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lunedì 8 febbraio 2016

Archeologia diroccata

Lucida sintesi sugli obiettivi e gli effetti della riforma Franceschini del sistema di tutela, sostenuta dalla consueta "retorica per cui il cambiamento è a priori positivo". Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2016 (m.p.g.)


Il ministero d Beni Culturali accelera la riforma del sistema di tutela con una drastica ristrutturazione. Le soprintendenze archeologiche sono accorpate con quelle storico-artistiche e monumentali e suddivise in unità territoriali più piccole. Questo avviene su un corpo debilitato dalla scarsità di personale e fondi che non ha assorbito ancora il colpo delle riforme precedenti: il silenzio-assenso, il passaggio sotto le prefetture, lo scorporo dei musei dalle Soprintendenze territoriali hanno paralizzato la tutela.

Nessuno sa più chi fa che cosa, sono oscurate le competenze precise delle nuove norme, non si è nemmeno tentato di correggere gli errori macroscopici. Su questo quadro arriva lo tsunami. I (pochi) difensori della riforma esaltano le sorti progressive del sistema e disegnano la scena come una lotta fra innovatori e immobilisti. È la retorica per cui il cambiamento è a priori positivo, sorvolando sulla possibilità di cambiare in peggio. La reale contrapposizione, però, è tra filosofi e operativi. I filosofi teorizzano la tutela "olistica" (archeologi, storici dell'arte, architetti, uniti per l'impresa comune), gli operatori osservano che all'opposto la riforma è il trionfo della frammentazione e della disarticolazione. La Soprintendenza archeologica di Roma viene spaccata in cinque, quella Toscana in quattro e si può continuare. Musei senza territorio, territori senza magazzini, né laboratori e senza disporre più dei materiali scavati.

Va chiarita invece la vera chiave interpretativa della riforma, perché la tutela olistica è solo copertura ideologica. Le soprintendenze regionali erano troppo estese per passare sotto i prefetti, ma la soluzione è semplice: facciamone spezzatino e dimensioniamole sulle prefetture. Non importa se i servizi centralizzati verranno pure spezzettati: archivio, magazzini, biblioteca, laboratori di restauro e fotografico. I funzionari quindi non avranno libri, fotografi e restauratori. Diverse Soprintendenze non avranno nemmeno funzionari. Ma in compenso la tutela sarà finalmente sotto tutela (governativa).

L'unificazione inoltre non è per semplificare la vita al cittadino, ma per il prefetto che vuole un referente unico. Infine l'ultimo tocco: arriva il decreto sulla mobilità per redistribuire il personale. Con un piccolo difetto: al Ministero non si sono accorti nemmeno che c'era stata una riforma: cosicché nel testo mancano le nuove sedi, ma si può far domanda per quelle già abolite. Una riforma calata dall'alto a sorpresa, senza un parere di chi i problemi li conosce per esperienza diretta, senza un piano di fattibilità e di costi, ignorando il Consiglio Superiore dei Beni Culturali che il Ministro (nella sua benevolenza) si è limitato a "informare" verbalmente, guardandosi bene dal sottoporgli lo schema del decreto. Si procede a vista per stravolgimenti successivi, senza un disegno d'insieme, incuranti delle proteste del personale del Ministero, delle critiche delle consulte universitarie, della petizione che ha raccolto 12mila firme in una settimana.

Sintetizzare il discorso è facile. Napoletanamente: "scurdammoce 'o passato".

Riferimenti
Numerosi gli articoli su eddypurg a proposito della'deforma' Franceschini. Li trovate tutti qui nella cartella SOS> Beni cuLturali. Magia.