschi. Questo, alla lunga, non sarebbe senza conseguenze». Affronteremo la questione dei migranti, ha spiegato poi, negli accordi di Schengen «finché sarà possibile».

Grecia
Alexis Tsipras, a cui è stato ordinato di sigillare le sue frontiere entro marzo, ieri ha tentato di uscire dall’angolo: ha minacciato di non votare l’accordo sulla Brexit se non si risolve la questione migranti. Hollande e Merkel lo hanno tranquillizzato: c’è tempo fino a marzo e Bruxelles “farà la sua parte” (cioè, darà dei soldi).

Italia
Matteo Renzi chiede in sostanza che venga rispettato l’accordo sui “ricollocamenti” di una parte dei profughi che arrivano in Italia (40mila in due anni) e Grecia (66mila) sottoscritto mesi fa. Ad oggi, dicono i numeri della Commissione, sono state ricollocate 288 persone dall’Italia e 295 dalla Grecia. Il principale ostacolo sono i Paesi dell’Est, che rifiutano i ricollocamenti: Renzi ha proposto di penalizzarli economicamente sui trasferimenti comunitari; Ungheria e Polonia l’hanno definito “un ricatto”.

I migranti
Il conflitto siriano - dice l’Onu - ha creato 13 milioni di profughi, la maggior parte dei quali è nei paesi confinanti: nel 2015 un milione di persone ha tentato, comunque, di raggiungere l’Europa, venti volte più che nel 2014. Anche quest’anno gli arrivi dovrebbero essere un milione. Tra le poche decisioni del Consiglio: i flussi vanno contenuti anche coi respingimenti alle frontiere esterne.
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