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martedì 12 gennaio 2016

La beffa delle trivelle: la mossa per disarmare il referendum

«Il via libera alla vigilia della legge di Stabilità che le avrebbe proibite. Ricerche petrolifere alle Tremiti, Pantelleria, Taranto». La cronaca di Liana Milella e l'intervista di Giuliano Foschini a Vittorio Emiliani. La Repubblica e il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2016 (m.p.r.)


La Repubblica
LA BEFFA DELLE TRIVELLE: LA GUIDI LE AUTORIZZÒ PRIMA DEL DIVIETO
di Liana Milella


Roma. Le isole Tremiti. Ma anche il golfo di Taranto. E pure Pantelleria. E Ombrina mare in Abruzzo. Per poche migliaia di euro, per la precisione 5,16 euro per chilometro quadrato, il Mise, alias il ministero per lo Sviluppo economico retto dall’ex vice presidente di Confindustria Federica Guidi, ha concesso altrettanti permessi di ricerca petrolifera. Ha autorizzato trivellazioni insomma.
Attenti alle date. Lo ha fatto giusto il 22 dicembre, con tanto di suoi decreti pubblicati in bella evidenza nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi. Nessun equivoco, dunque, le carte sono lì. Ne denuncia l’esistenza il verde Angelo Bonelli. S’arrabbia il governatore pugliese Emiliano. Ironizza il sindaco di Tremiti Antonio Fentini: «Di fronte a questa somma, 2mila euro, che dire? Se serve a risanare il bilancio dello Stato, ben venga...».

Ma c’è una coincidenza, le date appunto, su cui conviene riflettere. Decreti del 22 dicembre. Firmati in tutta fretta prima di Natale. Peccato che giusto il giorno dopo, il 23 dicembre, la Camera approva definitivamente la legge di Stabilità, nella quale si cerca di mettere una pezza agli imminenti sei referendum contro le trivelle, proposti da ben dieci Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto), cui la Cassazione ha già dato il via libera il 26 novembre. Ma se la legge cambia i giudici debbono rioccuparsi del caso. Che fa il governo? Inserisce nella legge di Stabilità l’articolo 239 che modifica il decreto legislativo del 2006, il famoso 152 sui reati ambientali. La nuova norma stabilisce “il divieto nelle zone di mare poste entro 12 miglia dalla costa lungo l’intero perimetro nazionale”. Ma proroga fino “alla durata della vita utile del giacimento i titoli abilitativi già rilasciati”. Insomma, finché il giacimento dà petrolio la ditta concessionaria può trivellare, ma stop a nuove autorizzazioni. Che comportano l’utilizzo di tecniche tali da danneggiare la fauna marina. Gli esperti assicurano per esempio che i capodogli sparirebbero per sempre.

Tant’è. Questo articolo 239 un risultato lo ottiene. La Cassazione deve tornare sui suoi passi. L’Ufficio centrale per il referendum il 7 gennaio riesamina i sei referendum alla luce di una regola inderogabile stabilita dalla Consulta, il referendum ha diritto di sopravvivere se la nuova legge lascia un margine. Il presidente Giuseppe Maria Berruti, indicato dal governo come futuro commissario alla Consob, boccia cinque referendum, ma lascia in vita il sesto. Ora sarà la Consulta, da dopodomani, a dire la parola definitiva. Ovviamente, il governo può sempre cambiare la legge finché il referendum non si svolge.

Ma lo stesso articolo della legge di stabilità, che ufficialmente entra in vigore il 30 dicembre, non scalfisce le autorizzazioni rilasciate il 22 dicembre dal ministro Guidi. Per quelle licenze ormai non vale alcun divieto, perché precedono la modifica del governo. Quindi ricadranno nella clausola del possibile sfruttamento del giacimento fin quando esso sarà attivo.

I governatori, Emiliano in testa, sono pronti alla battaglia. Il verde Bonelli è scandalizzato per la mossa del Mise che autorizza le ricerche del petrolio “a Tremiti, uno dei gioielli d’Italia, concesse alla società Petroceltic srl, su una superficie di 373,70 km, per un importo pari a 1.928,292 euro all’anno”. Lo stesso Bonelli denuncia gli altri permessi, a Pantelleria e a Taranto, a favore della Schlumberger Italia. A questo punto, per il destino del referendum sopravvissuto, non c’è che attendere la Consulta.



Il Fatto Quotidiano
“SÌ ALLE ESPLOSIONI PER CERCARE PETROLIO

Il ministero dello Sviluppo ha dato il via libera alle le ricerche petrolifere davanti alle isole Tremiti, per la cifra di 1.929,292 euro l’anno. Lo denuncia Angelo Bonelli, della Federazione dei Verdi. 

«IL Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato le ricerche di petrolio di fronte ad uno dei gioielli ambientali più importanti d’Europa: le isole Tremiti», afferma Bonelli, precisando che «il 22 dicembre 2015 con decreto n.176 è stato conferito il permesso B.R274.EL alla società Petroceltic Italia Srl». L’esponente dei Verdi rileva che le ricerche petrolifere riguarderanno «una superficie di 373,70 chilometri quadrati e in un’area dalla ricca biodiversità marina» e che «verranno utilizzate le tecniche più devastanti, come l’air gun, per le ricerche di idrocarburi». La Petroceltic Italia, prosegue, pagherà allo Stato italiano «la cifra di euro 5,16 per chilometro quadrato, per un totale di 1.928,292 euro l’anno». 

Una cifra esigua che scatena l'ironia del sindaco delle Tremiti, Antonio Fentini: «Di fronte a questa somma, cosa vuole che le dica? Se serve a risanare il bilancio dello Stato, ben venga». «Ho chiamato subito il presidente della Regione Puglia - riferisce il sindaco - mi chiedo: può un governo decidere senza tenere conto del parere delle Regioni, alcune delle quali hanno proposto i referendum contro le trivellazioni?. Noi siamo un piccolo comune, abbiamo fatto diverse manifestazioni, qui e a Peschici, Manfredonia, anche con il compianto Lucio Dalla. Tutto per fermare questa idea». Da parte sua il governatore della Puglia, Michele Emiliano, invita «le Regioni che hanno proposto il referendum a non fare passi indietro. Dovranno elevare subito conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato davanti alla Corte Costituzionale». 

Ma non è solo nell'Adriatico che partiranno le ricerche. Altri permessi, secondo l’esponente dei Verdi, «sono in corso di autorizzazione» in un’area di 4.124 chilometri quadrati davanti all’isola di Pantelleria e nel golfo di Taranto, per estensione di 4.025 chilometri «a favore della Schlumberger Italiana». Sempre a Pantelleria, prosegue, «è stato sospeso un permesso all’Audax Energy, non revocato, in attesa di un idoneo impianto di perforazione». 

Complessivamente, aggiunge Bonelli, «in Italia sono vigenti permessi di ricerca per idrocarburi per un totale di 36.462 chilometri quadrati». Di questi, 90 riguardano la terraferma, per 27.662,97 chilometri quadrati; le autorizzazione per i fondali marini sono 24, per 8.800 chilometri quadrati: «Si sta perforando - osserva - un territorio equivalente a quello di Lombardia e Campania messe insieme». Per Bonelli «l'Italia deve fermare le trivelle, non i referendum, valorizzare i suoi tesori ambientali, tutelare l'economia della pesca, dell’agricoltura e del turismo che sono messe a rischio dalle tecniche invasive e distruttive di perforazione».


La Repubblica
“TRADITI I PATTI: ORA PRONTI A SCATENARE L'INFERNO”
intervista a Vittorio Emiliani di Giuliano Foschini

Bari. «Una vergogna e una follia». Il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, giura che non ci sarà alcuna possibilità: «Il mare delle Tremiti non sarà trivellato. Caso contrario, scateneremo l’inferno».

Presidente, il decreto , firmato il 22 dicembre dal ministro Guidi, parla chiaro: con duemila euro all’anno, Petroceltic Italia può cominciare i lavori.
«Trovo questo atteggiamento del Governo irresponsabile con le regioni e con il popolo italiano. Da un lato mandano in Gazzetta ufficiale lo stop alle trivellazioni e dall’altro, poche ore prima, autorizzano nuove ricerche. Tra l’altro nei posti più belli d’Italia: le Tremiti, Pantelleria, il Golfo di Taranto. Non è possibile».

Che si fa quindi?
«Faccio appello al presidente Matteo Renzi affinché revochi immediatamente tutte le autorizzazioni. Tra l’altro, il Governo, tramite alti esponenti, aveva dato a tutti noi presidenti di Regione la propria parola che la questione era conclusa. Non può essere che la volontà di ben dieci Regioni di tutelare il loro mare sia sbeffeggiata. Non posso credere che l’emendamento “natalizio” sia stato soltanto un trucco per ammansirci e poi, comunque, trivellare ovunque come se niente fosse, una volta superata l’emergenza della reazione dell’opinione pubblica. Anche perché il diavolo fa le pentole e non i coperchi».

Che vuole dire?
«Che resta il fatto che almeno un quesito dei sei sarà sottoposto a referendum. E certo le Regioni non faranno alcun passo indietro. Anzi».

Anzi?
«Dovremo elevare subito un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per alcune norme dell’emendamento natalizio che hanno scippato al popolo italiano la possibilità di esprimersi in sede referendaria. Si dovrà inoltre iniziare subito la campagna referendaria valutando tutte le altre iniziative necessarie alla tutela del nostro mare».

Sarà un nuovo motivo di scontro tra lei e il governo del segretario del suo partito.
«Qui è in gioco la difesa della mia terra e della volontà popolare. Io credo molto nel referendum: è giusto che si dia alle nostre comunità la possibilità di decidere sulle ricerche di idrocarburi, che possono essere sì un’opportunità, ma anche una minaccia che rischia di rovinare il nostro mare, che è la principale risorsa e attrattiva turistica delle regioni del Sud. Noi siamo per ridurre queste ricerche, se possibile per azzerarle. Il Governo mi sembrava avesse un’altra posizione. Che aveva però rivisto con l’emendamento di dicembre. Ma evidentemente avevamo capito male. E io l’avevo intuito: era stato formulato e approvato senza neppure uno straccio di dichiarazione politica di pentimento da parte del Governo e della sua maggioranza. Poi ora scopriamo queste nuove autorizzazioni. Ecco perché serve un passo indietro subito. Altrimenti, sarà battaglia».
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