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giovedì 3 dicembre 2015

Roma, sul Palatino “Il ristorante più suggestivo del pianeta”?

«Interrogarsi se un luogo esclusivo in uno spazio culturale “pubblico” come l’area archeologica centrale, non sia una contraddizione, potrebbe essere utile. Naturalmente a patto che si abbia la convinzione che i luoghi della cultura e i loro servizi debbano essere per tutti». Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2015

«Trasferiremo la biblioteca a Palazzo Altemps così potremmo utilizzare quel piano con una bellissima terrazza per offrire servizi ai visitatori del Palatino, che è un luogo bellissimo ma non offre nessun confort a chi lo visita». A dirlo è stato il Soprintendente speciale per il Museo di Roma, il Colosseo e l’Area archeologica di Roma Francesco Prosperetti, agli inizi dello scorso luglio. L’esito di un ragionamento sull’accoglienza, introdotto da una constatazione. «Effettivamente – notava il Soprintendente – trovo incredibile che si possa pensare di far camminare per ore il turista sotto il sole tra Palatino e Fori senza dargli la possibilità di un punto dove ristorarsi, riposarsi ed avere informazioni, bisogna pensarci e fare qualcosa di concreto al più presto». I camion-bar, da tempo padroni delle postazioni commercialmente più appetibili del centro storico della città, sono stati spostati altrove.

Così, non senza ragione, Prosperetti rifletteva su come offrire servizi ai fruitori dell’area archeologica centrale. Una necessità per uno spazio all’aperto molto vasto, ma privo di spazi per la ricreazione. Una legittima preoccupazione per il Soprintendente. Idea, quella di riutilizzare il secondo piano e la terrazza dell’Antiquarium per “servizi ai visitatori del Palatino”, delineata meglio alla fine di Agosto. Inequivocabili le sue parole: «Dobbiamo servire almeno tre target diversi. Tra questi ci deve essere per forza un target alto. Un’idea è usare il piano alto e la terrazza del Museo Palatino. Per capirci, si tratta di un appartamento di 130 mq più terrazze nel luogo più panoramico della città e nel luogo più bello del mondo: il ristorante più indimenticabile e suggestivo del pianeta”.

Nei giorni scorsi sul sito de L’Espresso è stata pubblicata la notizia dello stanziamento di fondi ad hoc. Circa 1 milione di euro inserito nel bilancio per il prossimo triennio. Bilancio approvato da pochissimo tempo. Dunque si sarebbe entrati nella fase operativa dell’operazione. A dispetto della scarsa rilevanza che il tema ha finora incredibilmente avuto, rimangono alcune evidenti criticità, a partire dallo spostamento a Palazzo Altemps della Biblioteca ospitata al secondo piano dell’immobile. Solo un particolare trascurabile, secondo Prosperetti. In realtà qualcosa di più se il trasloco di libri diventa necessario per lasciare spazio ai tavoli del nuovo ristorante esclusivo.

E che dire del traffico veicolare che comporterà la trasformazione? Via vai, se non di mezzi privati, almeno di quelli collegati ai rifornimenti dell’esercizio commerciale. Circostanza, soprattutto quest’ultima, che sembra in palese contraddizione con il contesto. Come sarà possibile giustificare il transito di furgoni e autovetture all’interno dell’area archeologica centrale? Mentre si pedonalizza via dei Fori imperiali si crea un corridoio proprio all’interno del sito archeologico? In questo modo verrebbe adottato quello che anche il semplice buon senso sconsiglierebbe. In nome di cosa, lo si sa. Lo ha sostenuto Prosperetti. Lo ha ripetuto più volte Franceschini.

Per l’architetto chiamato a guidare la Soprintendenza romana, «I luoghi dell’archeologia sono attrattivi: sfondo ideale per realizzazioni virtuali, teatro, spettacoli, musica, arte», ha detto alcuni mesi fa a proposito dell’utilizzo del Circo Massimo per i concerti. Probabilmente omettendo che i luoghi dell’archeologia possono diventare anche prestigiosi contenitori di servizi. Per il Ministro, poi, non si può pensare solo alla tutela: «Bisogna valorizzare con bookshop, servizi multimediali e ristoranti», ha dichiarato.

E questo è il punto nodale. La valorizzazione del patrimonio culturale, intesa secondo la definizione che il Mibact stesso ne dà, «consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina di tutte quelle attività a cura dell’Amministrazione dei Beni Culturali volte a promuovere la conoscenza del patrimonio nazionale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione del patrimonio stesso ad ogni tipo di pubblico, al fine di incentivare lo sviluppo della cultura». Definizione tra le cui righe si ricorda (a ragione) come «tutti questi interventi devono essere effettuati in forme compatibili con la tutela e in modo tale da non pregiudicarne le fondamentali esigenze».

Chiedersi se la realizzazione del ristorante “più indimenticabile e suggestivo del pianeta”, identificata da Prosperetti come un’operazione di valorizzazione, non tradisca le indicazioni del Mibact, appare lecito. Interrogarsi se un luogo esclusivo in uno spazio culturale “pubblico” come l’area archeologica centrale, non sia una contraddizione, potrebbe essere utile. Naturalmente a patto che si abbia la convinzione che i luoghi della cultura e i loro servizi debbano essere per tutti. A patto che non si rincorra l’idea che i siti archeologici e gli spazi museali, i palazzi storici e tutto quello che comprende il patrimonio culturale, non siano altro che location. Straordinari ed esclusivi “involucri” di eventi per l’intrattenimento e ristoranti.

Invece è molto probabile che presto ci sarà la possibilità di gustare piatti di un noto chef seduti a un tavolo affacciati sul foro romano. Se non sarà una sconfitta per una certa idea di cultura poco ci manca. Ma forse non saranno in tanti ad accorgersene.
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