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domenica 31 gennaio 2016

L'ironia dell'innovazione

Per trasformare una città non bastano i programmi.  Occorrono cose che scaturiscono dall'incontro del cuore col cervello. Qui ne trovate molte,  utili per tutte le città del mondo.waltertocci.blogspot.it, 30 gennaio 1016

Ormai sappiamo quasi tutto dei Mali di Roma. Per scoprire i Beni di Roma, invece, ci vuole uno sguardo nuovo. A Roma l'innovazione è come una civiltà sepolta ancora da scavare. Occorre un'archeologia del contemporaneo per portarla alla luce, rompendo la crosta dell'indifferenza e del conformismo che la opprime.

Sarà per questo che il nuovo, quando riesce ad esprimersi, si fa beffa del consueto.

C'è ironia nei giovani del co-working che producono l'immateriale proprio nelle vecchie officine dove si batteva il ferro.
C'è ironia nei colori sgargianti della street art che illumina il paesaggio dei palazzi anonimi di periferia.
C'è ironia nel progettare un giardino pensile sopra la brutta tangenziale est.
C'è ironia nell'usare il car-sharing liberandosi del fardello proprietario dell'automobile.
C'è ironia nel realizzare un orto urbano dove era previsto un centro commerciale.
C'è ironia nei giovani del Garage-Zero che in un'autorimessa del Tuscolano hanno dato vita all’unica galleria romana di arte contemporanea nota nel mondo.
C'è ironia involontaria nella ruspa speculativa che ha rotto una falda creando un romantico laghetto nell'area industriale inquinata della Snia-Viscosa.
C'è ironia nel ripulire una discarica coltivando gigli, gladioli e tulipani da parte dei cittadini dell’associazione Bulbi Sovversivi.
Al contrario le opere promosse dall'establishment sono noiose, prevedibili e seriali: le palazzine nell'hinterland, gli uffici in vetrocemento, gli scatoloni edilizi degli ipermercati.
C'è un'ironia dell'innovazione che annuncia una trasformazione - ancora non compresa - degli stili di vita, dei modi di produzione e dell’immaginario urbano. Si esprime per frammenti un nuovo diritto alla città. Trovare una connessione con queste domande. Ecco l’imperativo di chi voglia ancora pensare un progetto di governo per la prossima Roma.

Occorre una politica del Riconoscimento, come scoperta degli innovatori, come relazione tra gli attori sociali, come luogo che offre un senso comune alle differenze. Le relazioni sociali si rappresentano nello spazio pubblico. Anche nella più semplice delle relazioni, come il dare un appuntamento, ci riconosciamo in un luogo.
Chi partecipa agli eventi dell'ironia impara sempre qualcosa. La soluzione non è quasi mai scritta in partenza, ma è generata nello scambio, nel conflitto e nell'invenzione. C'è sempre un apprendimento sociale quando la città si trasforma. Venti anni fa per uscire dalla depressione di Tangentopoli inventammo le Centopiazze, non tutte riuscirono bene, ma in molti casi aiutarono i quartieri a riconoscere le proprie risorse. Oggi, per uscire dal buio di Mafia capitale ci vorrebbe un programma nuovo: le Centoscuole da rinnovare nelle tecnologie e nelle architetture per farne i centri più belli dei quartieri, aperti giorno e sera, non solo per l'istruzione dei figli, ma anche dei genitori. Sarebbero i luoghi dell'apprendimento e del riconoscimento: spazi per la libera espressione dei linguaggi giovanili; strutture per l'alternanza scuola lavoro nelle filiere creative; laboratori civili per la riconversione ecologica, porte aperte per i bambini e gli adulti migranti.

Su un muro di Roma è apparsa una scritta paradossale: basta fatti, vogliamo promesse. A prima vista mi è sembrata sbagliata; come ex-amministratore conosco il valore dei risultati e quante soluzioni oggi si attendano i cittadini. Ma la retorica dei fatti nasconde molti inganni: risolve tutto un uomo solo, si risponde sempre a un'emergenza, sembra già stabilito e certo il da farsi. Non è cosi. Fare le riforme non significa promulgare un editto, ma aiutare i riformatori che stanno già realizzando il cambiamento, che si danno il tempo necessario, che inventano insieme le soluzioni. La promessa è diventata una brutta parola nella politica mediatica. Ma è tempo di darci nuove promesse come comunità sociale e politica che prepara il futuro, per realizzare i fatti che non abbiamo ancora immaginato.

Rivolgo un augurio ai giovani: fate irruzione nei partiti, scansate i notabili che se ne sono impadroniti, aprite le porte verso la società e la cultura. Ai militanti del mio Pd una raccomandazione ulteriore: non bastiamo a noi stessi, cerchiamo ancora nella società romana i protagonisti del cambiamento. A indicare le tracce saranno le parole da riscoprire, come Ironia, Riconoscimento e Promessa.


Intervento alla convention Puoi dirlo forte organizzata da Tobia Zevi e da tanti altri giovani appassionati di Roma, alla Galleria Colonna il 28-1-2016.

PS - Per aiutare uno sguardo curioso sulla città rinvio alla bibliografia che abbiamo raccolto come CRS sugli studi e le ricerche degli ultimi anni. Si tratta di contributi eterogenei per argomento e per approccio, ma offrono tante piste di approfondimento. Purtroppo circolano poco nel dibattito pubblico ormai dominato dalle angustie mediatiche. Aiutateci a perfezionare e ad arricchire la raccolta di analisi e progetti per Roma.