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venerdì 19 febbraio 2016

Luca Zaia, dal Veneto: «Qui non c’è posto per altri profughi Faremo le barricate»

Le barricate minacciate da Zaia riecheggiano le mura promesse da Trump. Eppure la regione che Zaia  governa ha conosciuto ondate di emigrazioni che non erano dovute alle guerre ma alla miseria: i veneti erano "migranti economici"come si dice oggi per respingerli. La Repubblica, 19 febbraio 2016


«Non accoglieremo nuovi immigrati: il Veneto ha già fatto troppo. Da noi non c’è più posto». Luca Zaia boccia il nuovo piano d’accoglienza da 150mila posti del Viminale: «Il governo invece di gestire i flussi di rifugiati – attacca il governatore veneto – si è ridotto a fare il tour operator. Smista e basta».

Il Veneto è dunque pronto alle barricate contro i nuovi ingressi?
«Sia chiaro, oggi l’11% della popolazione veneta è straniero: circa 514mila migranti. Abbiamo avuto i flussi di albanesi, di romeni e via via di tutti gli altri. Su un punto non ci sono dubbi: è vigliacco non accogliere chi fugge dalla morte. Ma i dati ci dicono che due immigrati su tre alla fine non ricevono lo status di rifugiato. Stiamo riempiendo il nostro territorio di stranieri che non hanno diritto all’ospitalità, mentre i rifugiati veri li lasciamo per strada ».

Ci spieghi meglio.
«Chi non ha diritto all’asilo fa ricorso al giudice e intanto rimane. I rimpatri sono quasi impossibili, vista la mancanza di accordi di riammissione con i Paesi principali di partenza. E intanto cosa succede a chi ottiene lo status di rifugiato? Semplice: le cooperative lo mettono in strada visto che non vale più i 35 euro giornalieri. I sindaci non sanno più come fare. E il governo non fa nulla ».

È colpa del governo se sbarcano migliaia di rifugiati nel nostro Paese?
«Se arrivano non è certo colpa del governo, ma è nella gestione dei flussi che non sta facendo niente. Dovrebbe poi farsi sentire di più in Europa».

Invece?
«Invece siamo davanti a un governo che pesa poco o nulla a livello internazionale. E a un comportamento inaccettabile dell’Unione europea, che ci ha lasciati soli. Io dico che andrebbe revocato il premio Nobel per la Pace all’Europa».

Cosa andrebbe fatto per arginare i flussi di migranti, allora?
«Bisognerebbe aprire campi di accoglienza internazionali nel Nord Africa, dove ciascuno, anche la mia Regione, farebbe la sua parte».

Insomma, da parte vostra non ci sarà un posto in più per l’accoglienza dei profughi?
«Ripeto: solidarietà a chi fugge dalle guerre, senza se e senza ma. Non a queste condizioni, però. Noi già facciamo il nostro, non siamo disposti a ulteriori sforzi».

Rinasce il fronte del No delle regioni a guida centrodestra?

«Non è questione di colore politico. Bisogna osservare quello che sta succedendo nei nostri territori. Pronti a rivoltarsi, come sta accadendo in Germania contro la Merkel».
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