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mercoledì 6 gennaio 2016

Mario Cusmano ci ha lasciato

Un ricordo di Mario Guido Cusmano, professore emerito e maestro dell'urbanistica toscana, nel giorno della sua scomparsa (m.b.)  

Ieri, nella sua serafica casa senese, ci ha lasciato Mario Cusmano, protagonista fondante della cultura urbanistica italiana dalla metà del secolo scorso in poi. Ma anche Maestro di generazioni di studenti e laureati in Architettura a Genova, per poco tempo, e a Firenze per moltissimo e fruttuosissimo tempo, nella Facoltà di cui è stato anche equilibrato Preside.

In tale ruolo Mario fu capace di riportare la Facoltà, dopo anni difficili, ad un livello innovativo di forte dignità culturale e di chiarezza disciplinare e metodologica, estendendola dall'Urbanistica anche molti degli altri settori di ricerca e di studio.

La sua caratteristica principale come professore, sviluppata in decenni di impegno e sulla base di una cultura urbanistica e storico-architettonica "fatta a mano", su documentazioni molto più che su ipotesi, è stata una fortissima e appassionata impronta maieutica nei confronti degli allievi a lui più vicini, che Mario aveva il vezzo di vantare che fossero in genere di quantità non eccessiva.
Ma essa raggiungeva livelli superlativi nella infusione di capacità scientifiche che il suo metodo raggiungeva al momento della preparazione delle tesi di laurea, fino a far nascere il mito delle tesi del tipo Cusmano. Che era,  e dovrebbe rimanere il tipo "ordinario" in quanto pretende ed ottiene di transitare dalle fondamenta conoscitive le più rigorose, alla investigazione critica la più ampia, alla ricerca delle categorizzazioni di volta in volta idonee, senza gli eccessi accademici (contro cui si ebbe modo di scontrarsi spessissimo), alla proposizione la più coerente delle trasformazioni ammissibili da proporre.

Infatti, per Mario Cusmano, l'ammissibilità deve dipendere da correttezze e coerenze proprie e interne alla elaborazione del pensiero urbanistico fortemente applicato ai luoghi specifici e alla dimensioni precipue delle città "proporzionate", opportunamente trasferite in regole intrinseche, che non costituiscono affatto dettagli valicabili a piacere ovvero sulla base di leggi e norma di comodo o ad hoc.
Da una tale impostazione discende che il ruolo del professionista urbanista, dell'autore del piano, al di là della forma transeunte in cui possa esercitarsi, non è eliminabile. Come deriva una concezione della ricerca scientifica applicata ai campi dell'Urbanistica nettissimamente caratterizzata dalla subordinazione agli interessi pubblici istituzionalmente sovraordinati, matrice di qualsivoglia tipo o sottotipo di metodica pianificatoria.

Tutto ciò ha consentito al Professor Cusmano di avviare programmi di ricerca applicata o applicabile sempre ben concepiti e pubblicamente ben orientati , concordati con Enti Pubblici ed , in genere, a chiaro scopo pianificatorio. Ciò soprattutto nel difficile campo degli studi su cui possono fondarsi le pianificazioni provinciali o di area vasta, fra cui quello relativo al territorio vasto fiorentino, le cui categorizzazioni rimangono esemplari quantomeno nella elaborazione concettuale, che, naturalmente, deve subire, per Mario, aggiornamenti costanti mai streotipizzate, nelle fasi operative.

Di Mario Cusmano, che fu per me il Maestro fondamentale a conclusione dei miei studi universitari, ho sentito già da quando ha voluto dedicarsi solo allo studio individuale e sento fortemente ora che ci ha lasciato il bisogno di avere a fianco la sua grande sua capacità di sinteticità critico-propositiva, che infondeva sicurezza e conforto, specie nell'ambito di questo nostro mestriere complesso e oggi, purtroppo, anche imbrattato da comportamenti che Mario, spesso con ben pochi altri, ha sempre avuto il coraggio di denunciare anche a costo di rimanere, ma solo apparentemente, isolato.
A Mario da tutti noi con affetto e nostalgia.
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