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martedì 23 febbraio 2016

O con Silvio o con Matteo, La Cricca è tornata

«Il “sistema gelatinoso” ricostruito in migliaia di pagine d'inchiesta - condotta dal Ros dei carabinieri guidati dal colonnello Domenico Strada e dalle procure di Firenze, Perugia e Roma - è ancora protagonista della politica».Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2016 

Roma. Il “partito della cricca” è trasversale per vocazione. E infatti, se da un lato fa da stampella al governo Renzi, dall'altro rianima Silvio Berlusconi, offrendo il candidato per la corsa al Campidoglio. Il soccorso a Renzi è firmato Denis Verdini, quello all'ex Cavaliere è sulle spalle di Guido Bertolaso, e sia l'uno sia l'altro sono imputati nei processi sui Grandi Eventi e sugli appalti del G8. Entrambi accusati di concorso in corruzione.

Il “sistema gelatinoso” ricostruito in migliaia di pagine d'inchiesta - condotta dal Ros dei carabinieri guidati dal colonnello Domenico Strada e dalle procure di Firenze, Perugia e Roma - è ancora protagonista della politica. Verdini e Bertolaso sono soltanto imputati. Potrebbero essere assolti - entrambi ne sono convinti - e, comunque, risultano non colpevoli fino al terzo grado di giudizio. Ma il nodo, più che giudiziario, è politico. Anche se una sentenza definitiva c'è stata. Il 10 febbraio. La Cassazione ha confermato condanne piuttosto pesanti, per la “cricca” che lucrava sugli appalti del G8. 

Le condanne per Balducci e De Santis 
Angelo Balducci (l'ex presidente del provveditorato ai lavori pubblici) e Fabio De Santis (ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana) dovranno scontare 3 anni e 8 mesi. Gli imprenditori Francesco De Vito Piscicelli e Riccardo Fusi, invece, rispettivamente 2 anni e 8 mesi e 2 anni, con sospensione della pena. L'accusa: concorso in corruzione aggravata per l'appalto della scuola Marescialli di Firenze. Parliamo dello stesso filone d'inchiesta che vede Verdini a processo dinanzi al tribunale di Roma. La storia è nota: Fusi, dopo un contenzioso con lo Stato, aveva perso l'appalto, ma riuscì a riconquistarlo con la mediazione del trio composto da De Vito Piscicelli, Balducci e De Santis. Nel merito del contenzioso con lo Stato, va detto, Fusi aveva persino ragione. Il punto è che per assicurarsi la partita la “cricca” non esitò a foraggiare De Santis con un Rolex. E nel frattempo Fusi chiedeva l'interessamento di Verdini. 

«Ci hanno fatto uno scherzetto bruttino...», dice a Verdini nel 2008, «... ha chiesto lasospensiva ... e per quella cosa dei Marescialli … doveva essere una formalità ... il fatto che venisse respinta ... perché non c'era le condizioni … giovedì c'è stata la sentenza … gli hanno concesso la sospensiva ...». «Allora - risponde Verdini - guardo di fissare in settimana un appuntamento con il nostro ... vieni, così si va ...». Otto anni dopo - al di là dell'esito dei processi -Verdini è politicamente più forte che mai e con i suoi parlamentari di Ala sostiene il governo Renzi. Ma c'è di più. È lo stesso Verdini che, emerge dagli atti d'indagine sulla P3, in passato ha avuto prestiti per qualche milione di euro dal senatore di Forza Italia, re delle cliniche ed editore di Libero, Antonio Angelucci e dal faccendiere Flavio Carboni. Ma il Pd e Renzi non riscontrano alcun problema nell'accettare il suo sostegno. 

Anemone, Zampolini e l’affitto a via Giulia 
A Roma, invece, Guido Bertolaso tira la volata con la quale Berlusconi vuole risalire la china. È paradossale immaginare Bertolaso, che con gli affitti un problema l'ha avuto, argomentare con tutti i soggetti implicati in affittopoli. Certo, sostiene Bertolaso, l'affitto dell'appartamento in via Giulia, in quei pochi mesi, fu pagato dal re della “cricca”, l'imprenditore Diego Anemone, attraverso l'architetto Zampolini, completamente a sua insaputa. Lui immaginava che quella soluzione provvisoria - era andato via di casa per problemi familiari, dovuti all'eccessivo ritmo del suo lavoro - gliel'avesse trovata un comune amico del cardinale Crescenzio Sepe, che ha citato in tribunale, per scagionarlo dalle accuse. L'argomento - dipenderà dal convincimento del giudice - può avere una valenza processuale. 

Ma restano agli atti le testimonianze di Zampolini e del proprietario di casa, Raffaele Curi. «Diego Anemone - dice Zampolini ai giudici - mi chiese negli anni 2002 2003 un appartamento in centro in via Giulia per un uso personale... non me lo chiese ai fini del dottor Bertolaso... Un piccolo appartamento in affitto…». Insomma, Anemone chiede a Zampolini di trovargli una casa in affitto per uso personale che, però, sarà poi abitata da Bertolaso. Dopo un primo anticipo, incassato da Anemone, il signor Curi non vede più un centesimo: «Il proprietario - continua Zampolini . però non percepiva più l'affitto... mi dispiaceva averlo messo in questa difficoltà...». 

La situazione dell'inquilino Bertolaso diventa surreale. Dice Zampolini: «A Curi suggerii: ‘guarda, cambia la serratura della chiave, perché... sennò con questo non se ne esce’. E lui in quell'occasione mi disse: ‘Ah, perché sai ho visto due tre volte... il dottor Bertolaso che ha utilizzato l'appartamento’...». Curi peraltro, sostiene Zampolini, non firmò il contratto d'affitto con l'ex capo della Protezione civile, ma direttamente con Anemone. E i soldi dell'affitto non li incassava neanche da quest'ultimo, ma da Zampolini: «Ma i soldi che lei ha appena detto», chiede il pm, «fu lei a consegnarli a Curi?». «Sì», risponde Zampolini. «E chi glieli diede?», continua il pm. «Diego Anemone», è la risposta. 

Inquilino a sua totale insaputa Bertolaso, di questa girandola di soldi e persone, impegnate a risolvere il suo problema abitativo, sostiene di non aver saputo mai nulla. E quindi: ha vissuto in una casa senza informarsi su chi gli pagasse l'affitto o, quanto meno, senza rendersene conto. Con quali argomenti potrà convincere l'esercito di inquilini dell'affittopoli romana che lui, proprio lui, l'ex inquilino di via Giulia, avrà il compito di far sloggiare? Bertolaso è convinto di poter dimostrare la propria innocenza, anche sugli altri episodi della presunta corruzione negli appalti del G8 e nella gestione dei Grandi Eventi, sia quello dei 50mila euro ricevuti da Anemone, sia quello dei massaggi erotici nel Salaria Sport Village. 

«È come se avessimo guadagnato cinquecento punti», dice Anemone quando viene intercettato, mentre Bertolaso, all’interno del Salaria Sport Village, usufruisce dei massaggi della brasiliana Monica. E se non bastasse manda uno dei suoi uomini a cercare gli eventuali profilattici rimasti in stanza. Profilattici mai trovati, per quanto emerge dalle stesse intercettazioni e mai utilizzati, sostiene Bertolaso, perché i massaggi in questione non avevano nulla di erotico. Resta da capire, però, perché Anemone - che già gli pagava l'affitto a sua insaputa - era convinto di aver guadagnato “cinquecento punti”. 

Il massaggio da “500 punti” 
Ecco, se Bertolaso venisse condannato, sebbene in primo grado, sarebbe stato corrotto dalla cricca. Se venisse assolto, avrebbe comunque ricevuto dalla cricca un appartamento in affitto, pur non essendone cosciente, e massaggi da “cinquecento punti”. Tra Verdini e Bertolaso, insomma, il partito della “cricca” sembra più agguerrito che mai.