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martedì 12 gennaio 2016

Colonia: fatti e commenti

Nuovi elementi sulle violenze di Colonia nella cronaca di Andrea Tarquini. L'opinione della storica tedesca Ute Frevert. intervistata da Antonella Guerrera. La Repubblica , 11 gennaio 2016 (m.p.r.)



“LA NOSTRA SOCIETÀ STA REAGENDO ANCHE GRAZIE AL FEMMINISMO”
di Antonello Guerrera


Nonostante le violenze, il femminismo in Germania è vivo. Ha permeato la nostra società a tutti i livelli. Le donne non sono discriminate nel nostro Paese. Altrimenti non ci sarebbe mai stato uno scandalo del genere». Ute Frevert è una delle più celebri storiche tedesche, insegna al Max-Planck-Institut di Berlino e ha a lungo studiato il femminismo in Germania e nel mondo. Risponde indirettamente alle accuse di un’altra intellettuale tedesca, Nina George, che ieri su Repubblica ha tacciato il suo Paese di sessismo e quotidiana violenza nei confronti delle donne, considerate solo come potenziali “madri”. Per Frevert, invece, i fatti avvenuti a Colonia e in altre città a Capodanno non sono il sintomo di una discriminazione subdola e strisciante nella società tedesca. E Frevert difende anche la polizia, accusata da più testimoni di aver sottovalutato, o peggio ignorato, le denunce delle donne abusate.

Perché, professoressa Frevert?
«Perché la polizia è stata semplicemente colta di sorpresa quella notte. Non era stato calcolato il potenziale pericolo. E non è rimasta inerme di fronte alle molestie e alle violenze sessuali. Non ci credo. Perché la società tedesca è cambiata moltissimo da tre-quattro decenni a questa parte. Anche grazie al femminismo».

Eppure da più parti si parla di discriminazioni sessuali mai soffocate in Germania. Solo qualche tempo fa c’è stata la clamorosa protesta “Aufschrei” (“grido di scandalo”) contro il “sessismo imperante”. Crede davvero che il femminismo sia così influente nel suo Paese?
«Il femminismo in Germania è imponente, perché col tempo è riuscito ad “emigrare” nella politica e nella società. Tutte le nostre istituzioni, dalla scuola pubblica alle chiese, fino all’esercito, incarnano una grande sensibilità nel combattere la discriminazione femminile. Anche per questo l’indignazione per i fatti di Colonia è stata così massiccia».

Ora però le tedesche hanno paura.
«Hanno paura come prima, niente di più. Gli attacchi a sfondo sessuale ci sono sempre stati in Germania, anche nelle migliori famiglie tedesche».

Ma quello che è successo a Colonia è un crimine «totalmente inedito», non trova?
«Inedito? Lei forse non è mai stato al Carnevale proprio di Colonia. Che da questo punto di vista è un pessimo esempio: non può immaginare quante persone in strada, in massa, sono sempre lì a toccare culi e tette alle donne».

Però, in questo caso, si è parlato di una violenza di genere legato all’Islam, che secondo alcuni e in certe circostanze discrimina le donne. Lei è d’accordo?
«Non voglio generalizzare, perché la religione musulmana è un insieme eterogeneo di pratiche e tradizioni. E le violenze di Colonia hanno gettato un’ombra ingenerosa su migranti e profughi, che ora vengono travolti dalla Sippenhaft (una sorta di “colpa collettiva per associazione”, come capitava anche durante il nazismo, ndr) scatenata da quel branco di ubriachi e frustrati di Capodanno. Ma certo ci sono grosse difficoltà comunicative e di comprensione in questo senso. Molti uomini che arrivano in Europa da Paesi plasmati dall’Islam non riescono ancora a interpretare il comportamento delle donne europee. Il nostro livello di emancipazione li travolge. E così interpretano male alcuni nostri simboli, come le minigonne o i capelli al vento, intendendoli come un invito al sesso. L’unica cosa possibile è una strategia doppia: repressione massiccia di questi comportamenti, ma anche una maggiore formazione interculturale».

Lei pensa che cultura islamica e totale parità tra i sessi siano due concetti compatibili?
«Certamente sì. Non a caso, anche tra le musulmane ci sono molte femministe che ogni giorno combattono stereotipi e disciminazioni nei propri Paesi. In Europa in passato c’è stata un’ardua resistenza contro i movimenti di emancipazione femminile. Persino la nostra società deve farne ancora molta di strada per arrivare a una vera parità».


“MOLESTARE LA DONNA BIANCA”, L'ORDINE AL BRANCO DIFFUSO ONLINE
di Andrea Tarquini


Colonia. «Molesta e aggredisci la donna bianca, usala come vuoi»: l’ordine era arrivato online. Così è stato organizzato il blitz di violenza sessuale contro le “infedeli” diffuso nell’Europa intera. «A Capodanno attuate il Taharrush gamea ovunque in Europa, assaltate le loro donne, fate vedere chi siamo». I grandi media tedeschi raccontano, governo federale e Bka (lo Fbi tedesco) non smentiscono e di fatto confermano l’ipotesi orribile. Taharrush gamea, fosca definizione, fu l’altro volto, quello oscuro, delle primavere arabe: significa molestare e aggredire le donne in strada, mostrare il predominio dei maschi. La notizia esaspera lo shock in Germania e in Europa, mentre si diffondono dati allarmanti: «Nel 2016 si prevedono arrivi di migranti stimati tra gli otto e i dieci milioni».
E-mail e sms, messaggi criptati o in chiaro, trasmessi ovunque in arabo e inglese, tedesco e italiano e altre lingue ai residenti d’origine araba nel Vecchio continente: a questo, fanno capire gli inquirenti, alludeva la giovane speranza della socialdemocrazia, il ministro della Giustizia Heiko Maas, parlando di «azione organizzata e cordinata».

Interpellati da Repubblica, i responsabili del ministero dell’Interno e del Bka non smentiscono: «Indaghiamo su tutte le piste, senza escludere nulla, tantomeno il fatto che l’appello alle aggressioni sessuali di massa sia stato una trappola diffusa online dall’ultradestra xenofoba o neonazista contro i migranti. Ma quest’ultima ipotesi, cioè che i neonazi siano in grado di mobilitare islamici o islamisti in Europa per suscitare odio contro i migranti, ci appare improbabile».

Colonia nel frattempo è tornata paradossalmente a uno stato di tranquillità, tra plotoni di cortei di maschere che si preparano all’imminente carnevale come se nulla fosse successo. Niente più polizia a presidiare il centro invaso sabato dal corteo di Pegida, poi sciolto dagli agenti e dalla contro-manifestazione anti-razzista. Ma dietro le quinte è allarme rosso. «Se il guardasigilli dice quel che dice, avrà le sue ragioni, sente ogni giorno i suoi compagni di partito dell’Spd a Colonia e i governi di tutta Europa», nota un’alta fonte del ministero della Giustizia. La mappa del piano d’assalti contro le donne fa paura: ben 12 le città europee, di cui sette tedesche, erano nel piano d’azione.

«È una nuova dimensione del crimine», dice allarmato in diretta tv il ministro dell’Interno Thomas de Maizière, fedelissimo di Angela Merkel. «È chiaro che tutto è stato preordinato e organizzato», incalza il suo collega socialdemocratico Heiko Maas. Orrore sull’orrore: l’Europa abituata da decenni a vivere l’atmosfera felice di pari diritti delle donne e di spazio multietnico senza frontiere si scopre come riserva di caccia dei nuovi gruppi dell’odio.

«Niente conferme, ma soprattutto niente smentite, il problema è grave», ci ripetono fonti dei ministeri di Giustizia e dell’Interno, oltre che dello Fbi tedesco (Bka). Taharrush gamea, la nuova sfida islamista all’Europa dopo la strage di Parigi. Ma chi sono i colpevoli? «Attenzione a non accusare in corsa i migranti appena arrivati», avvertono fonti dell’intelligence di Berlino. La mappa della nuova armata del terrore contro le donne, è più complessa. «La maggior parte degli indagati e dei sospetti», confessano gli agenti «non sono migranti dell’ultima ora: da Colonia a Stoccarda, da Helsinki a Zurigo, gli assalti erano troppo precisi. Mostrano conoscenza da guerriglia urbana delle città in cui sono avvenuti». Aggiunge un alto ufficiale della polizia di Colonia: «Sono gruppi, clan, bande di nordafricani, non persone richiedenti asilo. Vivono da noi una volta entrati nello spazio di Schengen, hanno permessi provvisori. Sono i nuovi euronomadi, vivono viaggiando tra Germania e Olanda, tra Italia Austria e Scandinavia, si tengono in contatto online tra loro ogni volta che serve, e ascoltano ogni messaggio. Sanno coinvolgere qualcuno dei molti nuovi migranti, ma solo per fare numero».

Euronomadi, spesso adolescenti, dicono i dossier segreti dell’intelligence tedesco: anche nordafricani tra i 15 e i 17 anni. «Noi che adesso dobbiamo difendere i pochi tra loro identificati e indagati ci troviamo di fronte a una realtà nuova, finora sconosciuta», confessa Ingo Lindemann, difensore d’ufficio di alcuni arabi arrestati. Da Colonia a Zurigo, da Helsinki a Vienna, nei dossier delle polizie emergono identikit spaventosamente analoghi. Adolescenti, giovani, 35enni, tante storie personali diverse, tutti uniti dallo stesso istinto d’obbedienza a quegli appelli online alla mobilitazione «contro la donna bianca».

«Dobbiamo indagare a fondo, non chiedeteci diagnosi precoci», insistono gli 007 tedeschi e fonti vicinissime al ministero dell’Interno. Ma aggiungono: «Se il ministro della Giustizia ha parlato di piano coordinato, va preso sul serio». Con queste paure la Colonia del carnevale imminente, la Germania di Angela Merkel in crisi e l’Europa intera si preparano all’indomani.
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