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mercoledì 20 gennaio 2016

Chi nomina un amico...

Il premier tramite Carrai vuole il controllo del flusso delle intercettazioni e avere una più forte capacità di ricatto sui suoi vassalli e sudditi, senza dimenticare che parliamo di un affare da 150 milioni di euro Articolo di D'Esposito e intervista di Calapà a Gotor. Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2016 



AMICI MIEI: BOSCHI IN AULA PER DIFENDERE CARRAI - 007
di Fabrizio D'Esposito

La domanda che scuote, in senso trasversale, ampi settori della politica e delle istituzioni, è questa: “Perché Renzi si espone con la nomina di Carrai ai Servizi proprio in questa fase, quando per il suo governo si aprono le prime serie crepe, tra Europa ed Etruria?”. Ufficialmente, oggi a Montecitorio, a rispondere alla domanda dovrebbe essere la ministra Maria Elena Boschi, titolare delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. Accadrà durante il pomeriggio dedicato al question time, grazie a un’interrogazione di Sinistra italiana. In un primo momento, avrebbe dovuto rispondere Angelino Alfano ma il ministro dell’Interno non ha voluto mettere la faccia su un caso così smaccato dell’arroganza renziana. Fonti di Ncd aggiungono che tra i due, Renzi e Alfano, negli ultimi giorni i rapporti sarebbero parecchio freddi.

Con la Boschi in aula, ci sarà la sublimazione del familismo renziano e dei vari conflitti d’interessi del fatidico giglio magico toscano. Boschi, il papà Pier Luigi, Banca Etruria e l’ombra della P3, tra Flavio Carboni e Denis Verdini. Poi Marco Carrai, le sue società di cybersicurezza e il nuovo incarico a Palazzo Chigi, da superconsigliere dei Servizi. Tutto in pochi metri, tutto tra amici.

Al riparo da taccuini e microfoni, un parlamentare esperto di 007 la mette invece giù così: «Dietro lo scudo della cybersicurezza, il premier tramite Carrai vuole il controllo del flusso delle intercettazioni, senza dimenticare che parliamo di un affare da 150 milioni di euro. Come insegnano le vicende berlusconiane, i ‘laboratori’dei Servizi sono decisive in alcuni frangenti”. Ed è per questo, dunque, che a quasi due anni dal suo insediamento, solo adesso il premier affronta di petto la questione, aggirando così anche l’eterna guerra a Palazzo Chigi tra due potenti sottosegretari: Marco Minniti, l’ex lothar dalemiano che ha la delega della presidenza del Consiglio per i Servizi, e Luca Lotti, il quarto prezioso ingranaggio del giglio magico. Non è mistero per nessuno che Lotti avrebbe voluto la delega di Minniti. Sinora non c’è riuscito (l’unica strada sarebbe mandare via Minniti con una promozione a ministro, sul modello Delrio) e anche per questo la nomina di Carrai diventa decisiva.

Per la serie: non si può più perdere tempo. Gli scandali incalzano e Palazzo Chigi vorrebbe tappare alcune falle. Prima delle tribolazioni di Banca Etruria, raccontano nel Pd, c’è stato per esempio lo spavento enorme per l’intercettazione tra il premier e il generale Adinolfi, agli atti dell’inchiesta napoletana sulla Cpl Concordia e rivelata la scorsa estate dal Fatto.

Probabilmente, in queste analisi, c’è un eccesso di dietrologia ma quando il faccendiere Luigi Bisignani manda pizzini travestiti da articoli sul Tempo contro la nomina di Carrai e il giorno dopo il suo amico Denis Verdini, che è anche l’alleato più disinvolto di Renzi, gli fa da sponda allora l’inquietudine si allarga a dismisura. Ed è proprio l’asse tra Bisignani (P2 e P4) e Verdini (P3) a richiamare alla memoria la lezione lasciata in eredità dall’ultimo governo Berlusconi. B. vinse le elezioni nel 2008 e un anno dopo, con il discorso del 25 aprile a Onna, in Abruzzo, era all’apice della sua popolarità. Poi, la repentina caduta, con l’escalation degli scandali a luce rosse. E nelle zone d’ombra di quel logoramento s’inserirono le manovre della “Ditta” di Gianni Letta e Bisignani per un governo di centrodestra a guida diversa. Erano i giorni in cui i dalemiani, tanto per fare un nome, facevano il conto dei dossier in mano alle due principali filiere. Da un lato la Guardia di finanza, dall’altro Servizi e carabinieri. Ci fu anche chi, come Fabrizio Cicchitto, accusò apertamente i Servizi guidati dallo stesso Letta e tentò di frenare la campagna suicida del Giornale contro Fini e la casa di Montecarlo, suicida per la maggioranza, ovviamente. I nomi di quella stagione (Verdini fu il grande signore delle compravendite per tamponare la scissione finiana) ricorrono anche in questa fase. Una stagione che si sa come finì: con il governo Monti imposto dall’Europa e da Napolitano.


“NO AL COMPAGNO DI BANCO DI MATTEO AI SERVIZI”
Intervista di Giampiero Calapà a Miguel Gotor

Il premier Matteo Renzi non ha nessuno di cui fidarsi al di fuori della sua cerchia tanto da mettere il compagno di banco ai Servizi”. Miguel Gotor, deputato bersaniano del Pd, va allo «Marco Carrai ai Servizi non si può fare».

Senatore Gotor, siamo a Carrai possibile capo di una nuova struttura dell’intelligence cucita su misura per lui. È accettabile?
No. È un segno di debolezza perché rivela indirettamente che il premier non si ha nessuno di cui fidarsi per quella posizione al di fuori della sua restrittissima cerchia. C’è anche il tema di un potenziale conflitto di interessi del dottor Carrai, che ha interessi economici proprio nel campo della cybernetica e che si dovrebbe occupare di cybersicurezza.

Vi opporrete a questa nomina? Come “Ditta”, come minoranza del Pd?
Certo. Stiamo parlando di una nomina fatta circolare anticipatamente per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica. Mi pare che l’opinione pubblica stia reagendo con fermezza, la stessa fermezza di quella parte del Pd per cui è una scelta inopportuna. I Servizi, oltretutto, non saranno molto contenti, no? Non conosco quegli ambienti, ma ci sono professionisti, carriere... un compagno di banco del premier, un suo amico che gli prestava casa, non può guidare un settore dei Servizi così importante. Pare una sfiducia all’apparato esistente, cosa che sarebbe molto grave e immeritata.

Ma pare che il “compagno di banco”, come lo chiama lei, alla fine sarà nominato...
Le istituzioni richiedono equilibrio, rispetto delle professionalità interne e prudenza. Ripeto che le nomine si ufficializzano, non si fanno trapelare per vedere l’effetto che fa. Ora a Palazzo Chigi lo hanno visto: per noi Carrai ai Servizi non si può fare.

Caso Banca Etruria, il ministro Boschi si dovrebbe dimettere?
Non credo perché le responsabilità penali sono personali. Di cultura sono un garantista e perciò in passato mi sono espresso contro le dimissioni della Cancellieri e anche contro quelle di Lupi. Certo, il fatto che lei oggi non possa dire lo stesso la indebolisce politicamente e, davanti a una vicenda drammatica che riguarda circa centomila correntisti, mi sentirei di consigliarle maggiore umiltà. Alla luce delle nuove dichiarazioni di un personaggio come Flavio Carboni serve più chiarezza perché non è normale essersi fatti consigliare sulla Banca Etruria da un soggetto condannato con Gelli per il crac del Banco Ambrosiano. Il Pd è il partito di Nino Andreatta (che con quegli ambienti ebbe uno scontro violentissimo, ndr), non bisognerebbe mai dimenticarlo...

Nel frattempo Denis Verdini è sempre più organico e parla di alleanza strutturata anche alle prossime elezioni... il partito della nazione è sempre più realtà?
Se ci sarà il partito della nazione non ci sarà più il Pd. L’azione di Verdini ha svelato il vero nucleo del Patto del Nazareno: oggi, alla vigilia delle riforme istituzionali in cui i suoi voti saranno determinanti, può addirittura sbeffeggiarci dicendo che si “affilia” al Pd, ben sapendo che quel termine si usa per le logge o per le cosche.

E Carboni può dichiarare che il governo Renzi sta in piedi grazie a Verdini e ai suoi amici... Stanno avanti coi lavori, ma i nostri elettori se ne accorgono.

Pare che Verdini abbia smentito. . . 
Verdini è troppo arguto per non sapere quel che diceva Andreotti: una smentita è una notizia data due volte.
Almeno sulle unioni civili state col premier...
Il ddl Cirinnà rappresenta il minimo sindacale.
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