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lunedì 18 gennaio 2016

Carrai apre il risiko delle nomine

«Con l’arrivo del nuovo consulente a Palazzo Chigi parte il grande gioco sui posti-chiave nel sistema di sicurezza del Paese. Dal capo della Polizia al comandante della Guardia di Finanza ecco le caselle che verranno sostituite». E nessuno scende in piazza. C'est l'Italie. La Repubblica, 17 gennaio 2016

L’annuncio del possibile approdo a Palazzo Chigi come responsabile della sicurezza cibernetica di Marco Carrai, imprenditore fiorentino legato da fraterna amicizia al Presidente del Consiglio (che è stato suo testimone di nozze e lo ha avuto come capo segreteria da Presidente della Provincia di Firenze), mette in chiaro e avvia l’infernale partita che, da almeno due mesi, ha messo in fibrillazione gli apparati della nostra sicurezza nazionale. Ne svela la posta. Il Grande Gioco che, di qui all’estate, consegnerà una nuova centralità alla nostra sicurezza cibernetica (business del millennio dalla cornice legislativa ancora appena abbozzata) agganciandola più di quanto non sia stata sin qui alla Presidenza del Consiglio e che, contestualmente, vedrà almeno sei nomine chiave al vertice di Intelligence, Polizia, Finanza, Forze Armate.

Al più tardi tra maggio e giugno, Palazzo Chigi dovrà infatti indicare il nuovo Capo della Polizia (Alessandro Pansa raggiungerà l’età pensionabile), il nuovo Comandante generale della Guardia di Finanza (Saverio Capolupo compirà 65 anni in maggio), il nuovo direttore dell’Aisi, il nostro Servizio interno (il suo direttore, il generale dei carabinieri Arturo Esposito ha già superato l’età della pensione), i nuovi capi di stato maggiore di Aeronautica e Marina militare. E ancora: sempre alla vigilia dell’estate, scadrà il mandato quadriennale del direttore del Dis (l’organo di coordinamento delle nostre due agenzie di Intelligence) Giampiero Massolo, per il quale non esiste un problema di “scadenza” anagrafica, ma sulla cui permanenza o meno dovrà pronunciarsi in ogni caso la Presidenza del Consiglio.

A ben vedere, la nomina di Carrai è vicenda tutt’altro che chiusa. Se è infatti pacifico che, all’indomani delle stragi di Parigi, Renzi si sia convinto dell’urgenza di costituire una struttura con competenze di cybersicurezza che abbia un suo budget (150 i milioni stanziati nella legge di stabilità) e non si sovrapponga o doppi quelle di intelligence, ma che dialoghi, controlli e coordini il lavoro delle pubbliche amministrazioni e quello dei gestori delle Reti telematiche, resta da sciogliere un nodo decisivo. Se il futuro ruolo di responsabile della cybersicurezza presso palazzo Chigi sia un incarico tecnico o politico. E quali caveat siano necessari affinché una nomina di questo peso non diventi un pasticcio. Peggio, un “affare tra amici”.

Al momento, Palazzo Chigi ragiona su un incarico biennale che comporterà la rinuncia di Carrai a qualunque carica societaria che lo possa potenzialmente mettere in una condizione di conflitto di interesse. Non fosse altro perché Carrai è oggi anche imprenditore nel mondo della sicurezza cibernetica (con solidi rapporti con Stati Uniti e Israele). Mentre è tutt’ora in discussione se la nuova struttura sarà incardinata nell’ufficio del consigliere militare della Presidenza del Consiglio, ovvero in quella del Dis o del sottosegretario con delega alla sicurezza nazionale Marco Minniti.

Vedremo quale sarà la soluzione. Ma è un fatto che l’accelerazione metta a rumore un pezzo delle burocrazie della sicurezza. Gli “sconfitti” della stagione berlusconiana, che vedono nell’accelerazione di Palazzo Chigi la rinuncia a un appeasement con quel network di generali, uomini dei Servizi, alti ufficiali delle Forze armate che avevano scommesso che nella partita della “rottamazione” sarebbero rimasti fuori gli apparati in nome di un interesse bipartisan. 

Affidato a un editoriale pubblicato ieri dal quotidiano il Tempo, “l’avviso ai naviganti” di Palazzo Chigi è arrivato infatti immediatamente e porta la firma di Luigi Bisignani, il fulcro nella stagione berlusconiana di quel sistema di relazioni tra apparati e interessi (l’Eni di Scaroni e la Finmeccanica di Guarguaglini) che hanno per anni disegnato non solo l’agenda di Palazzo Chigi, ma carriere e assetti della pubblica amministrazione. Travolto dalla stagione giudiziaria della P4, dalla fine politica di Berlusconi, Bisignani dipinge Renzi come il comandante del Titanic ostinatamente diretto verso gli iceberg che lo affonderanno. Lo invita ad ascoltare “il tintinnio di massoneria” che lo circonda, le inchieste delle Procure che si approssimano. Soprattutto, gli consiglia di “non giocare” con le nomine degli apparati, indicandole come la sua possibile tomba politica. 

Una dichiarazione di guerra? E per conto di quale mondo? «Ma no – ride lui sornione al telefono – sono solo un osservatore, un vecchio democristiano che non ha dimenticato quella massima andreottiana per cui l’esperienza è la somma delle fregature che hai avuto nella vita. Ecco, Renzi dovrebbe ascoltare chi ha più esperienza di lui e ha visto come sono finiti Craxi e Berlusconi. Non può rompere con gli apparati, con la diplomazia, il Consiglio di Stato. Perché così andrà a sbattere. Dia retta, il Presidente. È ancora in tempo per cambiare idea e metodo. Non si chiuda nel triangolo magico. Non quello massone, per carità. Quello di Lotti, la Boschi e, ora, Carrai . Il presidente del Consiglio però non sembra curarsene troppo e assicurano che tirerà dritto.

Riferimenti
Una interessante inchiesta sui nomi della rete ddel potere renziano, di cui Carrai è un pesso da novanta, fu pubblicato da l'Espresso nel 2014. La trovate anche qui.