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sabato 13 febbraio 2016

Boldrini “censura”: non guardate quelle foto

«Le terrificanti foto scattate negli anni all’interno delle prigioni dal siriano Caesar, ex fotografo della polizia militare del sanguinario presidente Assad, non potranno essere viste dagli italiani». Il Fatto Quotidiano, 12 febbraio 2016 (m.p.r.)


Mentre sul confine tra Siria e Turchia si ammassano giorno e notte migliaia di civili siriani in fuga da Aleppo - martellata dai bombardamenti aerei russi e dai mortai dell’esercito lealista di Bashar Al Assad -, ovvero vecchi, donne e bambini terrorizzati di finire nelle mani dei soldati del regime, le terrificanti foto scattate negli anni all’interno delle prigioni dal siriano Caesar, ex fotografo della polizia militare del sanguinario presidente Assad, non potranno essere viste dagli italiani perché sia il Senato sia la Camera le ritengono troppo crude.

L’autore delle immagini che mostrano le torture quotidiane ai danni degli oppositori politici incarcerati, prima di disertare era riuscito a trafugare i file e quindi a portarli in Europa dove oggi vive sotto stretta protezione. Una selezione di queste “normali” mostruosità sono state oggetto di alcune mostre allestite nei mesi scorsi in alcune delle più importanti sedi istituzionali europee e statunitensi: al palazzo dell’Onu di New York, al Parlamento della Gran Bretagna, al Parlamento europeo, visitate soprattutto da scolaresche. Ma i nostri studenti invece ne rimarrebbero troppo scossi anche secondo la presidente della Camera, Laura Boldrini (ex portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite) che inizialmente «non aveva problemi al riguardo», come ha scritto ieri il Corriere della Sera. Che nello stesso articolo allude al fatto che la presidente abbia cambiato idea sconsigliata dai funzionari della Camera che presiede. 

Sempre il Corriere riportava l’aspra e amareggiata critica di Emma Bonino che, in veste di membro della delegazione dell’European Council e di fondatrice dell’Ong Non c’è pace senza giustizia, aveva promosso l’esposizione delle fotografie di Caesar, che ricordano quelle scattate all’interno della tristemente nota prigione-scuola di Pol Pot in Cambogia. Dalla città turca di Gaziantep al confine con la Siria, la Bonino ha denunciato: «Sono mesi che cerchiamo di portare anche a Roma queste testimonianze visive e inequivocabili delle torture sistematiche perpetrate dal regime di Assad contro i detenuti, ma la Camera e il Senato le hanno bocciate. Forse per ragioni di opportunità politica, forse perché troppo crude». 

Secondo l’esponente dei Radicali se non le si mostrano si commette l’errore di edulcorare i fatti, allevando generazioni di giovani che non conoscono la realtà e la sua durezza. Anche il museo dell’Olocausto di Washington e molte università europee hanno ospitato gli scatti di Caesar. «Quando si è trattato di decidere se esporle a Bruxelles (sette mesi fa, ndr) il presidente del parlamento europeo Martin Schulz non era d’accordo», ricorda al Fatto il portavoce di Laura Boldrini, che conferma che la mostra non si terrà, pur escludendo che la presidente abbia seguito i consigli dei funzionari della Camera: non siamo, insomma, ad un replay del caso delle statue velate in occasione della visita di Rouhani che portò allo scontro tra Palazzo Chigi e il suo cerimoniale. 

Resta il fatto che la mostra a Bruxelles si è tenuta, caldeggiata anche dagli europarlamentari dei Cinque Stelle. Anche se negli stessi giorni di luglio in Italia i deputati pentastellati proponevano di riaprire l’ambasciata siriana del regime a Roma. Le immagini sconvolgenti delle torture, che ricordano quelle che ha dovuto subire Giulio Regeni, a giudicare dai riscontri dei medici legali e dagli investigatori italiani, sono state verificate e ritenute vere dalle più autorevoli organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch che le ha pubblicate sul proprio sito web.
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