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mercoledì 10 febbraio 2016

Quell’idea antiquata della famiglia naturale

«La cultura nasce nel momento in cui gli esseri umani, storicizzando la famiglia e quindi togliendola alla sua naturalità, creano il tabù dell’incesto. Sarà il primo atto di consapevolezza formativa, che darà inizio allo scambio fra tribù, e quindi a una concezione allargata, progettuale della famiglia. La quale, è un prodotto storico e come tale si trasforma». Corriere della Sera, 9 febbraio 2016 (m.p.r.)

Molti invocano la famiglia naturale, quasi fosse l’ultimo salvagente in un mare in tempesta. Ma siamo sicuri che la salvezza si trovi in quella che ci ostiniamo a chiamare la famiglia naturale? Ma che cos’è la famiglia naturale? Coloro che la invocano sostengono che è fatta di un uomo e di una donna che, accoppiandosi, danno vita a un bambino, il quale, crescendo avrà bisogno di una madre che gli insegnerà i sentimenti e di un padre che, con severità, gli indicherà la via del dovere sociale e spirituale. Ma cosa c’è di naturale in questa idea antiquata di famiglia? Certamente una divisione dei compiti a cui non si vuole rinunciare. Ma l’apertura agli studi e alle professioni ha modificato i ruoli: le competenze non sono più così rigidamente distinguibili.

Si discute se un bambino che abbia due padri possa andare incontro a degli squilibri psichici, ma non ci si chiede cosa possa provare un bambino di fronte al sempre più diffuso fenomeno del femminicidio. Eppure di famiglie «naturali» che si comportano in questo modo ce ne sono quasi 200 all’anno solo in Italia. Vorrei ricordare che nella famiglia naturale, come dicono gli storici, l’incesto era una pratica comune: padre con figlia, madre con figlio, fratelli con sorelle, l’accoppiamento era naturale, alla maniera degli animali. 

La cultura, come spiega bene Bronisław Malinowski, nasce proprio nel momento in cui gli esseri umani, storicizzando la famiglia e quindi togliendola alla sua naturalità, creano il tabù dell’incesto. Sarà il primo atto di consapevolezza formativa, che darà inizio allo scambio fra tribù, e quindi a una concezione allargata, progettuale della famiglia. La quale, come diventa sempre più chiaro, è un prodotto storico e come tale si trasforma. Anzi la sua forza sta proprio nel piegare, vincere, indirizzare la natura per farne un prodotto adatto alle conquiste di ogni generazione. Quando la famiglia faceva parte di una comunità piccola e perennemente in pericolo di estinzione, l’omosessualità non poteva che essere proibita. Quando il mondo rischia di naufragare nei suoi stessi rifiuti, per sovrappopolazione, l’omosessualità viene tollerata, a volte incoraggiata.
Se la smettessimo di anteporre le ideologie alla realtà; se osservassimo con più umiltà le cose attorno a noi, forse ci sarebbero meno grida, meno veti, e più comprensione per chi vive una famiglia che per molti popoli è già una famiglia del tutto «naturale».