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sabato 30 gennaio 2016

“Riforme, cari Benigni e Renzi io sto con chi dice No”

«Referendum, il fondatore di Slow food a fianco dei costituzionalisti: “Non è un plebiscito sul premier”». Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2016 (m.p.r.)




Di ritorno da Parigi, dove sta provando a sventare la costruzione di un mega McDonald's, Carlin Petrini risponde al telefono e comincia così: «Vuole parlare delle riforme costituzionali? Io non sono un tecnico, ma penso che sia giusto dire quel che si pensa. Per senso civico. Ho chiamato Gustavo Zagrebelsky e gli ho detto che avrei sostenuto le ragioni del Comitato per il No. Mi sembra importante, nel momento in cui si vogliono apportare modifiche così significative al sistema democratico, ascoltare coloro che hanno dedicato una vita a studiare la Costituzione. E sento un fronte unito e numeroso di professori che non sono soltanto scettici, ma lanciano allarmi preoccupanti».

Perché è contrario?
Partiamo dal metodo. Il presidente del Consiglio ha impostato la campagna sul referendum - sin da ora - come un plebiscito sulla persona. Eh no, non funziona così: la gente valuterà l'operato dell'esecutivo alle elezioni politiche. Qui in discussione ci sono le norme che regolano le istituzioni, dentro le quali il popolo è rappresentato. Qui non si decide se l'azione politica del governo è buona o cattiva, si decide del funzionamento della democrazia, a prescindere da questo o quel governo. Aggiungo che Renzi sta commettendo un errore: non sono per niente sicuro che i cittadini si faranno “prendere per la giacchetta”, “o con me o contro di me”. Potrebbe avere un'amara sorpresa.

I costituzionalisti hanno messo in relazione la legge elettorale per la Camera con la riforma del Senato.
Lo sbilanciamento verso il governo sarà forte. E questo non va bene: se si creano regole che lasciano ampi spazi di manovra senza controlli, bisogna pensare che questi margini larghi in futuro potrebbero essere utilizzati da persone poco attente. O meglio: molto attenta al proprio potere, ma non al bene comune. Alla fine - tra Italicum e riforma Boschi - il risultato sarà un premierato forte con pochissimi contrappesi e controlli tra poteri: il contrario di quel che era nelle intenzioni dei padri costituenti. La nostra Carta è stata spesso definita la più bella del mondo.

Eccome: Benigni ci ha fatto una trasmissione per la Rai. Però ha detto che voterà sì al referendum. 
Come cambia idea velocemente la gente! Posso dirle solo che se devo esprimermi sulla Costituzione ascolto prima e con più attenzione Rodotà e Zagrebelsky del mio amico Benigni.

Antonio Padellaro sul Fatto ha lanciato l'idea di uno spot per invitare i cittadini a votare no: sarà difficile per chi si oppone contrastare la narrazione renziana.
Tutto vero, ricordiamoci però che nel 2006 la riforma costituzionale di Berlusconi è stata bocciata dal popolo proprio con il referendum. Mancano otto mesi alla consultazione: la gente ha tempo d'informarsi e di maturare opinioni diverse. Non darei nulla per scontato.

Una delle obiezioni mosse ai costituzionalisti è di essere conservatori perché non vogliono mai cambiare nulla della Costituzione.
Non mi risulta che sia vero. Tanti di loro hanno ripetuto che questa è stata un'occasione persa, proprio perché pensano che ci siano meccanismi da modificare: è un'affermazione che condivido. Per esempio non è vero che sono contrari a questo nuovo Senato perché vogliono mantenere il bicameralismo perfetto. Poi non mi è piaciuto il modo sbrigativo con cui è stata portata avanti la discussione in Parlamento sulla riforma. La Costituzione è una cosa delicata, va maneggiata con cura. Non con fretta.
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