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sabato 23 gennaio 2016

Venezia domani: shopping di lusso e ancora svendita del patrimonio comune

Dalla cronaca  locale un quadro delle trasformazioni in corso in città, apparentemente senza un disegno, sicuramente non deciso con i cittadini. Articoli tratti da Corriere.it, Corriere del Veneto e Nuovavenezia.gelocal.it, 22 gennaio 2016


corrieredelveneto.corriere.it
FONDACO, LA GALLERIA DEI VIAGGIATORI


Taglio del nastro il primo ottobre
Ieri la presentazione riservata alle categorie. L’architetto Jamie Fobert studia arredi e mosaici


Venezia. I lavori devono ancora finire ma la data d’apertura è già stata fissata, il primo ottobre aprirà il «T Fondaco dei tedeschi», dove T sta per traveller, viaggiatore. Ieri sera, all’hotel Danieli, Dfs, la società del retail di Louis Vuitton Moet Hennessy, ha presentato come sarà arredato il Fondaco a una platea di imprenditori, rappresentanti delle categorie e autorità tra cui il sindaco e il prefetto. I restauri sono infatti a buon punto e Edizioni Property, l’immobiliare del gruppo Benetton, proprietaria dell’edificio, sta consegnandolo proprio in queste giorni ai futuri gestori. «È il primo grande magazzino Dfs in Italia - ha spiegato Eléonore de Boysson - e vogliamo replicare l’esperienza del Danieli, da palazzo a hotel d’eccellenza». Dfs ha promesso di diventare il custode del fontego, «ringraziamo i veneziani d’avercelo permesso - ha precisato Philippe Schaus, presidente di Dfs - avremo prodotti italiani, internazionali e veneziani, sarà la destinazione migliore per lo shopping di lusso, un luogo pieno di vita con prodotti locali, grandi marchi ed eventi culturali». Ora che le vecchie casse delle poste sono sparite e sono stati smantellati i magazzini e i divisori delle poste, l’edificio, al momento chiuso, ha cambiato volto.

Le arcate che circondano la corte centrale sono state ripulite, le scale mobili e gli ascensori sono stati costruiti ma, ha garantito Dfs, in uno spazio non immediatamente visibile all’ingresso del fondaco. «Oma ha eseguito un lavoro incredibile - ha detto l’architetto Jamie Fobert, incaricato di allestire il grande magazzino - ha restituito una nuova vita all’immobile, la copertura del tetto è stata smontata, pulita e restaurata e ora è al suo posto, solo posizionata più in alto così da permettere di stare in piedi». Qui ci sarà l’altana che nei piani originali dell’archistar Rem Koolhass, progettista dei restauri, doveva essere una terrazza. Sotto, l’auditorium per gli eventi culturali. Ieri sera, Dfs non è entrata nel merito delle attività che organizzerà nè dei prodotti in vendita, Fobert ha illustrato il percorso che l’ha portato a creare arredi unici per la «T» galleria. «Dfs non voleva pezzi di designer newyorkesi o londinesi - ha detto - e allora mi sono ispirato alla storia cittadina e al design novecentesco italiano, a Carlo Scarpa».

Il mobilio non sarà un «pasticcio alla veneziana » e non si vedranno gondole o altri simboli noti in tutto il mondo della città. Le bacheche espositive degli orologi sono state forgiate dallo strumento con cui si creano appunto gli orologi. Le grate tipiche di Venezia sono invece diventate lo spunto per decorare espositori e mobilio. Il pavimento originale come anche gli elementi che rimandano alla storia del fontego (ad esempio, i giochi scavati sulla pietra dai vecchi mercanti) sono stati tutti mantenuti e recuperati, solo nell’ex sala del telegrafo, dove a terra c’era una colata di cemento, l’architetto ha introdotto una pavimentazione nuova. «Mi sono ispirato all’acqua e ai suoi movimenti per creare un mosaico che richiamasse i colori di Venezia», ha aggiunto. Il fondaco, al suo interno, non avrà colori sgargianti ma tonalità calde in sintonia con la tradizione della Serenissima. «Stiamo scrivendo una nuova pagina della storia del fontego», ha concluso Meneghesso. Gloria Bertasi


Corriere del Veneto
IL FUTURO DI RIALTO, POLO DEL LUSSO «EFFETTO STORE SU TUTTA LA CITTÀ» 

I timori per gli affitti. De’ Medici: «Come Harrods per Londra» 

Venezia. Tra i negozianti di Rialto corre voce che un giorno Renzo Rosso si comprerà il tribunale per farne qualcosa di esclusivo per sé. Dirimpettaio avrà il fiammante Department Store di Dfs Italia, gruppo Vuitton. Tra i due il ponte restaurato di tasca propria. E così il cuore della città sarebbe cosa loro. Che sia una leggenda metropolitana poco importa. Ma la dice lunga di quanto siano agitati i sonni di chi lavora qui. «Beh, in fibrillazione lo siamo», ammette un negoziante che vuole restare anonimo e indica il piccolo cantiere all’angolo con campo San Salvador. La banca è arretrata e Max Mara sta riposizionando i suoi negozi. D’altra parte, se persino la Coop ha aperto a un passo dal ponte, si capisce che «c’è già un gran movimento». 

Il Fontego Store, destinato a un target piuttosto alto, aprirà entro l’anno e i primi effetti si sentono già. Coin, che a settembre ha anticipato le mosse diventando Coin Excelsior, scegliendo clienti con portafogli pesanti, qui s’immagina «un polo di lusso accessibile che a Venezia mancava». Così l’ad Stefano Beraldo, che infatti lo definisce «il terzo polo», dopo quello del lusso di calle larga e quello pop di Strada Nuova. E se fosse tutta la città a cambiare pelle? Se diventasse quella «shopping destination» che non è mai stata? In Confindustria la pensano così. 

Secondo Antonello De Medici, di Federturismo, «avrà lo stesso effetto di Harrods a Londra». E aggiunge: «Un’operazione simile riposizionerà tutta la città. Avendo la testa a Hong Kong, il gruppo saprà attirare l’Oriente e magari è l’occasione per avere un volo diretto con la Cina». Più scettico Alessandro Minello, esperto di economia dei sistemi d’impresa a Ca’ Foscari: «Non sarà mai come Milano che in realtà ha tutto il sistema economico improntato su questo. Venezia manterrà la sua vocazione di cultura e d’arte: offrirà semplicemente di più». D’altra parte «i cinesi spesso se ne vanno senza aver speso il budget che si erano prefissati», spiega Francesca Checchinato, esperta di marketing sempre a Ca’ Foscari. 

Claudio Scarpa ha appena incontrato i manager DFS. Cosa si aspettano dagli albergatori? «Clienti», se la ride. Massimo riserbo, però «sul tavolo ci sono progetti di sinergie». L’obiettivo è quello di portare a Venezia flussi in bassa stagione, «che poi coincide con quella dei saldi». E gli albergatori sono pronti? «Sì. Dalle tre stelle in su, tutti hanno finito i lavori antincendio obbligatori per legge: significa aver sventrato l’albergo». Più preoccupati sono forse i commercianti. L’apertura dello store è vissuta «con timore e come opportunità», ammette Roberto Magliocco di Confcommercio. «In realtà oggi chi vuole aprire un esercizio a Venezia punta ai souvenir: bassa qualità, breve periodo e nessun rischio. Assistiamo impotenti a un turn over merceologico mai visto». Amarezza, dunque. 

In molti, tra i negozianti di Rialto paventano anche un aumento degli affitti. «Non credo - riflette Magliocco - Molti proprietari stanno accettando di ribassare gli affitti persino a San Marco. Abbiamo anche alcuni casi di morosità». «Scompariranno la bassa qualità e gli esercizi più anonimi - riflette Minello - baretti e vecchi negozi, anche i più malconci ma con una forte identità, resteranno». Chi non sembra temere il Fondaco sono gli artigiani. Quelli che hanno una loro nicchia internazionale di mercato e un’offerta fuori competizione. Quelli come Giovanna Tanella che nei pressi di San Lio realizza calzature handmade su misura: «Potrebbero aprirne uno di fronte al negozio, per me sarebbe lo stesso». O come Giuliana Longo, al ponte dell’Ovo, cappelli sartoriali, più preoccupata a chiedersi «se la città sia consapevole delle scelte che fa e se abbia servizi pubblici all’altezza». La risposta se la dà da sola, scuotendo la testa.


Nuovavenezia.gelocal.it

IL COMUNE SI VENDE ANCHE PALAZZO CONTARINI


Aggiornato con alcune «new entry» l’elenco degli immobili che il Comune intende mettere in vendita nel 2016

Venezia. Aggiornato con alcune «new entry» l’elenco degli immobili che il Comune intende mettere in vendita nel 2016 e che ha allegato anche al bilancio di previsione 2016, con un valore orientativo del «pacchetto» di circa 31 milioni di euro.

Tra di essi c’è Palazzo Donà, in Campo Santa Maria Formosa, che - come Palazzo Diedo e Palazzo Gradenigo, poi venduti - interessava alla Cassa Depositi e Prestiti, che però si è poi ritirata dalla trattativa per la metratura ritenuta non sufficiente.

Il Comune ha infatti comunque deciso di metterlo di nuovo in vendita, spostando in altre sedi gli uffici comunali legati alle politiche sociali che l’edificio attualmente ospita.

In vendita anche Palazzo Corner Contarini, attuale sede della Corte d’Appello.