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mercoledì 27 gennaio 2016

Pistoia, capitale della cultura

Il riconoscimento meritato per una comunità, un sindaco e una squadra realizzatori di un'esperienza urbana fuori dal coro.  Articoli di Laura Montanari e Tomaso Montanari. La Repubblica, ed. Firenze, 27 gennaio 2016, con postilla


PISTOIA CAPITALE
SCOMMETTE SULLA CULTURA
di Laura Montanari

ADESSO piede sull’acceleratore: «Dobbiamo andare avanti sulla rigenerazione urbana» predica il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli. Centro storico senza auto, polo artistico di Palazzo Fabroni con grande giardino- museo annesso, la mostra su Marino Marini (che lì ha la sua fondazione), quel pezzo di città in cui c’era il vecchio ospedale del Ceppo da reinventare. Non sono note sul taccuino, né buone intenzioni messe in fila. Qui sono già progetti perché è partita la grande scommessa. «Ci speravamo anche se non ce l’aspettavamo» confessa il sindaco. Pistoia capitale italiana delle cultura 2017: è tutto vero.

La «città rocciosa» di Piero Bigongiari, «sta uscendo dal guscio». Il sindaco tira la riga del nastro di partenza anche se la corsa nei fatti è già cominciata: «Saremo sotto i riflettori, ma penso che sapremo cogliere al meglio questa occasione per farci conoscere sia a livello nazionale sia a livello internazionale». Pistoia crede all’equazione: cultura uguale investimento, non a caso qui il 5 per cento del bilancio dell’amministrazione è proprio agganciato a quella voce declinata nei vari campi.

Dal ministero dei Beni culturali arriverà un milione di euro, ma ciò che conta è altro: gli investimenti che la città farà grazie all’intervento della Regione Toscana per l’ex area ospedaliera (cinque milioni di euro).

«Pistoia cambia, ma la cultura qui è già un pilota che guida le scelte dell’amministrazione» spiega Alessandro Pagnini presidente dell’Uniser il polo universitario che investe sul green della ricerca e che ha nel cassetto il grande parco delle piante officinali. Del resto dove potrebbe trovare una casa se non nella terra dei vivaisti un progetto del genere?

«Da marzo Pistoia comincerà a sostituire le luci delle strade a Led» riprende pragmatico il sindaco. E non sarà una questione soltanto di risparmio energetico, ma anche una nuova illuminazione per i monumenti. Gli itinerari per i turisti hanno bisogno di una rinfrescata. Quelle luci diventanto quasi una metafora: «Ci illuminiamo per farci vedere meglio e per far vedere meglio la Toscana» scherza Bertinelli. Di certo nella sua agenda c’è quello di mettere insieme per il 2017 interventi urbanistici e quelli culturali. «Vogliamo essere pronti e cogliere in pieno l’occasione che ci viene data che potrà portare nuovi flussi turistici e un beneficio economico alla città».

Pistoia presenterà il nuovo piano per la viabilità puntando sui trasporti pubblici e sulla pedonalizzazione del centro storico, sul recupero di edifici religiosi e di aree importanti anche da un punto di vista archeologico come quella di Sant’Iacopo in Castellare. «Abbiamo già una grande biblioteca come la San Giorgio che ospita 500mila persone all’anno e ha 35mila abbonati - riprende il sindaco - stiamo lavorando moltissimo per mettere in condizione la città anche da un punto di vista urbanistico di sfruttare tutte le potenzialità che si presenteranno: stiamo rigenerando l’ex area Breda dove andranno polizia, prefettura, faremo un parcheggio scambiatore a sud e poi stiamo già lavorando al progetto di realizzare un grande parco nei pressi di Palazzo Fabroni e di arredarlo con opere di arte contemporanea ».


LA QUIETA DOLCEZZA QUASI SCONOSCIUTA
DI UNA CITTÀ TRA LE PIÙ BELLE
di Tomaso Montanari

IN queste ore sono tutti a domandarsi «ma cosa c’entra Pistoia con la cultura?». Questa sorpresa è il risultato dell’estrema brandizzazione della comunicazione turistica: in questo gioco di figurine Firenze è il Rinascimento, Siena è il Sogno Gotico, Pisa è la Torre Pendente... e Pistoia? Lo zoo, se va bene.

Questa compressione dell’intelligenza e della conoscenza a fini commerciali sta lentamente cambiando il nostro modo di pensare. Ora non sono solo i turisti di massa, ma anche i toscani (e certo molti tra gli stessi pistoiesi) a non sapere che Pistoia è una delle più belle città del mondo. Qualche tempo fa, scegliendo poche opere d’arte da far conoscere ai bambini, ho avuto occasione di ricordare che, a nemmeno cinquecento metri dall’elegantissima Piazza del Duomo, c’è la chiesa di Sant’Andrea: un luogo in cui ogni italiano dovrebbe entrare, almeno una volta nella vita. Perché è lì che si può leggere una poesia alta e forte come una cantica della Divina Commedia. Una poesia fatta di marmo. Ma anche di luce e di ombra, di violenza e tenerezza, di cielo e terra. Fu Giovanni Pisano a scolpire la folla di figure che danza come un incendio intorno al pulpito. La pietra non era mai stata così mobile, così simile alla nostra anima quando è turbata, inquieta, instabile.

Ma è solo un piccolo esempio: Pistoia è tessuta della stessa materia, è stata fatta dalle stesse mani da cui scaturiscono Firenze, Lucca, Siena. Col vantaggio di una quieta dolcezza. Ora, se vogliamo che questo riconoscimento a forte rischio-carrozzone non si riduca a un anno di eventi effimeri, se vogliamo che qualcosa rimanga davvero, l’amministrazione di Pistoia deve sfruttarlo per recuperare per sempre almeno qualche brano del meraviglioso tessuto monumentale pistoiese: che non versa tutto in buone condizioni. 

Per sapere cosa fare, basta ascoltare i cittadini pistoiesi. Per esempio l’associazione ‘Pistoia città di tutti’, nata nel 2010 dopo un’intensa giornata di studi dedicata al «Patrimonio monumentale della città tra restauro, riuso, abbandono. Il caso della Santissima Annunziata». Grazie al lavoro esemplare della storica dell’arte Lucia Gai e degli altri soci, sono usciti libri importanti su singoli monumenti in pericolo (come Santa Maria delle Grazie), si sono avanzate proposte (come quella per la valorizzazione del Chiostro Grande di San Lorenzo), si sono vinte battaglie (come quella per la tutela di San Bartolomeo in Pantano, minacciata da un parcheggio sotterraneo), si sono organizzati incontri, dibattiti, visite.

 Insomma, un caso esemplare di cittadinanza attiva che scaturisce dall’amore per un patrimonio culturale sentito come vivo e proprio. Ora, Pistoia ha vinto con un progetto: che naturalmente deve essere attuato. Ma sarebbe una bella notizia per la Toscana e per l’Italia, se l’amministrazione sapesse ascoltare i suoi cittadini, e sapesse trovare le risorse per restaurare e restituire ad un uso civico (senza biglietto!) un complesso monumentale tra quelli in pericolo.

E sarebbe anche l’occasione per tornare sulla decisione di vendere (cioè, dati i tempi, di svendere) immobili comunali di importanza storica come lo stesso San Lorenzo, “Le Leopoldine”, Palazzo Baldi Papini, i monasteri dei Santi Giorgio ed Elisabetta e delle Crocifissine. L’ormai famosa lettera dell’Unesco al sindaco di Firenze indicava l’alienazione di edifici storici pubblici come un problema: perché il cambio di destinazione d’uso (da sedi di funzioni della vita civile quotidiana ad alberghi di lusso) aumenterà ancora la disneyficazione del capoluogo.

Ecco, è vitale che la Toscana cosiddetta minore non imiti lo sviluppo involutivo e autocannibalesco di Firenze: abbiamo bisogno di modelli alternativi, sostenibili, democratici. In questo Pistoia potrebbe darci davvero una lezione. Perché una vera capitale della cultura deve saper guardare lontano: oltre il pensiero unico del presente, oltre la vetrina del marketing.

postilla


Pistoia capitale italiana delle cultura 2017 non è solo (e neanche soprattutto) un contributo per poter realizzare un programma. È un riconoscimento e un premio per il lavoro già fatto da un sindaco eccezionale e da un squadra comunale eccezionali di una cittadinanza eccezionale. Ho avuto la fortuna nel 2015 di partecipare alla rassegna Leggere la Città, organizzata dal Comune di Pistoia.
Quattro giorni di incontri, lezioni, mostre, concerti, spettacoli e laboratori che hanno fatto di Pistoia la casa del pensiero urbano per riflettere sullo spazio pubblico, questo spazio collettivo, luogo di passaggio e di incontro, da leggere e interrogare insieme a scrittori, artisti, critici e storici dell’arte, critici teatrali, antropologi, poeti, giuristi, pedagogisti, filosofi, teologi, ingegneri, architetti, paesaggisti, urbanisti, sociologi e giornalisti.
Al di là dell’interesse dell’evento (il ricchissimo programma dell'evento è scaricabile qui: Leggere la città 2015) ho avuto la fortuna di ammirare i diversi tasselli del programma urbanistico già in avanzata fase di realizzazione Mi è sembrato (ci è sembrato, eravamo parecchi del piccolo mondo di eddyburg) un programma straordinariamente positivo. A conclusione della visita commentavamo tra noi: "Pistoia è una bellissima città, il sindaco Samuele Bertinelli, la sua giunta e il personale degli uffici credono nell’utilità dell’urbanistica e nell’importanza dello spazio comune. Che volete di più?" (e.s.)



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