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mercoledì 23 dicembre 2015

Trucchi dell’Italicum e i calcoli sbagliati del premier pentito

«Non è dunque per caso che la sinistra in Spagna non pensa affatto di importare il sistema italiano, come dice Renzi. Ma, al contrario che da noi, è all’attacco sul fronte delle riforme costituzionali. E propone una legge elettorale proporzionale pura». Il manifesto, 23 dicembre 2015 (m.p.r.)

In attesa che gli spagnoli copino la legge elettorale italiana voluta da Renzi, come prevede Renzi, è il caso di ricordare quando gli attuali sostenitori dell’Italicum tifavano per il sistema spagnolo. Per esempio il senatore del Pd Tonini, che ieri su Repubblica spiegava perché con l’Italicum il nostro paese è «all’avanguardia in Europa» e non rischia «di fare la fine della Spagna». È lo stesso Tonini che ha presentato un disegno di legge (con l’attuale viceministro Morando) per importare da noi il sistema elettorale spagnolo. Era la moda, lanciata da Veltroni quando segretario del Pd cercò di agganciare Berlusconi (ha fatto scuola). Il sistema fu chiamato Veltronellum, lo studiarono i professori Ceccanti e Vassallo (oggi sostenitori dell’Italicum), convinse rapidamente il centrodestra. Alfano e Quagliariello, per dirne due, pensavano per quella via di risolvere tutti i problemi dell’Italia. Lo stesso compito che oggi affidano al ballottaggio.

Più recentemente anche il Movimento 5 Stelle ha scelto il sistema spagnolo, al quale proponeva di aggiungere le preferenze in un ordine del giorno di due anni fa che sarebbe coerente con l’attuale opposizione dei grillini all’Italicum. Non fosse che oggi, con un altro ordine del giorno, hanno chiesto il contrario: conservare l’Italicum senza cambiamenti. Del resto è l’unico sistema che può condurli alla vittoria. Ma ancora di più ha fatto Renzi, che lunedì davanti ai risultati spagnoli ha «benedetto» l’Italicum. Anche lui propose il sistema spagnolo, quando eletto segretario offrì al confronto tre proposte «equivalenti»: la prima era proprio il modello iberico. Con una correzione, un premio di maggioranza del 15% che, assicurava, assieme allo sbarramento avrebbe «garantito la maggioranza». E invece no, al Partido popular - pure favorito dallo sbarramento che è conseguenza dei collegi piccoli - oggi per conquistare la maggioranza assoluta nel Congreso non basterebbe l’omaggio di 52 seggi immaginato da Renzi. Per quello ci vorrebbe l’Italicum. 

Con la nuova legge italiana (congelata fino al luglio dell’anno prossimo in attesa della riforma costituzionale) il calcolo è assai semplice. Nessun partito in Spagna ha raggiunto il 40% dei voti validi, dunque per assegnare il premio che garantisce il 54% dei seggi della camera servirebbe il secondo turno. Vi parteciperebbero i popolari e i socialisti, che in totale al primo turno - pur essendo calato l’astensionismo - hanno raccolto il voto del 34% degli aventi diritto; in pratica di un elettore su tre. Come dice l’avvocato Felice Besostri, che ha istruito i ricorsi in tribunale contro l’Italicum, «si giocherebbero la vittoria finale i due grandi perdenti di domenica. I popolari che hanno perso 62 seggi e i socialisti che hanno segnato il minimo storico». 

Non solo, se il nuovo sistema italiano venisse adottato in Spagna, al secondo turno è prevedibile un’astensione in massa degli elettori di Podemos, partito che ha condotto la campagna elettorale attaccando contemporaneamente socialisti e popolari, giudicati equivalenti. E così a decidere il vincitore, titolare della maggioranza assoluta, sarebbe una minoranza assoluta. Se per ipotesi vincessero i socialisti, che hanno raccolto al primo turno il 22% dei voti, grazie al premio previsto dall’Italicum si ritroverebbero con oltre il doppio dei seggi realmente guadagnati: 189 invece dei 90 che hanno adesso effettivamente. Non è dunque per caso che la sinistra in Spagna non pensa affatto di importare il sistema italiano, come dice Renzi. Ma, al contrario che da noi, è all’attacco sul fronte delle riforme costituzionali. E propone una legge elettorale proporzionale pura.
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