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lunedì 14 dicembre 2015

Trivelle in mare, stop del governo

«Negli ultimi mesi sono state molteplici le manifestazioni e le proteste che hanno fatto pressione sull’esecutivo per spingerlo a fare dietrofront in tema di trivelle». La Repubblica, 14 dicembre 2015 (m.p.r.)

Il governo fa marcia indietro sulle trivellazioni in mare e lo fa presentando un emendamento alla legge di stabilità che ripristina nell’Adriatico il divieto di perforazioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa.

Vince così la sua lunga battaglia ambientalista la Regione Abruzzo perché uno dei primi progetti a saltare potrebbe essere quello che interessa Ombrina Mare, della società inglese Rockhopper, che prevede la trivellazione di sei pozzi a sette chilometri dalle spiagge, davanti a San Vito Chietino. Sono comunque almeno una decina gli altri progetti di sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi che potrebbero trovarsi in bilico.

Negli ultimi mesi sono state molteplici le manifestazioni e le proteste che hanno fatto pressione sull’esecutivo per spingerlo a fare dietrofront in tema di trivelle: dai 60mila scesi in piazza a Lanciano, nel maggio scorso, alle centinaia di persone che un mese fa hanno sfilato sotto al ministero dello Sviluppo economico durante una conferenza dei servizi.

L’onda delle proteste ha anche portato tre mesi fa dieci regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) a depositare in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le dodici miglia, che chiedono l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo. Quesiti a cui la Cassazione ha dato il via libera il 28 novembre scorso.

«Tutto è partito dall’iniziativa referendaria decisa a luglio con i presidenti delle Regioni Marche, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Anch’esse minacciate da progetti di escavazione petrolifera», commenta soddisfatto il presidente dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso. «Oggi raccogliamo i frutti di quell’intesa, anche grazie all’attenzione che ci ha riservato il governo».

Un’attenzione su cui si è scatenata una piccola polemica politica. «È incredibile la giravolta di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, tra i fautori della legge Sblocca Italia. Oggi dice che voterà sì al referendum antitrivellazioni: voterà contro una legge che con tutto se stesso ha contribuito a far approvare » commentano i deputati del Movimento 5 stelle delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. «Ben venga che si sia reso conto che trivellare il mare è sbagliato. Ma evidentemente era più importante assecondare i progetti pro-fossili del governo».

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