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sabato 16 gennaio 2016

Il Pd diserta la Giunta immunità per salvare la poltrona a Galan

Voto di scambio. «Il deputato di Forza Italia, ai domiciliari dall’ottobre 2014, è ancora presidente della commissione Cultura di Montecitorio. I democratici non vogliono creare ulteriori tensioni: in Parlamento arriveranno a breve Riforma Boschi e le unioni civili, dove il governo rischia di non avere i numeri». Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2016 (m.p.r.)


Ancora una fumata nera per la decadenza da deputato di Giancarlo Galan. Con scambio di accuse tra Movimento Cinque Stelle e Pd. I grillini, infatti, hanno accusato i dem di rallentare l’iter che, secondo la legge Severino, porterà l’ex governatore del Veneto alla perdita del seggio parlamentare. Galan, infatti, nell’ottobre del 2014 ha patteggiato una condanna a 2 anni e 10 mesi diventata definitiva il 3 luglio 2015, arrivata per l’inchiesta relativa agli appalti del Mose, che Galan sta scontando ai domiciliari dopo aver passato 78 giorni in carcere. Da allora sono passati sette mesi, ma l’ex ministro berlusconiano è ancora deputato.

«È intollerabile che Galan sia ancora un deputato della Repubblica nonostante la sua condanna definitiva. Questo succede perché il Pd ha disertato per ben due volte la giunta per le elezioni permettendo a Forza Italia e Ncd di prendere tempo», ha attaccato ieri Davide Crippa, capogruppo dei Cinque Stelle in giunta per le elezioni. Secondo il grillino «la diserzione in massa dei deputati del Pd non può essere casuale, ma è evidentemente frutto di un ordine di scuderia». Accuse rispedite al mittente dai dem. «Le parole di Crippa stupiscono assai. Avendo chiarito con lui che il Pd vuole senza dubbio andare avanti sulla decadenza di Galan nella prossima riunione, le polemiche strumentali lasciano il tempo che trovano», ha osservato il capogruppo dem Giuseppe Lauricella.

Per la precisione ieri è saltata la riunione del comitato permanente per le incompatibilità, ovvero un incontro della giunta ristretto, che dovrà relazionare sulla vicenda. Poi la parola tocca alla giunta per le elezioni nel suo complesso, che si esprimerà con un voto, e infine la palla passa all’aula, che voterà anch’essa. «Le polemiche dei grillini sono strumentali. Gli slittamenti sono successi a causa degli impegni parlamentari, per esempio, a dicembre, la legge di stabilità. Ma da parte nostra non c’è alcuna remora, anzi siamo più decisi che mai a votare la decadenza», ha assicurato Lauricella. Ma il Movimento Cinque Stelle non sembra convinto e aspetta il Pd al varco alla riunione prevista per la prossima settimana.

Sta di fatto, però, che il deputato azzurro continua a percepire denaro pubblico nonostante la condanna definitiva. Non tutte le indennità previste dal trattamento economico dei parlamentari, ma una buona fetta. Galan, infatti, riceve i 5 mila euro netti mensili previsti dallo stipendio. Mentre non gli viene assegnata né la diaria (circa 3.500 euro), né il rimborso spese per l’esercizio di mandato (3.690), e nemmeno gli altri rimborsi previsti, come quelli per le spese telefoniche. Dalla condanna, luglio 2015, Galan a oggi, gennaio 2016, ha percepito circa 35 mila euro come deputato ancora in carica. A cui vanno aggiunti gli accantonamenti per il vitalizio. All’ex governatore sono stati contestati i reati di corruzione, concussione e riciclaggio.

Secondo la procura del capoluogo veneto, infatti, l’ex ministro della Cultura ha percepito «uno stipendio di un milione di euro l’anno più altri due milioni una tantum per le autorizzazioni necessarie all’opera». Così, il 22 luglio 2014, la Camera decise sul suo arresto, nonostante il tentativo di rinvio da parte del capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta perché Galan, a causa di una frattura del perone, era ricoverato in ospedale e non poteva essere in Aula a difendersi. L’Aula concesse l’arresto non ravvisando il fumus persecutionis con 395 voti e favore e 138 contrari. E ora, a causa della Severino, arriverà anche la decadenza. Sempre che la giunta per elezioni riesca a riunirsi e a votare.
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